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CUBA,LA STRETTA DI MANO TRA OBAMA E CASTRO: “E’ L’ORA DEL CAMBIAMENTO”

Cuba, visita storica obama, Raul Castro, Michelle Obama, 21 marzo 2015 (GettyImages)


“Este es un nuevo dia” (è un nuovo giorno). Barack Obama esordisce in spagnolo nel suo discorso nella storica conferenza stampa con Raul Castro nel Palazzo della Rivoluzione all’Avana. Il presidente degli Stati Uniti spiega subito che “ci sono 50 anni da recuperare” nei rapporti tra Usa e Cuba e “non sarà semplice, ci vorrà tempo perché ci sono ancora divergenze su diversi punti tra cui i diritti umani”. 
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Obama è il primo presidente Usa a visitare Cuba dopo la rivoluzione del 1959 e Raul Castro ha rimarcato la storicità dell’evento nell’apertura del suo discorso: “Siamo lieti di accogliere il primo presidente statunitense in 88 anni. Nei 15 mesi passati della decisione di riallacciare le relazioni diplomatiche, abbiamo raggiunto risultati concreti. Abbiamo fatto ripartire il servizio postale diretto e abbiamo firmato un accordo per far ripartire i voli commerciali”.  Castro: “Ancora profonde differenze”. Obama: “Futuro di Cuba sarà deciso dai cubani” Stati Uniti e Cuba hanno riallacciato i rapporti diplomatici, ma ci sono ancora molti punti su cui i due Paesi sono molti distanti. I due presidenti se lo sono detto francamente. Raul Castro ha sottolineato che “abbiamo idee diverse su molti argomenti, come la democrazia, i sistemi politici, i diritti umani, le relazioni internazionali, la pace e la stabilità nel mondo”. “Noi difendiamo i diritti umani” ha aggiunto, criticando gli Stati Uniti perché il governo cubano “trova inconcepibile che un governo non assicuri il diritto alla salute, all’istruzione, al cibo, allo sviluppo, ai diritti dei bambini”. E Obama ha risposto: “Continuiamo ad avere divergenze molto serie. Abbiamo parlato candidamente” di quelle legate ai diritti umani, ma “gli Usa riconoscono i progressi fatti da Cuba e soprattutto affermo che il destino di Cuba non viene deciso dall’esterno: Cuba è un Paese sovrano e orgoglioso, il futuro di Cuba sarà deciso dai cubani”. La rimozione dell’embargo e la restituzione di Guantanamo Il presidente cubano ha poi sottolineato che “si potrà fare ancora molto se l’embargo verrà eliminato del tutto. Noi riconosciamo l’impegno di Obama contro l’embargo e i suoi appelli al Congresso affinché lo rimuova”. L’embargo resta “l’ostacolo più grosso” al nostro sviluppo e la sua rimozione è fondamentale per la normalizzazione dei nostri rapporti, insieme “alla restituzione di Guantanamo”, “un territorio illegalmente occupato” ha detto il leader cubano. Dal suo canto Obama ha ribadito: “Continuo a lanciare appelli al Congresso affinché elimini l’embargo” ma allo stesso tempo chiedo a Cuba di “allentare le restrizioni interne sul business”: più joint venture, assunzioni dirette dei cubani nelle società straniere. Perché la normalizzazione, e la speranza di un cambiamento del regime, passa prima di tutto attraverso il business. Accordo con Google per banda larga Il presidente degli Stati Uniti ha comunque ribadito la ‘promessa’ per la fine dell’embargo “prima o poi” e ha aggiunto di “voler aiutare” Cuba ad andare online. “Nel ventunesimo secolo i Paesi non possono avere successo senza che i loro cittadini abbiano accesso a Internet”. E poi ha annunciato un accordo tra Google e le autorità cubane per sviluppare la rete wi-fi e la banda larga sull’Isola.  Ringraziamento a Papa Francesco Barack Obama ha poi ringraziato esplicitamente il paziente lavoro di mediazione di Papa Francesco e del Cardinale Ortega “che hanno fatto tantissimo” per normalizzare i rapporti tra Cuba e Stati Uniti. I ringraziamenti sono arrivati anche per Castro per aver ospitato i colloqui di pace tra il governo colombiano e le Farc, proseguiti oggi nell’isola sotto la supervisione del segretario di stato Usa John Kerry. L’imbarazzo per la domanda sui prigionieri politici Dopo i discorsi dei presidenti si è tenuta una inattesa (per Castro) conferenza stampa finale, il presidente cubano è stato messo in imbarazzo quando un giornalista dell’emittente Cnn, figlio di un cubano, gli ha chiesto perché nell’isola dei Castro ci sono i prigionieri politici. “Prigionieri politici? Mi dia la lista. Se ci sono, prima che cali la notte saranno liberati”, si è difeso il presidente cubano all’indomani della retata che ha portato in carcere una cinquantina di attivisti per i diritti umani. Castro è poi passato al contrattacco, invitando a non politicizzare il tema e chiedendo tempo. “Nessun paese al mondo rispetta tutti i 61 diritti umani” definiti a livello internazionale, mentre “Cuba ne rispetta 47″, ha accusato, elencando quelli tutelati nell’Isola, come la salute, l’educazione, la parita’ di salario tra uomini e donne”. Diritti non scontati negli usa, come denunciano anche i candidati democratici alla Casa Bianca.

Fonte: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Obama-a-Cuba-Questo-un-nuovo-giorno-Castro-differenze-profonde-primi-passi-per-nuovo-rapporto-31002d01-371e-46d9-a09e-1472eec2ac75.html

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1 comment

cinzia milani Marzo 22, 2016 at 4:11 pm

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