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Le dichiarazioni di Di Battista e certa ipocrisia mediatica



Di Salvatore Santoru

Stanno suscitando molto scalpore le affermazioni che il deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista ha espresso in un articolo scritto per il blog di Beppe Grillo.

Leggendo i titoli dei quotidiani, sembra che lo stesso abbia espresso sostegno al tremendo gruppo islamista dell’ISIS che in Iraq si sta rendendo responsabile di numerosi crimini e atti di terrorismo.

Addirittura nell’Huffington Post Italia (nulla a che vedere con quello statunitense), si è titolato in prima pagina che “il M5S vuole il dialogo con l’ISIS”, e poco prima si era anche titolato che aveva pure “sdoganato il terrorismo”.



Inoltre, lo stesso quotidiano ha riportato in bella mostra le reazioni su Twitter, in cui lo stesso Di Battista viene insultato come ” grande imbecille”,”ebete” e così via.

Adesso, a prescindere dalle opinioni personali e da ciò che si possa pensare di tale movimento, ciò risulta una strumentalizzazione bella e buona, oltre che la segnalazione della pochezza e poca professionalità del giornalismo nostrano.

Difatti, Di Battista ha espresso un’opinione a titolo personale, argomentata in un lunghissimo articolo, che dice ben altre cose rispetto a ciò che può sembrare dai titoloni dei vari giornali.



L’essenza del discorso è ben chiara quando afferma :”L’Italia dovrebbe trattare il terrorismo come il cancro. Il cancro si combatte eliminandone le cause non occupandosi esclusivamente degli effetti. Altrimenti se da un lato riduci la mortalità relativa da un altro la crescita del numero di malati fa aumentare ogni anno i decessi. E’ logico! Vanno affrontate le cause”.

L’articolo è lunghissimo e si concentra sulle radici storiche dei problemi dell’Iraq e del Medio Oriente, adottando una posizione nettamente antimperialista e pacifista, dove, per usare un famoso detto popolare, si dice chiaramente che non bisogna solo guardare solo il dito, ma anche la luna.


Non c’è nessuna affermazione in tale articolo che giustifichi le azioni terroriste come molti hanno mal interpretato, ci sono effettivamente dei punti di tale articolo ( gli unici evidenziati ma anche strumentalizzati dai media) che potrebbero sembrare vicini a una certa retorica terzomondista e/o “buonista” ( o più popolarmente, radical chic), che di solito è l’atteggiamento base di quella stessa parte della sinistra, che oggi promuove i più beceri istinti guerrafondai, militaristi e (neo)colonialisti, e da cui sono venute le maggiori critiche a Di Battista…


Ma al di là di questo, chi leggesse l’articolo ( per ora ben pochi, a quanto sembra) si renderebbe conto che il succo del discorso di Di Battista è che la soluzione a questa grave situazione,come a altre, non può essere la guerra, perchè i bombardamenti (solitamente indiscriminati) spesso non fanno altro che alimentare ancora più odio e “paradossalmente” dare ancora più consenso a gruppi armati e/o terroristi, che approfittano di tali situazioni per portare avanti i loro sporchi interessi.


In quest’ottica lo stesso Di Battista ha criticato la proposta del ministro degli Affari Esteri Federica Mogherini, che ha proposto di vendere armi ad alcuni gruppi curdi.

Si può ben dire che il discorso di Di Battista segua una linea di pensiero per certi versi gandhiana, forse un pò ingenua ma sicuramente molto più ragionata e argomentata di certa solita retorica guerrafondaia  che i maggiori quotidiani ci propongono in questi casi, salvo propagandare un finto “filantropismo” e un’ossessiva retorica falsamente “umanitarista” i restanti 364 giorni dell’anno.

Detto questo, bisogna riconoscere che Di Battista nel suo discorso abbia dimenticato un fattore fondamentale per capire meglio l’attuale situazione in cui versa l’Iraq, ovvero del ruolo dell’islamismo e del suo utilizzo per precisi interessi geopolitici e economici.


Come è abbastanza noto, il cosiddetto islamismo radicale moderno nasce nel 1979, precisamente in Afghanistan, dove per contrastare l’influenza russa, la CIA, tramite l’ISI ( servizi segreti pakistani), finanzia, addestra e radicalizza dei guerriglieri antirussi, che in seguito diventeranno noti come “la Base”, in arabo Al-Quaida.

Non bisogna dimenticare che quello che fu scelto come loro leader, il giovane rampollo di origine saudita Osama Bin Laden, era nei mass media del periodo considerato come una sorta di VIP eroico, il valoroso capo dei “ribelli” afghani che combattevano per la libertà.

Zbigniew Brzezinski, che al tempo era consigliere per la sicurezza nazionale sotto la presidenza Carter,  con Bin Laden si fece pure una foto.

Che l’islamismo radicale sia stato utilizzato innumerevoli volte dall’imperialismo statunitense, è cosa abbastanza nota e trattata su questo come su molti altri blog e siti web, e di cui per ora non vale la pena tornarci.

In estrema sintesi, si può solo affermare che la ragione di questo apparente “paradosso” è che sostanzialmente gli interessi dell’islamismo e dell’imperialismo statunitense in quelle aree sono gli stessi: destabilizzare e eliminare gli stati nazionalisti e laici, per i primi perchè con il loro Islam moderato o con la libertà di culto, sarebbero “infedeli”, per i secondi in quanto con la tutela della sovranità popolare e nazionale, il petrolio ( e altre risorse) non lo vendono/cedono così facilmente.


Ciò si è visto benissimo negli ultimi anni, prima con la guerra all’Iraq di Saddam Hussein ( amico quando serviva per combattere contro l’Iran, e nemico quando decise di non regalare più  petrolio), poi recentemente con quella alla Libia, e sopratutto in Siria.
Difatti, per comprendere la situazione irachena è necessario capire anche quella siriana, in quanto i terroristi dell’ISIL hanno iniziato la propria avanzata proprio da lì.

Solo che nel caso siriano gli stessi terroristi dell’ISIL ( e di Al-Quaida) sono magicamente “ribelli”, “eroi”, mentre diventano tremendi terroristi in Iraq, eppure sono gli stessi.

Sulla Siria l’atteggiamento dei media e dei politici risulta altamente contraddittorio e ipocrita.
Ad esempio, i principali media ( a partire dall’Huff Post) sono concordi nel trattare con i terroristi ( molto probabilmente ISIL, o legati ad Al-Quaida) che hanno rapito due ragazze italiane, Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le quali sono andate lì credendo di sostenere tali gruppi considerati “rivoluzionari”, probabilmente affascinate dalla narrazione della cosiddetta “rivoluzione siriana”, che gli stessi media hanno costruito.

Tra altro, una foto ritrae le due giovani durante una manifestazione in Italia a sostegno dei “ribelli” siriani, che tengono in mano un cartello in cui una scritta in arabo dice: “Agli eroi della Brigata dei martiri – Grazie dell’ospitalità – Se Allah vorrà presto Adlab sarà liberata – E noi ci torneremo”.

magdi cristiano allam ragazze rapite siria
 Per chi non lo sapesse la “Brigata dei Martiri” in questione è un gruppo affiliato al Fronte islamico siriano di liberazione(FISL), in seguito confluito nel “Fronte Islamico“(logo nell’immagine sotto), che come riporta anche Wikipedia ,è una coalizione di 7 gruppi armati ribelli pesantemente finanziata dall’Arabia Saudita e legata ad Al-Quaida.

Logo of the Islamic Front (Syria).svg

Una soluzione ragionata per liberare queste due ragazze sarebbe quella di aprire una collaborazione con il governo siriano, invece di finanziare ( con i soldi dei cittadini italiani ovviamente) gruppi terroristi specializzati nel rapinare, uccidere e decapitare chiunque non la pensi come loro, e che si è avuta la faccia tosta di far passare mediaticamente per “eroici ribelli” …

Gruppi terroristi, le cui “gesta” si possono vedere in questo video :

Chiaramente la situazione siriana è complicata, e per capirla meglio rimando a un recente articolo che ho scritto sulla questione, ma c’è da dire comunque che purtroppo la cosiddetta rivoluzione è praticamente sin dall’inizio monopolizzata da gruppi islamisti come il Fronte Al Nusra ( ” legione di Al Quaida in Siria), che collabora con l’Esercito Siriano Libero ( che per giunta è l’ala più moderata di tale rivolta, finanziata dalla Turchia e sostenuta da buona parte dei paesi occidentali e del Golfo) e da altre milizie e gruppi armati più piccoli, tra cui Ghuraba al-ShamFath Al-Islam e la stessa ISIL, tutti responsabili di innumerevoli crimini e atti di terrorismo.


Molti esponenti politici, tra cui tanti del PD si sono scandalizzati per le affermazioni di Di Battista, tanto che il deputato Ernesto Carbone ha dichiarato che con le parole del deputato grillino, si è arrivati a “ dare copertura morale ad atti di terrorismo”.

Peccato che lo stesso PD sulla questione siriana (e non solo siriana) usando gli stessi parametri, si potrebbe dire che ha legittimato più volte moralmente ( e non solo ) il terrorismo, tanto che a Varese lo stesso partito ha chiesto le dimissioni dell’assessore all’Ambiente Stefano Clerici, in quanto ha sostenuto che a volere il caos siriano è “più plausibile che siano gli oppositori armati da terzi”, affermazione che se si cerca di seguire la questione siriana al di là delle versioni di parte di questa o quell’altra fazione, risulta per buona parte vera.

Ma queste opinioni, che come tali possono essere condivisibili o meno, “sono opinioni totalmente incompatibili con qualsiasi ruolo di rappresentanza istituzionale” (e la libertà di parola dov’è finita?), e sarebbero offensive delle “tante vittime civili che il regime dittatoriale siriano ha causato in questa sanguinosa guerra civile”, secondo Andrea Civati, ma peccato il politico non segnali che trattandosi di guerra civile ci sono morti e violenze da entrambi i fronti, e che non bisogna solo condannare a senso unico, tralasciando di ricordare il fatto che la maggioranza  dei gruppi “ribelli” tanto lodati sono islamisti e terroristi, e secondo il rapporto “Maybe we live and maybe we die” dell’organizzazione umanitaria Human Rights Watch, tutti i gruppi ribelli ( compresi quelli moderati dell’ESL), arruolano minori di 14 anni nella loro lotta contro il governo …

Siria
 Questa situazione dimostra come non mai l’ipocrisia e l’opportunismo di certi politici e dei mass media, quando ci sarebbe bisogno di un’informazione equilibrata, per quanto possibile non troppo schierata e dipendente da precisi interessi, e il più possibile approfondita.

Per quanto riguarda la soluzione della questione irachena, è giusto non trattare con i terroristi ma prendere accordi con il legittimo governo iracheno al fine di contrastare tale terrorismo, e così anche in Siria, per salvare le due ragazze rapite e per combattere lo stesso ISIS, ma questa soluzione sicuramente non verrà seguita da nessuno.

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1 comment

Anonimo agosto 18, 2014 at 8:33 pm

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