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La strage di Parigi e l’inizio della Terza guerra mondiale



Di Salvatore Santoru

Le stragi parigine compiute da fondamentalisti islamici al Charlie Hebdo e in un supermercato ebraico , sono state viste da molti come “atti di guerra”,e per la giornalista e direttore dell’Huffington Post Lucia Annunziata si è trattato di vera e propria “Terza Guerra Mondiale”.

L’Annunziata nel parlare di “Terza Guerra Mondiale” ha obbiettivamente ragione, sempre che per essa si intenda una guerra completamente diversa dalle precedenti.

Anche in questo blog qualche tempo fa si è parlato di “Terza Guerra Mondiale” per descrivere l’avanzata dell’ISIS, e lo “scontro di civiltà” attuale, che però non è quello evocato spesso nei media.



Infatti, quello che si rende sempre più evidente, e che nel caso della strage al negozio kosher si è palesato direttamente, è lo scontro tra due fazioni egemoni nel mondo attuale: quella “sionista” e quella “islamista”, scontro che ha il suo epicentro nel conflitto israelo/palestinese ma non solo.

Attori geopolitici di questa “guerra” sono gli States, i regimi del Golfo, o la stessa Europa che sembra essere un “campo di battaglia” fondamentale in questa “scacchiera”.

Gli USA, come d’altronde l’Europa, sono spaccati a metà in ciò, in quanto con l’avvento al potere di Obama e del suo entourage la fazione islamista ha cominciato a prendere sempre più piede.

Per chiarire meglio questo punto, basta dare uno sguardo alla politica estera statunitense, orientata sotto le amministrazioni Bush padre e figlio verso il sostegno incondizionato ad Israele e determinata a scatenare guerre per eliminare i nemici più importanti di esso, come successo per l’Iraq di Saddam Hussein, mentre la politica obamiana è diretta verso il sostegno incondizionato all’islamismo, e il caso della guerra alla Libia e di quella scongiurata all’ultimo sulla Siria, dove comunque dal sostegno dato alle fazioni “ribelli” in Siria è incominciata l’avanzata della stessa ISIS.

Non deve stupire che la politica di Bush sia stata influenzata dai famigerati “neocons” e dai vari think thank come il PNAC,l’Hudson Institute,l’AIPAC, il Washington Institute for Near East Policy, legati a quella che viene chiamata la “lobby sionista“, o che l’amministrazione Obama sia legata ai Fratelli Musulmani, o ancora che il fratello del presidente e direttore della “Barack Obama Foundation”,Malik, sia un’islamista membro del gruppo appena citato, oltre che finanziatore di diversi gruppi estremisti in Africa e Medio Oriente.


L’obiettivo finale, ancora lungi dal verificarsi, è di giungere allo scontro (culturale,militare o politico non è importante ) tra queste due fazioni dominanti, ma per ora ci sono degli ostacoli, rappresentati ad esempio da paesi come la Siria che si fondano sul nazionalismo e sull’Islam moderato, così com’erano la Libia e l’Iraq, ora diventati base dell’islamismo che si vuole egemone, islamismo di stampo esplicitamente mondialista e radicale, com’è quello dell’ISIS e quello saudita ad esempio.



Mentre la Russia da una parte è vista come un’ostacolo ma d’altra è suscettibile di entrata nel fronte sionista, l’Europa ora come ora risulta semplicemente un campo di battaglia.

Infatti, essa sta venendo comprata pezzo dopo pezzo dal Quatar e dall’Arabia Saudita ma d’altronde è anche una colonia degli USA dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, e in modo soft sta attecchendo un certo tipo di islamismo radicale, che avrà sicuramente vita ancora più facile in futuro, visto il dominio assoluto del “pensiero debole” nel Vecchio Continente o anche la perdita dell’identità culturale di esso.



La “guerra” in Europa si combatte a colpi di stragi apparentemente isolate, ma se viste nel contesto non proprio casuali.Stragi isolate come quelle compiute dai fondamentalisti islamici o anche quella compiuta dal terrorista norvegese Anders Breivik, che uccise 77 persone, tra cui 69 giovani laburisti impegnati in un meeting antisraeliano, e che affermava di voler “difendere” l’Europa dall’avanzata degli “islamofascisti”, legittimando il suo atto con la difesa della “cristianità”, intesa in senso culturale e non religioso, essendo lo stesso ateo.



Il manifesto politico di Breivik, incentrato sul sostegno al sionismo, sull’islamofobia  è emblematico delle posizioni ideologiche veicolate dai due fronti contrapposti.

Difatti, da una parte abbiamo la destra neoliberale,neoconservatrice e neocolonialista, che rappresenta gli interessi della destra sionista, dall’altra la sinistra liberal, “progressista” e terzomondista, che è utilizzata indirettamente come “cavallo di Troia” per legittimare l’islamismo, come già successo in USA.

Sostanzialmente spesso i primi parlano di difesa dell’Occidente e dei suoi valori giudeocristiani, come contrapposizione all’Islam, che viene attaccato nella sua integrità, mentre i secondi mirano alla distruzione rivoluzionaria della società giudeocristiana occidentale, credendo di poter utilizzare l’Islam come alleato. 



Al momento opportuno, ci sarà una rapida radicalizzazione dei due fronti, e ciò sta già in parte avvenendo, e in Italia un piccolo caso può essere rappresentato dalla triste storia delle due ragazze italiane Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due ragazze andate a sostenere (sicuramente in buona fede) nel nome della “rivoluzione” in Siria alcune fazioni ribelli per conto di un’Ong gestita da un’attivista di estrema sinistra e finite purtroppo sequestrate da milizie islamiste che collaboravano con suddette fazioni.

Per quanto a molti questo quadro tracciato potrà sembrare ancora fantascientifico, purtroppo è quello a cui ci stiamo sempre più avvicinando, e i segnali sono molti, impossibili da affrontare in un solo articolo.

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