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Liberati dai Nani e schiavizzati dai Giganti

Di Daniele Gambetta
Certe persone hanno davvero uno strano concetto di “liberazione”.
Finalmente dopo tante promesse il Cavalier Nano ne ha mantenuta una, e si è dimesso. Al suo posto, come sappiamo, verrà istituito un “governo tecnico”, che con rigore scientifico e lungimiranza razionale potrà finalmente risanare quel maledetto debito che ogni cittadino è tenuto a restituire rinunciando ad una adeguata istruzione, alla sanità e alla previdenza sociale anche se a contrarre questo debito è stato qualcun altro, ma ciò poco importa.

Probabilmente molti italiani – come me d’ altronde – dopo aver sentito per la prima volta il nome di Mario Monti sono corsi sul web a controllare la fedina penale del principe illuminato, essendo ormai troppo abituati a scegliere il leader politico sulla base della gravità dei reati sessuali commessi; e dopo aver constatato che Super Mario è un uomo che davvero con la legge è davvero sempre andato d’ accordo resta da chiedersi quale brillante carriera l’ abbia portato da perfetto sconosciuto a governatore del popolo italiano.<

br />Nel suo curriculum troviamo vari incarichi assunti negli anni, tra cui la presidenza della Commissione Trilaterale fondata dai Rockefeller, membro del Gruppo Bildeberg e del comitato esecutivo di Aspen Institute, advisor per la banca Goldman Sachs e multinazionali come Coca Cola Company; insomma, un personaggio che sembra nato dalla fantasia del più incallito dei complottisti.
Ma soprattutto un personaggio che non ha alcuna relazione con un mondo politico, men che meno sociale, e che dimostra come la fragile situazione italiana degli ultimi anni sia stata colta al balzo dal mondo finanziario per mettere al potere del Paese un uomo fidato perchè potesse rappresentare i voleri della BCE e dell’ alta finanza, da qui appunto deriva il nome “democrazia rappresentativa”.
Con la venuta di Mario Monti muore quella parvenza di democraticità che alcuni potevano ancora intravedere nel sistema politico attuale, d’ ora in avanti il Paese sarà diretto da individui senza il senso del dovere nei confronti del popolo elettore, attuando semplicemente quelle direttive che erano contenute nelle tante lettere che la Banca Europea mandò all’ Europa chiedendo misure di austerità e tagli allo stato sociale al cieco scopo di risanare il debito.
Una delle maggiori critiche che abbiamo esposto nei confronti del Governo Berlusconi era di aver trasformato l’ amministrazione di un Paese in una specie di gestione aziendale, dove dirigere città e regioni significava esclusivamente assicurare il pareggio dei conti di fine anno ed eliminare le spese “superflue”, senza minimamente considerare le necessità comuni che sono cultura, sanità e vita sociale; e questo governo tecnico altro non è che un ulteriore passo in questa direzione.
Folle è dunque gioire davanti al palazzo per la caduta di un tiranno che nè è avvenuta per mano nostra, perchè è invece decisa da poteri ancora più alti, nè porterà ad un cambio di rotta nell’ amministrazione dell’ Italia.
A tale argomentazione ricordo che il governo effettivo altro non sarà che una permutazione degli stessi attuali ministeri con qualche ripescaggio dall’ area di maggioranza e qualche ministero che rischia di restare nelle mani dello stesso individuo. Gira inoltre per il web un interessante articolo riportato dal Corriere che mostra le parole di Monti nel Gennaio 2010 mentre elogia le manovre assassine Gelmini-Tremonti e l’ operato di Marchionne.
Vero è che finalmente con l’ allontanarsi del Puffo si avvicina l’ opportunità di aprire I discorsi della vera politica, quella che non si fa da più di dieci anni in Italia, finora vincolata ad uno stupido binomio “anti” e “pro”-nano.
E personalmente ritengo che l’ imposizione dittatoriale di questo governo tecnico debba farci riflettere su quello che è il vero problema, che non è questo o quel rappresentante ma è un sistema politico, è il meccanismo stesso della attuale democrazia.
Come dice Zizek in un lodevole articolo sull’ Internazionale, “la questione della libertà non riguarda solo le elezioni, l’indipendenza della magistratura, l’informazione o il rispetto dei diritti umani. Bisogna cambiare i rapporti sociali di produzione”.
Personalmente, per quanto possa sembrare strano a molti, ho visto più chiaramente l’ avvicinarsi di una alternativa durante la costruzione di movimenti, nella riappropriazione di spazi collettivi, nelle vittorie referendarie, nell’ attiva tutela del patrimonio ambientale piuttosto che nella sostituzione di un burattino con un altro.
Ciò di cui ci stiamo dimenticando è che il Paese (Mondo intendo) altro non è che il popolo che lo abita, e il popolo essendo costituito da individui ha gli stessi bisogni naturali che ha l’ individuo; dunque le decisioni politiche ad altro non devono puntare se non alla costruzione di relazioni sociali che nascono nel piccolo, per essere il primo elemento di dinamiche orizzontali su cui fondare modelli sociali.
E quando sento cittadini, studenti e lavoratori che chiedono che questo governo metta subito in atto le direttive della BCE per saldare il debito davvero mi chiedo quando il masochismo sia divenuto una malattia contagiosa.
Di malattie (socialmente intese) ce ne sono tante al giorno d’ oggi, di cui è assai difficile identificare un virus responsabile, ma soprattutto è impossibile credere che vi possano essere medicine che portino la salute in quattro e quattr’ otto. I problemi sociali che abbiamo di fronte sono problemi sorti in anni ed anni, e soprattutto grazie all’ appoggio di ognuno di noi, perchè ogni sfruttamento umano e ambientale sono causati da un sistema economico che appoggia la propria fiducia sulla partecipazione collettiva.
La soluzione, dunque, se esiste, altro non può che avvenire anch’ essa in tempi lunghi e grazie ad una ulteriore partecipazione collettiva.
E una tale partecipazione può conseguire solo ad una presa di coscienza dei problemi sociali quali problemi personali, mettendo dunque anche i provvedimenti pratici a questi problemi all’ interno della nostra agenda, a fianco di ogni altro impegno quotidiano.
D’ altronde al giorno d’ oggi nessuno ha tempo di occuparsi della vita politica, tutti infatti siamo oberati di impegni: dobbiamo andare a scuola, lamentandoci dei pochi servizi offerti, dobbiamo lavorare, perchè è sempre più difficile arrivare a fine mese, poi dobbiamo andare in posta, per pagare tasse la cui legittimità è discutibile, ed infine dedichiamo qualche minuto di relax alla televisione, perchè qualcuno ci dica cosa fare il giorno dopo.
Ma come può esistere una scissione tra la vita privata e la vita politica del cittadino quando la seconda determina inevitabilmente le forme e le modalità della prima?

E cosa accadrebbe se tutti coloro che stanno leggendo le mie parole e tutti coloro a cui verranno divulgate iniziassero sin da oggi (non in senso metaforico) a considerare in maniera differente il loro rapporto con il mondo politico circostante, cercando nel proprio tempo una via pratica per portare contributo alla causa sociale, grazie ovviamente alla collaborazione reciproca nella costruzione di progetti autogestiti?
Sarebbe una vera rivoluzione.

Da Liberarchia

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