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La Vera Ragione Dietro la Guerra

Di James E. Miller

Per celebrare l’undicesimo anniversario dell’occupazione dell’Afghanistan, il bilancio delle vittime dell’esercito degli Stati Uniti ha raggiunto le duemila unità. Il soldato che ha avuto la sfortuna di morire e diventare un simbolo della più lunga guerra degli Stati Uniti è morto in circostanze insolite. Invece di essere ucciso mentre era di pattuglia, il soldato senza nome è stato vittima di un “apparente attacco dall’interno” che è stato condotto da forze Afghane supportate da quelle Americane. Quest’ultimo incidente arriva una settimana dopo l’annuncio da parte della NATO di ridimensionare le sue operazioni con le forze di sicurezza Afghane dopo un picco di attacchi dall’interno. Al momento dell’annuncio, un totale di 51 soldati della NATO erano stati uccisi da soldati che indossavano uniformi Afghane.

Questo aumento delle violenze, commesse da presunti alleati, resta una sfida per l’esercito Statunitense che sta tentando di armare e addestrare una forza di sicurezza interna da lasciarsi alle spalle poiché si avvicina il ritiro delle truppe a fine 2014. Come riporta l’Associated Press, gli attacchi interni stanno “indebolendo il mantra secondo cui entrambe le parti stanno combattendo “spalla a spalla” i Talebani.”

Il commento dell’AP è rappresentativo della comprensione da parte del popolo Americano della cosiddetta guerra al terrore. Sin dall’attacco al World Trade Center dell’11 Settembre 2011, gli Americani, così come la maggior parte degli Occidentali, hanno l’impressione che il governo degli Stati Uniti ed i suoi alleati stiano combattendo contro i Talebani ed Al Qaeda. Si dice che questi gruppi Islamici terroristici minaccino lo stile di vita Americano. Nelle parole dell’ex-Presidente George Bush la sera del 9/11, “l’America è stata presa di mira perché è il faro più luminoso della libertà e dell’opportunità nel mondo.”

Questa linea di ragionamento ignora i decenni di intervento effettuati dai militari Americani e dell’intelligence che hanno provocato la morte di migliaia di persone, il rovesciamento dei leader democraticamente eletti, e il sostegno finanziario di dittatori repressivi. Nonostante i neo-conservatori ed i liberal facciano ancora appello a questa nozione per giustificare la “leadership” Americana, diviene assurda di fronte a rivelazioni come questa: i dollari delle tasse Statunitensi stanno aiutando militanti ribelli sospettati di essere membri di Al Qaeda e di altri gruppi terroristici. Secondo il Centre for Research on Globalization, il Segretario di Stato USA Hillary Clinton ha recentemente promesso $45 milioni in “aiuti non letali” all’opposizione che attualmente sta cercando di rovesciare il presidente Bashar al-Assad in Siria. Questa “opposizione” è etichettata come civile, ma in realtà è in parte costituita da brigate di terroristi stranieri incluso il Libyan Islamic Fighting Group. Il LIFG, che è etichettato come gruppo terroristico dal Dipartimento di Stato Americano, è descritto dalle Nazioni Unite come “un affiliato di Al-Qaeda.” E come ha ipotizzato il Dipartimento di Stato nel 2011, Al-Qaeda “si presume che stia estendendo la propria mano sulla Siria e stia cercando di sfruttare la rivolta popolare contro la dittatura di Bashar al-Assad.” I combattenti Libici in Siria hanno avuto un ruolo cruciale nel rovesciamento dell’ex-leader Muammar Gheddafi che era sostenuto militarmente e finanziariamente dal governo degli Stati Uniti.

Come ha detto il membro del Congresso Ron Paul,

In Libia abbiamo lavorato, tra gli altri, con il gruppo ribelle Libyan Fighting Group (LIFG) che includeva elementi stranieri di al-Qaeda. E’ stato sottolineato che gli affiliati di al-Qaeda contro cui abbiamo combattuto in Iraq erano alcuni degli stessi gruppi con cui abbiamo lavorato per rovesciare Gheddafi in Libia. L’anno scorso in una intervista televisiva avevo previsto che il risultato del bombardamento della NATO in Libia avrebbe probabilmente aumentato la presenza di al-Qaeda nel paese. Allora ho detto che avremmo potuto consegnare ad al-Qaeda un altro premio.

Non molto tempo dopo che la NATO ha rovesciato Gheddafi, la bandiera di al Qaeda sventolava nel palazzo di giustizia di Bengasi.

Tali verità possono colpire il cuore di coloro che ciecamente sostengono la Guerra contro il Terrorismo del governo degli Stati Uniti. Non è solo ipocrita che il nemico sia stato finanziato dalle stesse persone che terrorizza, è uno schiaffo in faccia a tutti coloro che hanno perso la vita il giorno in cui le Torri Gemelle caddero a terra. I legislatori Americani sostengono di essere dalla parte della libertà e della democrazia anche quando supportano non solo l’armamento dei terroristi ma anche altri dittatori come il Re Abdullah dell’Arabia Saudita.

Se il governo degli Stati Uniti stesse veramente combattendo la Guerra contro il Terrorismo per liberare il mondo dagli estremisti violenti e da autoritari col pugno di ferro, non favoreggerebbero i loro crimini. Allora, qual è lo scopo della guerra?

La conduzione di guerra totale non è un atto effettuato irrazionalmente o per un capriccio. Come ogni azione umana, è propositiva ed utilizzata per raggiungere obiettivi particolari. E a differenza di un conflitto armato tra privati, la guerra è generalmente definita come un combattimento tra una o più istituzioni note come stato. Lo stato è un’istituzione unica in quanto contiene, come l’ha definito il famoso sociologo Max Weber, “il diritto del monopolio dell’uso legittimo della forza fisica per applicare il suo ordine.” Questa autorità autoconferita dà alle autorità statali il diritto giuridico di saccheggiare la cittadinanza che vive sotto il suo dominio. Considerando che, nella sfera privata, tutti i rapporti sono volontari per natura, le operazioni dello stato sono finanziate esclusivamente con la forza. Questo crea una sorta di tensione tra quelli costretti a pagare e quelli che vivono dei proventi. La guerra con gli stranieri può quindi essere vista come una sorta di distrazione dalla condizione di sfruttamento nota come governance dello stato.

Come fa notare l’economista Joseph Salerno,

Arriviamo così ad una verità universale e prasseologica sulla guerra. La guerra è il risultato del conflitto di classe inerente al rapporto politico – il rapporto tra governanti e governati, parassiti e produttori, contribuenti ed esattori. La classe parassitaria fa la guerra con lo scopo di nascondere il suo sfruttamento dell’ampia classe produttiva.

Quindi, un permanente stato di guerra o di preparazione alla guerra è ottimale dal punto di vista della classe dirigente, in particolare quella che controlla uno stato grande e potente.

Storicamente, la libertà è stata calpestata con poco rimorso o poche proteste durante la guerra. Una maggiore sorveglianza interna, la persecuzione dei dissidenti politici, l’internamento dei sospettati senza un giusto processo, una robusta politica inflazionistica, una maggiore spesa pubblica, una tassazione maggiore, ed un intervento economico soffocante sono tutte le occorrenze più comuni durante la guerra. Si tratta di politiche che, in assenza di una guerra, raccoglierebbero una maggiore quantità di resistenze da parte della popolazione. Ancora più importante è l’effetto che la guerra ha sull’identità nazionale. Il semplice ragionamento suggerisce che il governo è composto da un piccolo gruppo di persone; non rappresenta, in un certo senso metafisico, tutto il “popolo.” Questa distinzione è confusa e dimenticata durante la guerra poiché quelli che insistono sulla lotta fanno leva sulle emozioni piuttosto che sulla ragione. Con l’aiuto dei media, la fedeltà allo stato è sostenuta come una manifestazione del sostegno alla guerra. I dissidenti vengono apertamente ridicolizzati come anti-patriottici e amici del nemico. Come scrisse Randolph Bourne nel suo celebre saggio “La Guerra è la Salute dello Stato“:

Nel momento in cui viene dichiarata guerra le persone, attraverso una qualche alchimia spirituale, si convincono di aver voluto ed eseguito l’atto. Poi, con l’eccezione di pochi malcontenti, procedono a lasciarsi irreggimentare, forzare, squilibrare in tutti gli ambienti della loro vita, ed a farsi trasformare in una solida fabbrica di distruzione nei confronti di tutto ciò che le altre persone possono avere da ridire su quanto stabilito e nel campo della disapprovazione del Governo. Il cittadino getta via il suo disprezzo e l’indifferenza verso il Governo, si identifica con le sue finalità, ravviva tutti i suoi ricordi ed i simboli militari, e lo Stato rifulge ancora una volta, come una passeggiata d’Agosto, nell’immaginazione degli uomini. Il patriottismo diventa il sentimento dominante, e produce subito quella confusione intensa e senza speranza tra le relazioni che l’individuo sopporta e dovrebbe sopportare verso la società di cui è parte.

L’uso della guerra come diversivo e come copertura per motivi imperialistici è meglio esemplificato dalla tensione in corso tra lo stato di Israele e l’Iran. I media Occidentali hanno fatto del loro meglio per ritrarre i governanti dell’Iran come dei pazzidecisi a dotarsi di armi nucleari. Il Primo Ministro Israeliano Benjamin Netanyahu è talmente ostinato nella sua affermazione di un Iran nucleare che sta interferendo attivamente con le elezioni presidenziali negli Stati Uniti con la speranza di ottenere assistenza militare. Porta avanti questa crociata con arroganza, anche se non ci sono prove di un programma di armi e il governo Iraniano rimane un firmatario del trattato nucleare di non proliferazione.

Allora perché Netanyahu vuole disperatamente una guerra con l’Iran? Perché insiste su delle tattiche infantili come presentare l’immagine di una bomba su un cartone davanti alle Nazioni Unite nonostante la maggioranza degli Israeliani ed i capi militari si oppongono ad un attacco unilaterale? E perché l’attacco deve essere imminente quando l’intelligence degli Stati Uniti ha dichiarato che ci vorrebbero anni prima che il regime Iraniano armi il suo attuale programma nucleare?

Le guerre non si combattono perché la classe dirigente che le istiga manca di una buona ragione. Nel caso di Netanyahu e di Israele, ci sono una varietà di spiegazioni perché i leader di stato considerino l’omicidio di massa come una cosa favorevole alla loro causa. In primo luogo, con i profitti delle banche in calo e la crescita economica in rallentamento, l’economia di Israele sta mostrando segni di recessione. La guerra sarebbe una preoccupazione per un mercato del lavoro in deterioramento. In secondo luogo, vi è stato poco rumore sul popolo della Palestina e la sua lotta per la sovranità da quando è spuntata l’isteria per le armi nucleari Iraniane. E, infine, come sottolinea l’ex-Assistente Segretario al Tesoro degli Stati Uniti ed editore del Wall Street Journal Paul Craig Roberts:

L’ordine del giorno reale che si nasconde dietro la preoccupazione isterica su un Iran nucleare è il progetto del governo di destra Israeliano sulle risorse idriche del sud del Libano.

Per due volte il governo Israeliano ha inviato il suo esercito nel Libano meridionale per occupare ed annettere il territorio. E per due volte Hezbollah ha sconfitto e scacciato l’esercito Israeliano.

Il governo Israeliano sa che non può essere sincero e dire che vuole che gli Americani scendano in guerra contro l’Iran in modo che Israele possa rubare il sud del Libano. Ma se la paura di armi nucleari inesistenti riesce ad unire le popolazioni Occidentali a sostenere un attacco contro l’Iran, quest’ultimo può essere eliminato come fornitore di Hezbollah, ed Israele potrà rubare l’acqua dal Libano.

La convalida convenzionale della guerra perpetua in Medio Oriente non regge quando osservata razionalmente. Quando le idee di nazionalismo e di gloria statalista sono spazzate via, lo stato appare per quello che è realmente: lo sfruttamento istituzionalizzato delle masse da parte di pochi. La guerra maschera questa realtà per un breve periodo mentre accelera il ritmo con cui viene estirpata la libertà. Alla fine, le guerre si combattono per soddisfare i desideri sadici di capi di governo e per stringere maggiormente la loro presa sulla società. La classe parassitaria che costituisce lo stato non solo muove guerra contro altri stati, ma muove guerra contro i cittadini che sostiene di proteggere.


Traduzione di Francesco Simoncelli

Fonte:http://www.mises.ca/posts/blog/the-real-reason-behind-war/

http://johnnycloaca.blogspot.it/2012/10/la-vera-ragione-dietro-la-guerra.html

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