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La storia di Rossella Fidanza, vessata e distrutta psicologicamente dalle banche



Di Rossella Fidanza

Mi è stato chiesto più volte di parlare della mia storia, di scriverla, affinché possa essere d’aiuto a coloro che sono alle prese con le vessazioni bancarie e che, presi dalla disperazione, compiono gesti dai quali non si può più tornare indietro.
 
In molti che mi seguono sanno che io ho passato per più volte anche quella fase, e che quotidianamente combatto affinché la mia esperienza possa arrivare alle persone che credono di non avere più scelta, facendo loro comprendere che al contrario non solo questa alternativa esiste, ma che sta diventando alla portata di tutti, grazie al lavoro di chi come me, più importante di me, studia sistemi che possano permettere di liberarsi di una schiavitù imperante.
 
Non nascondo di aver avuto anche proposte economiche di un certo rilievo, sia per fermare la mia “opera” che per commercializzarla.
 
Per una persona che fatica a sopravvivere come me, è una manna dal cielo.
 
Ma io le ho sempre rifiutate,  non certo per snobbismo, ma perchè avrebbero snaturalizzato il senso del mio operato: sono mossa da una fortissima motivazione, quella di veder finire una mattanza a cui stiamo assistendo inermi da anni, ma soprattutto di tornare ad essere un Paese Sovrano, che mette dove meritano i delinquenti che ci hanno portato a questo punto.
 
No, non la galera. I lavori forzati. Anche se per molti basterebbe farli lavorare 12 ore al giorno in un call center per 600 euro al mese per vederli morire.
 
Ma la Legge Aurea che seguo, grazie al mio insegnante spirituale, mi porta ad astenermi dal praticare le cosiddette azioni nocive, in modo da raggiungere la mia personale liberazione e consapevolezza.
 
Tutto ciò premesso, riflettendoci attentamente, ho pensato che un libro che racconti in prima persona tutte le sensazioni tragiche che ho vissuto io a causa degli atteggiamenti dei bancari, potrebbe essere davvero d’aiuto per chi le sta vivendo adesso: non siete soli, io le ho passate, a fatica le ho superate, anzi, le sto superando ancora, ma ho capito che esiste una luce dal tunnel.
Io, stuprata dalle banche.
 
Questo sarà il suo titolo, diviso in due parti: la prima dove la mia anima si metterà a nudo per raccontare tutto ciò che ho subito. La seconda dove invece troverete ogni consiglio e strumento per difendervi in modo concreto e definitivo dall’egemonia del sistema bancario. Entrambe saranno precedute da una prefazione di illustri esperti, che mi hanno onorato del loro consenso.
 
Lo so, il titolo è forte.
 
Ma quando si parla di stupro si pensa solo a qualcosa di fisico, ebbene io ne ho subito per anni uno ben più grave: stuprata psicologicamente dalle banche.
 
Ho deciso oggi, dopo aver parlato con una persona che era davvero disperata e che invece ho lasciato dopo un’ora con una speranza sincera, di condividere con voi il primo capitolo della prima parte. Se non vi piacerà, liberissimi di dirlo, ma ricordate: è un’anima che parla.
 
Buona lettura.
 
Capitolo I
 
Solo chi ha vissuto sulla propria pelle, anche se in minima parte, l’esperienza che sto per raccontare, può comprendere il senso di un titolo tanto forte. 
 
L’essere stuprata è l’esperienza di certo più infima e devastante che una donna possa mai provare. 
 
Ti lascia un senso di vuoto interiore che difficilmente riuscirai a colmare, neppure con il tempo, perché questo sarà un ricordo che più cercherai di rifuggire, più ti tornerà alla memoria nei momenti in cui meno te lo aspetti. 
 
Ti senti in colpa, sola, sporca, ti chiudi al mondo e vorresti farlo anche alla vita. 
 
Io non lo nascondo, ho provato tutto, anche quest’ultimo aspetto, e l’ho provato da sola, perché nessuno ha saputo o voluto comprendere il dolore dilaniante che mi ha pervaso, lasciandomi una cicatrice tanto profonda che ci vorranno anni per riuscire a mitigare. 
 
Mi si può contestare: scusa, come fa una banca a stuprarti? 
 
Semplice. 
 
Ti toglie dignità, ti incute terrore, ti toglie ogni tipo di volontà o capacità di reazione, ti fa sentire una ladra o una delinquente se non adempi ai suoi voleri, ti massacra psicologicamente al punto che preghi ogni notte prima di andare a dormire di non svegliarti più. Ma sai che non dormirai, e se lo farai rivivrai costantemente l’incubo quotidiano nei tuoi sogni travagliati.
 
Non è uno stupro questo? 
 
Vero, è peggio. 
 
Perché mentre uno stupro è un’azione violenta che si subisce una sola volta, le medesime sensazioni una banca te le fa provare tutti i santi giorni, per mesi, anni, fino a che non ti vede crollare. 
 
Lo scopo finale è questo: distruggerti per potersi appropriare di tutto quanto rappresenta un valore nella tua vita. 
 
A me è successo così, e sono convinta che chiunque sia passato per questa via possa testimoniare la stessa sensazione. 
 
La mia è la storia di una piccola imprenditrice che ha lavorato onestamente a partire dal 1997, vedendo crescere con fatica e grande dedizione la propria azienda, facendola diventare un fiore all’occhiello della mia zona di residenza ed un nome che significava fiducia. 
 
Mi è costato tantissimo arrivare a questi risultati: all’inizio ho completamente rinunciato alla mia vita privata ed alla gioventù spensierata che dovrebbe appartenere a qualsiasi essere umano. Diventata mamma, pur di seguire un’attività che mi assorbiva completamente, ho tolto tempo a me stessa ed a mia figlia: mi sono persa i suoi primi sorrisi, il raggiungimento dei suoi grandi traguardi. 
 
Alla sera rientravo, con incredibili sensi di colpa, e sentivo i racconti fatti da chi la curava riguardo ai suoi progressi quotidiani, tenendola in braccio, cullandola, amandola con tutta l’anima e ripetendomi il mantra: lo stai facendo per lei. 
 
Era vero. 
 
Accettavo qualsiasi parola, anche la meno gentile, pur di poterle garantire un futuro, che è stato rubato a lei in primis e a me dopo, quando le banche ci hanno ridotto sul lastrico, senza una motivazione valida. 
 
Ogni sacrificio che ho fatto ha perso di significato. E quando sono sola, a distanza di oltre un anno, ancora non riesco a trattenere le lacrime per ciò che ho subito e di contro ha subito la mia famiglia, anche se ho cercato in tutti i modi possibili di proteggerla. 
 
Ci sono riuscita? 
 
Non lo so, non sono certa che la mia bambina sia passata indenne dal periodo più nero della mia vita, che non abbiano danneggiato anche lei che, cresciuta, vedeva la mamma nascondersi e poi la sentiva piangere a dirotto. 
 
Però mia figlia è stata l’unica nella sua innocenza a ripetermi sempre: abbi fiducia mamma, riuscirai ad uscire da questo momento e non ci saranno più persone che ti faranno del male.
 
Per assurdo, la sensibilità di una bambina è stata l’unica forza che ho trovato per poter reagire, con fatica immensa.
 
Perché gli adulti non riconoscono una malattia che non si manifesta a livello fisico ma solo psicologico, non sono in grado di affrontarla, il buio fa paura a tutti. Ti stanno vicino fino a che vedono le prime reazioni che sono inevitabilmente legate al tuo corpo, deperisci giorno dopo giorno, ma quando capiscono che non è legato ad alcun brutto male fisico bensì ad un tunnel cupo che ti attanaglia fino a non farti più respirare, mangiare, dormire, che ti porta a vivere attacchi di panico ed a fare gesti disperati, che sono in realtà una grandissima richiesta di aiuto, bé, in quel momento ti girano le spalle.
 
Credendo di non farlo.
 
Ma tu sai che è così. Tu sola a combattere contro un mostro interiore ed uno esterno ancor più grande: entrambi con lo stesso scopo. Vederti soccombere.

 

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