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L’ISIS e il simbolo della spada come emblema del suo regime





Di Mazen Kamalmaz *

IL carroarmato T-34, e successivamente il Mig-15 potrebbero essere considerati i veri simboli dello stalinismo; così come i panzer e gli stukas lo erano del Nazismo. Questi simboli erano l’emblema di tutta la razionalità e l’irrazionalità peculiari di quei regimi totalitari, rappresentavano il loro modo di agire: il culto della potenza e della forza, il ruolo centrale del fuhrer o del dio-capo come personificazione di un paese e della sua unità al di là dell’Idea – la nuova religione. Infatti, la nuova religione prevalse, non solo grazie all’inganno ed alla repressione, ma soprattutto grazie alla sottomissione ed all’accettazione di massa.




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Quei simboli avevano una duplice funzione: trasmettere il messaggio ideologico del regime e funzionare quali armi per imporsi, per conquistare, per aggiungere lo scopo finale: la conquista dell’intero universo per instaurarvi un impero imperituro, equivalente al teologico “regno di Dio”.
L’ISIS, insieme all’Islam politico, ha molte somiglianze col Nazismo e con lo Stalinismo. Si tratta di un movimento complesso, al tempo stesso rivoluzionario e reazionario, anticapitalista e ostile alla classe lavoratrice, antimperialista e aspirante imperialista. Al pari del fascismo occupa quello spazio dove le attuali lotte sociali e politiche si arenano, dove le vecchie classi dirigenti non possono più governare, ma anche dove i movimenti popolari di base non riescono a rovesciare il sistema.
Oltre alla tradizionale bandiera nera, l’ISIS rivendica l’essere erede del profeta Maometto ed assume la spada come vero simbolo del nuovo potere totalitario. Usano la spada nei loro video holywoodiani per sterminare i loro prigionieri, usano la spada nei canti e negli opuscoli di propaganda, come un simbolo del jihad, della determinazione e del terrore.
Nella sua opera “Sorvegliare e punire”, Foucault notava come il capitalismo aveva “razionalizzato” la punizione, riducendola al minimo livello necessario per proteggere la proprietà privata ed i suoi assets. Ciò che l’ISIS sta cercando di fare è esattamente l’opposto, invertire questa tendenza e questo processo. Anche le camere a gas di Hitler ed ovviamente la bomba atomica, le uccisioni tramite i droni, il ricorso all’alta tecnologia per stermini di massa, ma più “umanitari”, con minore teatralità e rituali spargimenti di sangue, fanno parte di questa tendenza a partire dal XVIII secolo, compresi i paesi arabi e musulmani colonizzati.
La spada come simbolo ha una duplice funzione per i jihadisti: essa rappresenta un vecchio-nuovo, indipendente, simbolo di forza e di autorità, che si erge quale negazione della civiltà imperialista “occidentale” (quella capitalista) e dei suoi simboli, e come vecchia-nuova arma di terrore. Contrariamente al Nazismo ed allo Stalinismo, l’utopia jihadista non è futurista ma esiste in un passato che deve essere imitato pienamente in tutti i suoi aspetti, al fine di raggiungere gli stessi obiettivi che furono di Maometto: conquistare tutte le potenze imperialiste del suo tempo per costruirvi al loro posto il suo imperialismo.
Per certi versi, questo era anche l’obiettivo dichiarato dei regimi “laici” pan-nazionalisti (vedi Nasser ed il Partito Baath a Damasco e prima ancora a Baghdad). L’ISIS non è che l’ultimo rigurgito del lunghissimo dibattito sulla arretratezza dell’Oriente, della sua debolezza e della sua manipolazione da parte delle potenze imperialiste occidentali.
Questo dibattito ha sempre avuto due risvolti: come imitare l’occidente allo scopo di competere con esso da una parte e, dall’altra, la necessità di starsene “per conto proprio” per lottare contro le potenze coloniali. L’ammirazione e l’odio verso l’occidente colonialista non erano avvertiti solo dalle masse dell’oriente colonizzato, ma anche dalle elite intellettuali e sociali locali. Il conflitto fra tradizionalismo (conservatorismo) ed un modo più aperto di pensare non si è mai risolto. Sono pochissimi coloro che hanno proposto una totale negazione del passato per guardare a soluzioni future totalmente rivoluzionarie. La maggioranza ha preferito un certo compromesso tra passato e presente.
Le critiche all’Islam non sono mai state portate fino in fondo. Persino i comunisti ed altri di sinistra – sotto la pressione delle loro società e del grande fratello in Unione Sovietica, la quale cercò di giocare la carta della liberazione nazionale contro i suoi rivali occidentali (la stessa cosa venne fatta dalle potenze occidentali che sostenevano l’ultra-reazionario regime dei Saud ed i jihadisti contro gli emissari in loco dell’URSS e contro l’invasione russa dell’Afghanistan) – riuscivano sempre a trovare qualcosa di “progressista” nel Corano e negli insegnamenti degli accademici tradizionalisti.
L’ISIS non nasce dal niente. Ciò che ha fatto è esattamente simile a quello facevano i suoi simili in occidente ed in oriente (Nazismo e stalinismo), i quali portarono all’estremo l’irrazionalità delle loro società e delle loro classi governanti ed il livello di alienazione delle loro masse popolari. I liberali ricordano oggi la precedente attitudine al compromesso da parte dei comunisti nei confronti dell’Islam reazionario e dogmatico.
Oggi, gran parte delle masse popolari sono sotto l’influenza dell’ISIS e dei suoi simili. Pensano che una vittoria dell’ISIS gli porterebbe emancipazione sia dall’occidente coloniale che dalle “laiche” dittature locali. Per alcuni settori degli oppressi, aderire all’ISIS significa fare carriera nella gerarchia sociale. La classe media urbana è la fonte principale dello scetticismo e della resistenza contro l’ISIS. Anche se meglio organizzata e rappresentata, a questa classe mancano il coraggio e la determinazione che hanno invece le classi popolari.

Dal blog di Mazen Kamalmaz – anarchico siriano

Traduzione a cura di Alternativa Libertaria/FdCA – Ufficio Relazioni Internazionali.

Link esterno: https://mazenkamalmaz.wordpress.com

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.anarkismo.net/article/28519

(FOTO:http://www.iltempo.it)

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