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Il pensiero,la storia e l’attivismo di Angelo Quattrocchi: dai movimenti controculturali passando per la casa editrice “Malatempora”

Di Andrea Zampieri

Se c’è una figura italiana che più di altre ha rappresentato tutte le peculiarità dei movimenti underground in Italia è senza dubbio quella di Angelo Quattrocchi.

Ogni sua manifestazione editoriale, politica e artistica, sempre in piena rottura con gli schemi precostituiti, s’è sempre sviluppata per piccoli passi, presto affidata su lunga distanza a quel tam-tam tipicamente underground che era ed è il caro, vecchio fenomeno del “Passaparola”.
Soprattutto agli albori, quando la “rete” non esisteva, ed ogni iniziativa si muoveva in ambito anche internazionale solo grazie agli sforzi di quella “Setta di Insetti” che era la comunità underground, misurando le distanza tra persone in chilometri e giornate di viaggio, e non in Bytes al secondo. Ogni passo era un passo reale.
Ma erano passi decisi, fatti in direzioni precise, immaginando orizzonti ampi, ma ben delineati.
Fino a realizzare un mondo culturale ed editoriale pressoché unico in Italia, prima con il fenomeno di Stampalternativa, e poi con l’editore Malatempora.
Nel mezzo, una serie sterminata di iniziative provocatorie, folli, scellerate e giocose, a volte dal piglio egocentrico tipico di Angelo, ma sempre decisamente efficaci.
Basti pensare alla oramai storica Lista Ippi, presentata alle elezioni politiche del 1972 insieme a Marcello Baraghini, con la complicità artistica di Matteo Guarnaccia per la realizzazione del noto simbolo di partito.
Oppure alla diffusione di testi decisamente scomodi per le epoche in cui Angelo decise di spingerli nelle mani dei lettori come benevole bombe emotive pronte ad esplodere per espanderne la coscienza. Penso, ad esempio, ai titoli “E quel maggio fu rivoluzione”, uscito a ridosso del maggio francese, “Come e perché difendersi dalla TV”, “Oltre la gelosia, l’Amore”, tutti scritti di suo pugno, ma anche ad una valanga di altri titoli e di altri autori che Angelo ha promosso e distribuito con le sue edizioni, dedicati alle tematiche dell’omosessualità, del vegetarianesimo, dell’incubo del G8 di Genova, e delle utopie comunitarie e movimenti hippi negli anni Settanta.
Tutto materiale che oggi, in tempi di piena crisi ideologica, è possibile riscoprire attualissimo grazie al catalogo di Malatempora (http://www.malatempora.com ).
Tutto quanto fin qui accennato è solo una piccola parte di quello che Angelo ha realizzato in una quarantina d’anni di militanza nelle prime file del movimento Underground internazionale ( Ha scritto e ravvivato anche testate underground oltre confine quali ad esempio OZ ). In rete è possibile trovare ampia documentazione in proposito, e meglio ancora sarebbe leggere il paragrafo dedicato ad Angelo nel libro Underground Italiana di Matteo Guarnaccia per farsi un’idea precisa sulla sua vita dal punto di vista artistico ed editoriale.
Ma qui vorrei ricordare e celebrare Angelo, che non ho avuto occasione di conoscere personalmente, ma tanto mi è caro per quanto sopra accennato, anche per quel che ha saputo rappresentare dal punto di vista personale, oltre che editoriale.
I due punti di vista, in effetti, convergono, come accade per le persone che esprimono coerenza in tutto e per tutto, dono più unico che raro di questi tempi.
Così accade che se si cerca in rete su canali nemmeno tanto alternativi, ci si imbatte in diverse testimonianze di amici di Angelo che ne descrivono gli aspetti più personali, per scoprire con positivo stupore che l’uomo e l’editore erano davvero la stessa persona.
Una persona spesso egocentrica, genuinamente schietta, a volte benevolmente polemica, difficilmente disposta a capitolare, ma che sviluppava queste caratteristiche per diffondere idee ed arricchire il pensiero degli altri, non certo per autocelebrarsi.
Tra i ricordi più personali (ma non dimentichiamolo, negli anni Settanta si diceva che “Il personale è politico”, e mai come oggi questo è ancora vero…) troviamo i racconti di amici che hanno partecipato agli incontri che Angelo teneva regolarmente a casa propria, aperti a chiunque avesse voglia di mettersi in gioco in un naturale fenomeno di scambio culturale, intellettuale, emotivo e fisico senza alcun limite precostituito se non il rispetto per sé e gli altri.
Una casa letteralmente sempre aperta, laddove l’apertura era intesa in senso strutturale ed attitudinale.
Tanto l’attività di editore ed agitatore controculturale quanto i gesti più personali insieme a molti altri dettagli della vita di Angelo hanno insegnato a diverse generazioni recenti come muoversi e sopravvivere combattendo pacificamente, ma con grande forza, le regole dell’establishment editoriale e non.
Quando si dice “Una vita vissuta nell’underground”, non si può non pensare ad Angelo.
La sua dipartita però, è avvenuta nel 2009 per una malattia che l’ha consumato piuttosto rapidamente, in un modo stranamente silenzioso, senza i clamori e i riconoscimenti ufficiali che pure un ambito sotterraneo e non allineato avrebbe dovuto riservargli.
Per questo le mie poche righe rappresentano semplicemente l’intenzione di non dimenticare una figura che a distanza di anni dalla sua scomparsa continua a sopravvivere attraverso il duro lavoro dell’editore Malatempora, del quale Angelo rappresenta ancora in pieno lo spirito.


….
Di Duccio Dogheria
Nel 1971 pubblica Roman High, bilingue, 5 numeri in tutto, l’ultimo dei quali è contemporaneamente il primo della storica rivista Fallo!,
 Nel ‘72 lo vediamo esponente della lista del partito Ippi (sic), mentre poco dopo appare in tribunale per la pubblicazione di Oltre la gelosia l’amore. Se il suo scritto più noto è forse E quel maggio fu rivoluzione, cronaca del ’68 parigino che Quattrocchi visse in prima persona, non meno interessanti le sue controinchieste Come e perché difendersi dalla TV , Veridica storia dei giubilei eLa battaglia di Genova. Di argomento assai diverso il suo ultimo lavoro, Carnalità, 99 brevissimi racconti erotici che toccano tutti i generi, dallo storico al fantascientifico al rosa al noir.

Nel 1998 fonda la casa editrice Malatempora, una cinquantina di testi diversissimi fra loro ma di matrice generalmente controculturale e movimentista: dall’analisi critica della contemporaneità alla storia dell’underground, dalla fiction estrema a quella nostrana (Nel paese di berlusconia), il tutto venduto attraverso canali in genere poco tradizionali (Internet e librerie dei Centri Sociali).
Questo il suo intervento:
Sono andato a Londra nei primissimi anni ‘60 ove ho avuto occasione di vivere una stagione beat (le marce di Aldermaston contro l’atomica) e in seguito hippy, quando arrivarono i Beatles. Lì collaborai con alcuni giornali underground, a cominciare dal londinese OZ Magazine. Nei primi ‘70 finisco a S. Francisco, ove scrivo per alcune riviste fondate insieme a John Wilcock, mitica figura dell’under transatlantico a New York (fondò con Mailer il Village Voice, e io ci scrissi…). Torno in Italia che sono già hippie e deciso ad aprire una stagione psichedelica qui, come l’avevo vissuta fuori, cercando di coniugare il politico e il personale, perché sono nato in quella temperie. In seguito sono andato a partecipare alla rivolta indiana dei Sioux a Wounded Knee, la cui cronaca ho ripubblicato ora in Malatempora (nel trentennale, raccontando la nascita del villaggio e la ripresa delle tradizioni indiane, mentre fuori eravamo circondati da CIA, FBI e rangers bianchi: una storia forte a rileggerla oggi, che ha segnato l’inizio del rinascimento indiano che ora è di tutti gli amerindi).
Ritorno in Italia e faccio Fallo!, che si ispira all’amico Jerry Rubin (autore di Do it!), con il quale avevo girato i campus americani. Penso che in qualche modo quel credo, buttarsi nell’azione e lasciare da parte le ideologie, mi abbia sempre accompagnato; anche oggi, che sto chiudendo il libro Movimento(che sarà in giro probabilmente quando leggerete questa), dico, ancora una volta, che la controcultura, la cultura alternativa, non deve avere né ideologie fisse, né leaders e leaderini, e che dev’essere orizzontale, e fare, fare, fare… Che ciascuno faccia quel che più gli piace, quello in cui più crede, contro le infinite malefatte del capitale, da quelle della Monsanto a quelle della Microsoft, per passare alla Novartis. E’ l’unione di politico e di personale (detto brutalmente), è il predicar bene ma il non razzolar male, come è stato per molti leaderini e leaderetti della mia generazione, che spero molto questo secondo movimento riesca ad evitare.Il primo movimento, quello anni ‘60-’70, quello anti-Vietnam, è stato vincente perché ha fermato quella guerra, convincendo i ragazzi che la facevano a disertare… E poi la mia esperienza nel Maggio francese, la cui testimonianza è raccolta ne E quel maggio fu: rivoluzione! (ora riedito da Nautilus, n.d.r.), mio primo libro, in inglese, che per molti è ancora il più forte… (maledizione, ne ho fatti una dozzina, dopo!) e che mi hanno tradotto, con mio grande orgoglio, anche in cinese, a Taiwan, e poi l’hanno contrabbandato dentro alla Cina.

Di Stefano Pistolini
Quattrocchi era un vulcanico casinista, un provocatore, ma anche un esploratore avanti sui tempi di ciò che in America succedeva dentro all’idea di costruire culture antagoniste. Fondò un paio di giornalini belli ed effimeri, dei quali con fatica si trova qualche traccia sulla Rete. Il primo di chiamava “Roma High” e il secondo, più ambizioso, era “Fallo!” come il libro di Jerry Rubin, che per Angelo era l’ispiratore, nonché il compagno di Beverly Axelrod, l’imponente avvocatessa di colore che Quattrocchi gli soffiò sotto gli occhi, portandola con sé a Roma nel lettone di Trastevere ed esponendola agli amici che venivano in processione, ricordando a tutti che, ebbene sì, Beverly era colei a cui i capi delle Pantere Nere s’affidavano per la difesa legale. Insomma Quattrocchi era un prodotto estremo dei suoi tempi, in particolare se visto con gli occhi dei liceali che annusavano quelle aree culturali fuori dai canoni.
Chiudo con alcuni episodi visti coi miei occhi, che aiutano a focalizzare la follia buona del tipo, e a capire che anche da noi ci sono stati gli Hunter Thompson. Dunque ecco l’arrivo di Angelo Quattrocchi al festival di Re Nudo che si tiene a Zerbo, sulle riva del Ticino. Ci sono hippies, tanti studentelli arrapati e pochissima musica. Ma lui riesce a stupire tutti quando giunge sul posto, in cospicuo ritardo, e si fa montare un enorme wigwam, la tenda autentica degli indiani d’America che chissà com’era riuscito a procurarsi. Poi ci si chiude dentro, con la Beverly al debutto italiano, e per due giorni furono solo invidiati grugniti di piacere. Un’altra volta a Roma, anni Settanta: seguendo l’esempio di Jerry Rubin, Quattrocchi fonda il partito “ippi” (quello Usa si chiamava yippie, ma la sostanza, se la vogliamo chiamare così, era la stessa), insomma pace, molto amore e sfilatini per tutti. Siccome in quei giorni a Roma arriva Joe Cocker, all’epoca lo show più trendy del mondo (!) dopo “Mad Dogs and Englismen”, Quattrocchi s’inventa che sarà Joe a mettersi alla testa della prima (e ultima) dimostrazione pacifica degli “ippi” – programmata per piazza San Cosimato, ovvero sotto casa sua.

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