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L’Harmony del’Isis per adescare ragazze e convertirle alla causa del Califfato



Di Fausto Biloslavo

La minorenne francese fermata in tempo a Trieste, che stava per raggiungere la Siria dopo essersi innamorata via Skype di un aitante mujahed.

Maria Giulia Sergio, la prima Lady Jihad di casa nostra, che si è sposata in Italia un jihadista albanese per andare in Siria. La diciassettenne austriaca usata come ragazza pon pon della guerra santa, che dopo pochi mesi di matrimonio a Raqqa ha cercato di fuggire e sarebbe stata uccisa a martellate. Ed i sensuali guerrieri di Allah usati come esche in rete, che in gergo si chiamano «Jihotties».
Il Califfo ha lanciato una specie di agenzia matrimoniale on line. Attraverso i social network vengono attirate giovani ragazze che vivono in Occidente, spesso convertite all’Islam. Non mancano foto e inserzioni accattivanti in rete, come barbuti e sorridenti mujaheddin, che si fanno coprire gli occhi dalle mani, rigorosamente coperte da guanti neri della futura sposa. Miliziani in mimetica e kalashnikov, che ammiccano su Facebook in cerca di moglie. Oppure il devoto compagno barbuto che accenna un fugace bacio alla sua dama totalmente coperta dal burqa. In primo piano il comandamento: «Sposa la persona che ti potrà elevare moralmente ricordandoti sempre che per te Allah è sufficiente». Sembra una versione in salsa jihadista della collana Harmony.
La Cnn ha scoperto un account di twitter, poi cancellato, che serviva da agenzia matrimoniale dello Stato islamico. Una misteriosa donna, già arruolata nel Califfato, descriveva l’incontro con l’amore: «Dopo pochi minuti, ho sollevato il mio niqab (il velo, nda).
Lui mi guardò. I nostri occhi si catturarono gli uni con gli altri». E poi aggiungeva con un tocco di romanticismo: «Ho avuto delle palpitazioni più veloci della luce». L’aitante, dolce metà, è un seguace delle bandiere nere in cerca di moglie. In gergo li chiamano «Jihotties» ovvero attraenti mujaheddin, che spezzano i cuori di molte musulmane nate e cresciute in Occidente. Dopo l’adescamento on line, il secondo passo è illustrare i benefici del Califfato: «Ti danno una casa, dove puoi vivere con tuo marito e crescere dei figli, che verranno arruolati nella guerra santa».
Una minorenne francese fermata lo scorso giugno a Trieste sulla via della Siria si è infatuata via Skype. «Le avevano addirittura inviato la foto di un miliziano, giovane ed armato, presentandolo come futuro sposo» spiega Luca Carocci, il dirigente della Digos nel capoluogo giuliano. La napoletana di 27 anni, Maria Giulia Sergio diventata Fatima Az Zahra, ha sposato in Lombardia l’albanese Aldo Kobuzi per poter arrivare in Siria con il marito ed arruolarsi nel Califfato. Shannon Maureen Conley, un’adolescente di Denver convertita all’Islam, è stata bloccata sulla scaletta dell’aereo dall’Fbi, mentre tentava di raggiungere il suo amore in Siria, un tunisino di 32 anni conosciuto via Skype.
Sorte ben più triste per la diciassettenne austriaca Samra Kesinovic. Dopo il matrimonio con un mujahed Samra ha tentato la fuga, ma lo scorso novembre sarebbe stata scoperta e brutalmente uccisa. Si calcola che siano 500 le ragazze «occidentali» attirate dalle sirene del Califfato. A Raqqa hanno aperto una specie di agenzia matrimoniale. L’aspetto più assurdo è che le spose di Allah vengono «riciclate». Se il compagno muore in battaglia un altro mujahed è pronto a risposare le vedove della guerra santa. Umm Layth, una delle adescatrici on line, è riuscita a twittare: «Allah è grande. Non c’è modo di descrivere l’emozione che provo seduta accanto ad una sorella (musulmana) in attesa della notizia che suo marito è diventato un martire».

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