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L’amigdala, l’interruttore della paura



Di Alessia Sciavarrello

Stai camminando in un prato con l’erba un po’ incolta e a un certo punto davanti a te vedi qualcosa di nero e sinuoso. Per istinto potresti correlarlo a qualcosa di pericoloso, per esempio un serpente, e quindi ti spaventi: vai in tachicardia, iperventilazione, ti prepari alla fuga. In un secondo momento il tuo cervello elabora le informazioni in ingresso e allora prendi coscienza che in realtà si tratta solo di un pezzo di tubo. Ma se fosse stato davvero un serpente? La frazione di secondo impiegata a capire che tipo di pericolo avevi di fronte ti sarebbe potuta essere fatale. Dunque, il tuo organismo attua un “meccanismo preventivo”: prima ti mette in allarme, poi si occupa di decodificare l’eventuale pericolo. L’interruttore che attiva questo meccanismo su chiama amigdala.

L’amigdala viene particolarmente stimolata quando si prova paura. Le informazioni recepite vengono veicolate attraverso due circuiti paralleli: il primo, diretto e rapido, parte dal talamo – stazione di raccolta obbligata degli stimoli sensoriali in ingresso (tranne l’olfatto) – e arriva all’amigdala e permette una reazione immediata senza coinvolgere la corteccia: consente dunque una reazione di collera o paura nei confronti di una minaccia, ancor prima che la corteccia abbia elaborato i dettagli della situazione e compreso l’entità del pericolo. Il secondo invece, più lento, vede interposta tra il talamo e l’amigdala una stazione intermedia ovvero la corteccia prefrontale: essa elabora i segnali in ingresso e ne fa una rappresentazione dettagliata, permettendo al soggetto di prendere coscienza del tipo di pericolo. Tale informazione viene poi inviata all’amigdala e permette di smorzare i segnali inviati da questa agli altri centri, dunque di tenere sotto controllo l’”istinto”. Questo avviene quasi sempre, a meno che non ci si trovi di fronte a una grande emergenza.
In che modo agisce l’amigdala? Essa si serve di un’altra stazione importantissima del sistema limbico, l’ipotalamo, che viene anche soprannominato “cervello vegetativo”: esso regola, tra le altre cose, la risposta viscerale agli stimoli esterni; in caso di una situazione di allarme gli effetti rilevabili sono: tachicardia, pallore, iperventilazione, midriasi (dilatazione) pupillare, stimolazione delle ghiandole surrenali, le quali rilasciano gli ormoni dello stress (per esempio il cortisolo) e l’adrenalina (in realtà una miscela di adrenalina 80% e noradrenalina 20%). Tra i vari effetti determinati dall’adrenalina sicuramente vi sono:
  • Mobilizzazione delle riserve energetiche (per esempio viene indotta la glicogenolisi, ovvero la degradazione del glicogeno di riserva per ottenere glucosio).
  • Ridistribuzione della gittata cardiaca: tramite meccanismi di vasodilatazione-vasocostrizione il sangue viene dirottato preferenzialmente al distretto muscolare invece che ai visceri. Questo perché nel momento del pericolo l’organismo si prepara  al “fight or flight” ovvero al “combatti o fuggi”. Qualsiasi sia il piano attuato, infatti, il nostro sistema locomotore verrà sicuramente coinvolto, dunque in tal modo gli si garantisce un sufficiente apporto di sangue.
Il circuito diretto talamo-amigdala è una via primitiva importante, legata all’istinto di sopravvivenza, e per questo è presente in molti animali ed è anche molto attiva nel neonato che non ha ancora completato lo sviluppo delle connessioni di ordine superiore (per esempio quelle che partono dalla neocorteccia).

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1 comment

სსიპ ქუთაისის #5 საჯარო სკოლა Aprile 11, 2016 at 11:47 am

sono sodisfati per capire molte cose.

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