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Libia:mercenari NATO tra i “ribelli”

Quest’uomo non è un ‘ribelle’

Di Gianluca Di Feo)

Tra i miliziani che sparano all’impazzata, si vede un soldato che prende la mira senza lasciarsi scomporre dal caos e usando con perizia un’arma rara di produzione europea, piccola, precisa, leggerissima
Non è un volontario improvvisato ma un professionista della guerra. Armamento, freddezza ma soprattutto il modo di muoversi tradiscono il suo addestramento.


Le immagini sulla breve sparatoria avvenuta giovedì davanti all’Hotel Corinthia mostrano per la prima volta uno dei misteriosi “consiglieri militari” stranieri che hanno garantito il successo dell’insurrezione libica.


E’ giovane, muscoloso e usa un fucile molto raro, che costituisce il top per i reparti d’assalto europei: l’Heckler e Koch G36. Un’arma di produzione tedesca, che in Italia solo i parà della Folgore hanno ottenuto in pochi esemplari. E’ piccola, precisa, leggerissima, capace di sparare 30 colpi in due secondi e mezzo. Ha un caricatore trasparente per vedere quanti proiettili restano dopo una raffica, ma l’uomo del video non ne ha bisogno.


L’uomo controlla il fuoco con tranquillità, alternando colpi singoli a raffiche da tre, come si insegna nelle scuole per tiratori scelti. Prende la mira senza lasciarsi scomporre dalla sparatoria intorno a lui, usando con perizia un mirino di ottima qualità. Non si fa influenzare dal caos, con miliziani che si buttano a terra dietro le macchine e sparano all’impazzata. Sa valutare la minaccia: per questo dopo essersi accovacciato per rispondere al fuoco del cecchino, si alza senza cercare riparo e sostituisce il caricatore senza guardare, con movimento automatico.


A tracolla – altro segno della sua competenza – porta un AKM Kalashnikov a canna lunga che può sparare a maggiore distanza munizioni più potenti, capaci quindi di perforare giubbotti protettivi o automobili: un’utile riserva anche nel caso finiscano i colpi per il suo Hk G36, che usa pallottole Nato di un calibro raro in Libia, mentre invece i caricatori per i kalashnikov si trovano ovunque.


L’uomo ha scarponcini da trekking, di tipo desert boot, come i migliori soldati occidentali. In una foto lo si vede appostato dietro una colonna, in posizione di tiro da manuale, mentre intorno a lui ci sono guerriglieri approssimativi e scomposti: quello in primo piano indossa scarpe bicolori stringate, quasi da festa. 


Difficile capirne la nazionalità: potrebbe essere del Qatar – la presenza di commandos dell’emirato in territorio libico è stata confermata anche dalla Nato – o un nordafricano (egiziano o algerino) ingaggiato da una società di contractor che poi subaffittano i loro guerrieri alle potenze occidentali.


Dopo il 2001 c’è stata la corsa a selezionare i migliori uomini delle forze armate di questi paesi, capaci di parlare arabo, conoscere i costumi musulmani e confondersi tra la popolazione, per soddisfare le richieste di “soldati privati”: quei mercenari protagonisti del conflitto in Iraq e che stanno giocando un ruolo chiave anche in Libia.


Da L’Espresso

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