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La tendenza al protezionismo nei paesi di sviluppo rallenta gli investimenti, l’allarme degli esperti del G20 e dell’Ocse

Lavoratori impegnati  in un mercato  nel centro di Dhaka in Bangladesh (Ap)
Una crescente tendenza al protezionismo sta frenando gli investimenti nei Paesi in via di sviluppo, bloccando così interi settori dell’economia reale. Questo l’allarme lanciato dagli esperti del G20 e dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) in un vertice a Istanbul. 


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La debolezza degli investimenti nei Paesi in via di sviluppo è causata non solo dall’assenza di regole, ma soprattutto dalle crescenti strategie protezionistiche, fattori che contribuiscono ad aumentare sentimenti di diffidenza da parte degli investitori. Il tentativo di creazione di un quadro normativo di carattere internazionale sugli investimenti si sta scontrando con una serie di ostacoli a livello di legislazione nazionale. Questa tendenza al protezionismo nel tempo di un’economia sempre più globale, secondo Robert Koopman, economista della Wto, si sta ripercuotendo soprattutto sugli investimenti in campo tecnologico. Secondo Koopman «i Paesi utilizzano la tecnologia sviluppata localmente per massimizzare la produzione interna, specie manifatturiera, ottenendo però il risultato opposto. I prodotti perdono di qualità e competitività sul mercato internazionale e a quel punto torna a crescere la domanda di tecnologia».
Un altro fattore frenante è il numero crescente di accordi commerciali di carattere bilaterale, un ostacolo, secondo Matthias Machnig, sottosegretario tedesco all’Economia, per la crescita degli investimenti su base globale.

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