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L’alchimia medievale e il Rosarium Philosophorum



Oggi, con grande stupore, ho scoperto che l’alchimia non è soltanto la ‘prima’ chimica, ma è pure e soprattutto un vecchio sistema filosofico un po’ nascosto, quasi occulto. L’età di maturazione di questa filosofia che ho avuto modo di analizzare è stata quella medievale, grazie al testo Rosarium philosophorum prodotto nella seconda metà del 13esimo secolo dal filosofo e medico alchimista Arnoldo di Villanova.


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 Nel 1622 il medico alchimista tedesco Mylius pubblicò una versione del Rosarium in cui alle 20 illustrazioni originali si aggiunsero altre 20 immagini (opera dell’incisore tedesco Schwann) che avevano il compito di amplificare il significato delle 20 immagini originarie. Lo scopo principale dell’opera è quello di indicare all’adepto la via da seguire per raggiungere l’Unità, partendo dalla molteplicità, ma altri scopi sono trovare un connubio tra la ragione e l’istinto (conscio e inconscio) e riuscire a relazionarsi con gli altri. Si rifà al platonismo e al neoplatonismo, per il cammino che segue e per il passaggio dalla materialità alla spiritualità; per lo scopo, anche al cristianesimo, cioè il raggiungimento del bene; possiamo notare anche una componente aristotelica : il passaggio dalla potenza all’atto. Attraverso una serie di 20 immagini, l’adepto è accompagnato nel suo cammino: si inizia con la presentazione dei fondamenti del cammino, attraverso i primi quattro numeri, presi dalla scuola pitagorica, sommando i quali, si ottiene il 10, nella concezione pitagorica, il numero perfetto, rappresentante il macrocosmo (inoltre rappresentato dalle 20 immagini, disposte a specchio, 3+7+7+3). I concetti fondamentali sono l’unità (il bene), l’anima e il corpo (sole e luna, uomo e donna), il Mercurio dei filosofi (il grande animatore che porta i contenuti dalla potenza all’atto) e i quattro elementi (le stelle). In seguito si passa ad un augurio per il raggiungimento dell’unità e finalmente si intraprende il cammino, partendo dalla potenza, quindi da qualcosa che può divenire (Aristotele). L’adepto dunque seguirà due vie : la prima è quella lunare, o femminile, secondo la quale prima si agisce e poi si pensa. All’inizio di questo cammino prevale l’inconscio, infatti nelle figure sono rappresentati dei corpi che si uniscono in una prima coniunctio, come a rappresentare il piacere carnale, l’amore più basso per Platone; ma a poco a poco, l’anima inizia ad elevarsi, acquisendo una nuova forma di conoscenza (per cui abbandona la vecchia) e si arriva alla seconda coniunctio dove si viene a creare l’ermafrodito lunare, simbolo di un’unità spirituale non ancora completata. A questo punto, si intraprende la via razionale, o maschile. Appaiono le ali all’ermafrodito, simbolo di un’unione più spirituale e meno carnale della precedente. E’ da ricordare che, attraverso l’aiuto che viene dall’alto, l’anima riesce ad elevarsi; è attraverso Mercurio, l’animatore, e la rugiada, elemento che unisce la materia all’anima, che l’anima si invola verso l’alto. Qui si arriva alla terza coniunctio: l’ermafrodito raggiunge un livello di elevazione superiore, ma deve necessariamente distaccarsi dal materiale, e in questo deve stare accorto, perché i serpenti (immagine cristiana) della tentazione, nonostante l’elevatezza che ha raggiunto l’adepto, sono sempre in agguato e non moriranno fino a quando egli non avrà raggiunto l’unità e quindi la spiritualità. Il sacrificio, la separazione dai beni materiali e da tutto ciò che può essere considerato ‘vano’ (Epicuro) o corruttibile (Platone), è complesso, ma è proprio in questo sacrificio che si vede la virtù dell’uomo. Infine riesce a raggiungere l’atto (Aristotele), il Bene (Platone) e l’unione tra il conscio e l’inconscio, quindi la purificazione dell’anima (Cristo che esce dal sarcofago nel giorno di Pasqua), che si libera dal corpo, la sua tomba, la quarta e ultima coniunctio.

Concludo dicendo che, attraverso questa filosofia, ho compreso che l’uomo può privilegiare uno dei due opposti (ragione, istinto), assumendo una posizione ‘di parte’ : per cui può cadere nel rischio di fare affidamento troppo sulla teoria e su ciò che è astratto, o sulla pratica e su ciò che è materiale; oppure può scegliere di portare avanti sia la ragione (conscio) che l’istinto (inconscio), dando ad ognuno il proprio compito e le proprie responsabilità, facendoli coesistere e trovando appunto la via di mezzo, che, come ci scrive Platone, è quella giusta, che porta al Bene.


*riflessioni sul Seminario L’alchimia medievale e il Rosarium philosophorum 
a cura della prof.ssa Vacante, classi 4 G e 4 H 
incontro a classi aperte con le prof.sse Vacante e Messina


per leggere il “Rosarium Philosophorum”:  il testo

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