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La Tradizione Primordiale


Di Guido De Giorgio

La verità di Dio non può essere che una come il tutto è uno, come il principio del ritmo è il silenzio, della voce l’ineffabile, delle forme l’informale, ma le vie per giungere a Dio sono varie perché tutto è in Lui ed ogni punto della circonferenza è equidistante dal centro, cioè purché sia nell’asse centripeto che chiameremo asse tradizionale.
La tradizione quindi è la confluenza di tutte le vie in Dio e la determinazione integrativa delle vie che conducono a Dio affinché Dio sia veramente il termine che si vuol raggiungere e l’uomo il punto di partenza di questo ritorno al ciclo divino. Se in un senso tutte le vie conducono a Dio nessuna di esse è sicura se non è stata percorsa, conosciuta come verace, accentrata diremo così, rettificata secondo l’asse tradizionale che costituisce la circolarità centripeta, la dipendenza dell’uomo da Dio, il convalidamento di questa dipendenza e la certezza del ritorno realizzatore.


Il termine “ritorno” non deve far pensare ad una cosa che – si stacchi da un’altra e vi si riconduca, poiché in Dio nulla si stacca da Dio e Dio è tutta la realtà: ma siccome l’ignoranza che è la caduta, il peccato, ha velato il centro frapponendo illusoriamente un distanziamento fra uomo e Dio, fine e scopo della tradizione è l’eliminazione di questa illusoria distanza, il superamento di questa fallace dualità, la fissazione di uno schema risolutivo che reintegra la verità di Dio con un processo realizzatore. La tradizione è quindi sacra perché considera tutto secondo Dio, riconduce tutto a Dio, viene da Dio verso l’uomo per ritornare a Dio, all’unità del Principio Supremo nella perfezione della Sua assolutezza. Essa è divina e non umana perché, ricongiungendo l’uomo a Dio, proviene necessariamente dal centro divino da cui si stacca solo in apparenza per ricondurvi l’uomo che se ne è allontanato vittima della sua ignoranza e della sua colpa.


Diremo che la tradizione è divina – non che è essa stessa Iddio perché nulla può essere dato, tramandato, trasmesso da Dio che non sia Dio stesso – ma diremo anche che la tradizione cessa quando si è effettuato il ritorno a Dio, quando cioè non vi è più che Dio e nulla può e deve ricondurvi, Egli solo essendo. Il carattere umano delle cose è illusorio, fallace, poiché ne l’uomo, ne le cose esistono se non per ritornare a Dio da cui sono apparentemente allontanate: quindi niente di più puerile che credere all’umanità delle cose umane perché si rivelano all’uomo per l’uomo come se l’uomo veramente esistesse e con lui le cose in funzione propria ed in autonomia reale e non fossero invece ambedue fuori di Dio unicamente in virtù dell’ignoranza che le concretizza, cioè le uccide e le rapprende. La tradizione implica la caduta, il peccato, l’ignoranza, l’uomo, il mondo, e determina una separazione netta, anche se provvisoria perché necessaria, tra l’umano ed il divino, la terra ed il cielo, il profano ed il sacro, l’errore e la verità, l’ortodossia e l’eterodossia, tra ciò che in Dio ritorna a Dio e ciò che, non essendo di Dio, non può ritornare a Lui.

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