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La strage di Parigi e la tesi del “doppio standard” mediatico, alcune riflessioni pro e contro questa tesi

Di Salvatore Santoru
Le commemorazioni per la strage di Parigi sono state accompagnate dalla denuncia del “doppio standard”(1), in quanto si è deciso di commemorare solo le vittime francesi del terrorismo e non quelle del recente attentato a Beirut, o le vittime russe, quest’ultime numericamente più alte di quelle di Parigi e Beirut.
In linea generale, le motivazioni di tale critica sono giuste, ma l’intento di diverse critiche che si sono avute in questi giorni è stato perlopiù strumentale, per dei semplici motivi.
Difatti, è abbastanza ovvio che in Francia e nei paesi europei la strage di Parigi sia stata maggiormente sentita, così come quella russa in Russia e nell’Europa dell’Est e quella di Beirut in Libano e nei paesi arabi.
Tenendo conto di questo, si può notare la finalità strumentale di diverse critiche rivolte verso l’istituzione del minuto di silenzio francese, mentre di tutt’altro conto è semmai la rilevanza mediatica che è stata data dai media occidentali, praticamente quasi nulla per Beirut e in proporzione ancora più silente per le vittime russe dell’aereo del Sinai, tenendo conto del fatto che si è trattato di ben 224 civili innocenti eliminati dal terrorismo(2).
C’è comunque da fare una piccola precisazione sulla strage di Beirut, in quanto mentre la strage di Parigi è stata motivata dall’intento di colpire civili francesi in quanto francesi e così quella del Sinai in quanto civili russi, in quella libanese gli obiettivi sono stati i simpatizzanti del movimento islamico sciita Hezbollah(3), in quanto Hezbollah combatte l’ISIS in Siria insieme all’Iran e appoggia militarmente Assad(governo molto controverso, ma questo è un’altro discorso) contro le formazioni islamiche sunnite(e l’ISIS è un gruppo che si basa su una versione estremista e integralista del sunnismo).
C’è ovviamente da dire che sarebbe stato auspicabile se invece della sola Parigi si sarebbe sentito parlare maggiormente delle stragi di Beirut,del Sinai o di quella meno recente in Kenya, ma c’è anche da riconoscere che sarebbe alquanto difficile equiparare ogni episodio terroristico senza contestualizzazione e tanto meno indire un minuto di silenzio per ogni strage, al massimo su quest’ultimo punto si potrebbe creare una specifica apposita “giornata di ricordo” contro il terrorismo in generale, ma questo sarebbe già un’altro discorso.
NOTE:

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