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La strategia di salvataggio dell’Euro è costruita su piedi d’argilla

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Il 23 ottobre un nostro team ha fatto una visita inaspettata alla sede dell’ESM a Lussemburgo. Questo fondo gigantesco (arriverà a gestire emissioni per 7 mila miliardi di euro) è ospitato in un ufficetto tanto modesto da far sorgere il dubbio che ci si voglia nascondere. Non ci aspettavamo di trovare un grattacielo (non avevano il tempo per costruirlo), ma almeno un palazzo o una villa, insomma una sede di rappresentanza. E invece, su un lato del vialone d’ingresso alla capitale lussemburghese, tra vetrine e uffici sotto il lungo colonnato di un palazzone, c’è una porta a vetri con alcune insegne, tra cui EFSF/ESM. Suoniamo a uno dei sei campanelli e diciamo: “Siamo giornalisti, vi abbiamo appena scoperto, possiamo entrare?” La segretaria, impreparata, ci chiede chi siamo e, inaspettatamente, ci fa entrare. Saliamo con l’ascensore e usciamo su un pianerottolo che dà su una vetrata, da cui si intravede il salottino dell’ufficio. Sembra di essere nello studio del dentista, se non fosse per la scritta sul muro: EFSF e ESM. L’addetto stampa, che ci accoglie sul pianerottolo, esige che spegniamo la telecamera e ci racconta che in quell’ufficetto lavorano sessanta persone!
Dopo un po’ ci liquida con cortesia, ma ce ne andiamo insoddisfatti. Con tutte le vetrate, quello che manca è la trasparenza. Eppure, la massima trasparenza è richiesta in questa faccenda. Stride la sede ufficiale di questo contestatissimo fondo con il potere e il ruolo centrale che esso sta assumendo nel sistema UE.
Si vuole iniziare col basso profilo perché, nonostante la fanfara ufficiale, il successo è tutt’altro che assicurato? Durante le sue prime due settimane di vita, oltre la metà dei bonds emessi sono stati acquistati da investitori dell’Eurozona. Gli investitori asiatici hanno acquistato solo il 25%, gli americani il 6% e i britannici hanno espresso ancor meno interesse.
Eppure, l’idea dietro l’ESM era che sarebbe stato attraente per gli investitori extraeuropei, i cui capitali, con l’effetto leva, avrebbero permesso di elargire oltre un trilione di euro.
Naturalmente il predecessore dell’ESM, l’EFSF, aveva lo stesso problema: nel corso del 2011 e nei primi nove mesi del 2012, esso è stato in grado di mobilitare solo 50 miliardi di euro.
La burocrazia dell’ESM desidererebbe sicuramente nascondere il fatto che, mentre l’attenzione è rivolta al crescente disastro in Grecia, e mentre i politici europei sostengono che l’Euro verrà preservato a tutti i costi, la moneta europea viene messa in discussione in Finlandia. Si dà il caso che questo paese nordico sia uno dei sei soli paesi dell’Eurozona che ancora godono della tripla A e quindi sono le fondamenta dell’ESM. Una sua defezione non lascerebbe l’ESM e l’euro incolumi.
Il direttore del Consiglio di Garanzia Municipale, un organo del ministero delle Finanze, Hhejkki Neimelainen, ha recentemente dichiarato: “Abbiamo iniziato a discutere apertamente il meccanismo di uscita dall’euro, anche se abbiamo fatto capire che non ne inizieremo il processo”. Una ricerca della banca Nordea ha infatti suggerito che se la Finlandia introducesse una moneta nazionale parallela, questa salirebbe di valore attirando capitali esteri. “Vale la pena ricordare che la maggior parte dei finlandesi odia questi salvataggi della BCE”, ha commentato il Financial Times del 26 ottobre. “E più si trascina la crisi dell’Eurozona, più diventa facile immaginare quello che una volta era inimmaginabile. Forse è ora che il presidente della BCE Mario Draghi visiti Helsinki; se non altro, il rapporto di Nordea ricorda che non sono solo Grecia e Spagna ad avere la capacità di sorprendere”.

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