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“Limite ultimo: personalità, nuda vita e capitalismo assoluto”

body-limitDi Paolo Bartolini – Megachip.
In pochi hanno studiato e indagato – come suggerito, ad esempio, dal compianto Massimo Bontempelli – gli effetti che la civiltà dell’accumulazione economica (o “capitalismo assoluto”) ha determinato sulla personalità dei singoli individui ad essa appartenenti. Credo che questa disattenzione non sia casuale e provenga da una serie di atteggiamenti culturali che, nel secolo scorso, ha decretato lo scacco di qualsiasi sintesi possibile fra critica sociale e scienze psicologiche. L’eredità marxista e quella psicoanalitica, quando non hanno generato interessanti variazioni sul tema, tuttavia inconsapevolmente funzionali al motore del nuovo ciclo di sviluppo del capitalismo mondiale (qui pensiamo ai contributi di autori quali Foucault, Deleuze e Guattari), hanno certamente impedito una piena comprensione della vita individuale e delle sue interazioni con il contesto storico in cui si esprime.

Così abbiamo assistito a ipotesi poco utili secondo le quali il soggetto sarebbe null’altro che l’esito dei rapporti sociali che lo costituiscono o, al contrario, una specie di monade chiusa nel suo spazio intra-psichico e capace, solo in un secondo momento, di entrare in contatto con l’ambiente sociale che la circonda.

Entrambe le posizioni alludono a qualcosa di vero, ma si irrigidiscono su poli contrapposti incapaci di cogliere le reciproche coimplicazioni.
Oggi, invece, gli studi di etologia umana (si veda l’opera pionieristica di Eibl Eibesfeldt), le scienze della complessità (consigliamo gli ottimi lavori divulgativi di Fritjof Capra), una certa sociologia “militante” (BaumanSennettGallino, ecc.) e la filosofia biografica (Màdera) ci aiutano a rilevare con maggior accuratezza l’influenza diretta che i cambiamenti sociali esercitano sulla personalità umana, plasmandola in profondità.
La novità di questa impostazione risiede, a mio avviso, nell’aver colto come l’esercizio di manipolazione e controllo del potere operi sì su una “materia” estremamente plastica, ma comunque ben ancorata a disposizioni psico-biologiche che non possono tollerare scostamenti eccessivi da parametri di equilibrio e sopravvivenza specie-specifici (uguali, dunque, per tutti gli esseri umani).
Come tradurre questa posizione, riferendola all’attuale fase terminale del sistema capitalistico e al suo rapporto con la vita concreta degli individui?
Il mio modesto tentativo è il seguente: la sofferenza psicologica ed esistenziale che si va diffondendo sempre di più nel centro del sistema capitalistico mondiale segnala il limite ormai raggiunto, nella penetrazione incessante di ogni sfera della vita umana, dalle dinamiche di autovalorizzazione del capitale.
Proprio i nostri corpi e le nostre anime, nei loro concordi segnali di disagio, nel balbettare confuso e lancinante dei sintomi che li invadono, annunciano la fine imminente del nostro adattamento ai ritmi innaturali della megamacchina che esiste solo per estrarre valore crescente dagli ecosistemi e dai loro abitanti.
La personalità e il carattere di ciascuno di noi, incarnati nel corpo pulsante della nostra vita materiale e spirituale, si configurano dunque, e letteralmente, come il limite ultimo al processo astratto di accumulazione economica e al suo speculare delirio consumistico-spettacolare.
In questo limite-crisi che è oggi la nuda vita scorgiamo la cellula di resistenza all’ideologia della crescita infinita.
Ne è testimonianza, per l’Italia, il grande successo democratico dei referendum di giugno, nei quali il popolo si è espresso proprio su temi vitali quali l’acqua, la salute e la giustizia.
Organizzare politicamente queste forze nude e spaesate (ma che stanno rialzando la testa), partendo proprio dal limite vitale che la nostra comune sofferenza denuncia, è il compito difficile e necessario che ci aspetta. Ragione e passione dovranno guidarci per non ricadere nei vecchi errori.


Da Megachip

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