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Le cause del disturbo ossessivo-compulsivo e della nevrosi secondo l’omeopatia



Di  Luc De Schepper

Dovremmo imparare di più da uno dei maggiori pensatori del secolo scorso, Carl Jung. Ai suoi tempi, le malattie nervose come nevrosi, fobie, schizofrenia, ecc. erano frequenti come ora, ma, dato che non erano ancora state soppresse dai farmaci, erano naturalmente più chiare ed evidenti.
Le diagnosi cliniche, come quella di disturbo ossessivo-compulsivo, sono utili a dare un certo orientamento al medico e anche all’omeopata, però non aiutano il paziente. La cosa fondamentale è la storia del paziente. Essa mostra lo sfondo umano, la sofferenza, con ciò che l’ha scatenata e le reazioni miasmatiche e trasmette al medico tutto quello che deve sapere per cominciare una terapia. 




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Jung, senza saperlo, praticava l’omeopatia quando dedicava gran parte della sua attenzione a ciò che definiva connessioni significative, che noi invece chiamiamo “Disturbi da” o “Non è più stato bene da quando”. Per lui la parola psicogenesi significava che: “la vera causa delle nevrosi e delle psicosi, con i loro sogni e le loro fissazioni, è di natura psichica; potrebbe per esempio essere un trauma psichico, un conflitto snervante o un adattamento psichico scorretto, ecc.” (C. Jung, Psicogenesi della malattia mentale). I momenti in cui si richiede un nuovo adattamento psicologico potrebbero essere quelli che facilitano un attacco di nevrosi.


Vincere le Ossessioni




 Il nevrotico è malato perché non ha coscienza dei propri problemi. Il nevrotico è una persona che non può mai avere le cose come vorrebbe e non riesce nemmeno a godere del passato. Le sue fissazioni e i  suoi sogni non sono quelli che intende la Medicina allopatica: pensieri senza senso o avvenimenti irrazionali, sconnessi e completamente privi di qualsiasi verità. Se fosse così, non ci sarebbe bisogno di usare le tante pagine del Repertorio dedicate alle false percezioni e ai sogni, anche perché non esiste un solo caso cronico in cui non si scoprano delle false percezioni. Nelle false percezioni e nei sogni è contenuto in embrione il significato della malattia, il seme della verità! Una personalità, una costituzione, un temperamento, una storia di vita con le sue speranze e desideri stanno tutti dietro una falsa percezione. La colpa è nostra, se non capiamo tutto questo.


Andate a cercare la falsa percezione centrale
La descrizione dei sintomi del disturbo ossessivo-compulsivo (pensieri ricorrenti e persistenti, pensieri eccessivi e ossessivi e comportamenti ripetitivi, come lavarsi le mani, pregare, gettare oggetti, battere con un dito o un piede, ecc.) coincide perfettamente con la definizione omeopatica di falsa percezione o fissazione data in precedenza. Lo stesso paziente può avere molte false percezioni, ma ce n’è una che ci interessa di più ed è la ‘falsa percezione centrale’. Cerchiamo di definirla meglio. 
Una falsa percezione centrale è l’espressione dell’emozione dominante, prevalente. È la forza che spinge le azioni, i pensieri e i progetti del paziente e trascina con sé le false percezioni secondarie. Tutte le compensazioni e le false percezioni secondarie prendono quindi origine dalla falsa percezione centrale. È assolutamente necessario che tutte le persone (tutti abbiamo una falsa percezione centrale) abbiano dei meccanismi di compensazione, che possiamo considerare meccanismi di difesa per fuggire dalla falsa percezione centrale (quando è negativa) o per rafforzarla quando è positiva. Il paziente deve avviare il meccanismo di compensazione per stare lontano dal suo inevitabile destino, ma prima o poi deve affrontare la sua falsa percezione centrale (cfr. Fig. 1). La falsa percezione ‘buona’ del paziente non è ovviamente positiva per lui, perché gli impedisce la crescita dell’Io. Se non indaghiamo abbastanza il comportamento psicologico del paziente, egli, mettendo in moto il meccanismo della compensazione, si allontanerà dalla falsa percezione centrale e cercherà di propinarvi una maschera, quella che si è formata dopo innumerevoli compensazioni, e nasconderà il suo vero lato oscuro. È per quella maschera che vi troverete a scegliere il rimedio ed è per essa che farete una prescrizione. La maschera è il simile (compensazioni) e il lato oscuro è il simillimum (falsa percezione centrale)! Un antico proverbio cinese esprime lo stesso concetto: “Confucio dice che tornare alle origini è trovare il significato, mentre seguire l’apparenza esteriore è non trovare la sorgente!”. Trovare la falsa percezione centrale è come una lampadina che si accende, il momento in cui tutto si schiarisce e ci fa vedere l’essenza del paziente. La falsa percezione centrale è il nucleo dello sviluppo della malattia di una persona. Tutte le sue compensazioni mentali, emotive e fisiche sono determinate e guidate dalla falsa percezione principale.

Non bisogna mai disperare di trovare la falsa percezione centrale: essendo una  parte essenziale di informazione, l’omeopata può sempre trovare il rimedio riempiendo il puzzle con gli altri pezzi. E, quando bisogna fare una diagnosi differenziale fra due o tre rimedi, è sempre consigliabile studiare le false percezioni e vedere quale si adatta più al quadro del paziente. 

Eziologia dimenticata del disturbo ossessivo-compulsivo
Vorrei che il Lettore capisse che, per trovare la causa di questo disturbo, come succede per gran parte delle malattie psicosomatiche, ci si deve concentrare sui traumi psicologici che hanno portato alle fissazioni o alle false percezioni del paziente più che su qualsiasi altra cosa. 
Innanzitutto, perché gli omeopati danno così importanza alle false percezioni? Nella comune pratica omeopatica, le rubriche delle false percezioni sono poco usate e spesso mal interpretate. Nel cercare il simillimum, gli omeopati devono dare la priorità, come dice l’Aforisma 153, alle rubriche di “sintomi rari, strani e peculiari” e, senza dubbio, le false percezioni appartengono a questa categoria. Ma non dimentichiamo un’altra condizione importante per la scelta del simillimum: i sintomi devono persistere per un certo tempo! Poiché, per definizione, la falsa percezione è un’idea fissa, non c’è niente di più persistente. Ne consegue che una falsa percezione dovrebbe essere considerata fra i  sintomi di maggiore valore per la determinazione del simillimum, perché appartiene per definizione alle rubriche di cui parla l’Aforisma 153. La falsa percezione, intesa in senso omeopatico, ma anche secondo Jung, contiene sempre germi di verità, ma la qualità della vita dell’individuo e di altre persone è influenzata dal fatto che il paziente non è capace di liberarsi dalla sua idea fissa.

Ognuno di noi, ad un certo punto della sua vita, potrebbe avere la sensazione di essere solo al mondo, che nessuno si curi di lui (per esempio, la separazione dopo il tradimento della moglie o del miglior amico, la solitudine di un immigrato o l’isolamento provocato da un handicap fisico), ma la maggior parte delle volte questa sensazione è temporanea: non è una falsa percezione, ma un’illusione. La falsa percezione è uno stato avanzato dell’illusione. Nel nostro Repertorio, spesso sotto queste due rubriche sono elencati gli stessi rimedi, ma è una questione di intensità. Se un trauma psicologico subito due anni prima evoca ancora in me un sentimento di assoluta solitudine e tutto quello che faccio e che penso va in quella direzione, lo possiamo definire falsa percezione. È una fissazione che domina la vita del paziente, che alimenta i  suoi pensieri, le sue azioni e i progetti che fa. Pensieri fissi, spesso morbosi, opprimono il paziente, hanno una propria forza, difficile da controllare. Va notato che la maggior parte delle false percezioni o idee fisse proviene da emozioni fisse. Emozioni non risolte ricorrenti o di lunga durata tendono a creare nel nostro cervello uno schema, una memoria che viene innescata dalla minima, innocente insinuazione. Alla fine ci portiamo dietro queste emozioni particolari: facili accessi di collera, pianto involontario, un senso di angoscia e premonizione di avvenimenti spiacevoli, un comportamento ossessivo-compulsivo, ecc., perché ne siamo diventati dipendenti e sono entrate a far parte della nostra personalità (‘Pensieri, persistenti’ [Mind, thoughts, persistent] nel linguaggio delle rubriche)!

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.informasalus.it/it/articoli/comportamento_ossessivo.php

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