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La scienza non confuta l’esistenza di Dio:l’interessante tesi dello scienziato israeliano Amir Aczel

Di Mirco Baldacci
Amir D. Aczel
“Perché la scienza non nega Dio”
Raffaello Cortina Editore, Milano. 2015, pp. 246 (euro 21,00)
“In questo libro io non mi sono affatto proposto di dimostrare l’esistenza di Dio sotto alcuna forma. Miravo, invece, a mostrare in maniera convincente, spero, che la scienza non ha confutato che Dio esiste”. Sintetizza così Amir Aczel, divulgatore scientifico israeliano, naturalizzato americano, il lavoro presentato nel suo libro “Perché la scienza non nega Dio”. google_ad_client = “ca-pub-1420052409712884”; google_ad_slot = “1767390444”; google_ad_width = 300; google_ad_height = 250; Un altro protagonista in più all’eterna discussione tra scienza e fede.
Qualche antefatto. Tutto ha avuto inizio con un dibattito televisivo in Messico, in cui Richard Dawkins ha avanzato una tesi: le nostre conoscenze di fisica costituiscono la nuova e principale fonte di prova che qualsiasi congettura a proposito di un creatore non sia affatto necessaria. In quell’occasione l’autorevole biologo evoluzionista si è trovato di fronte al fisico Amir Aczel.
Aczel nel saggio si propone di confutare, con autorevolezza e competenza, i nuovi argomenti di Dawikins, che ha avuto la pretesa di sconfinare in un campo non propriamente suo: quello della fisica. Lo fa in un contesto culturale che sembra aver accettato due convinzioni abbastanza diffuse: oggi scienza e fede non possono coesistere in alcun modo ma, anzi, si contrappongono; e, addirittura, la scienza può essere utilizzata per smontare gli argomenti della religione.
Richard Dawkins cita il celebre scambio di battute fra l’imperatore Napoleone Bonaparte e il brillante matematico francese Pierre-Simone de Laplace. Quest’ultimo fece dono del suo libro Meccanica celeste, nel quale dimostrava come la fisica newtoniana governasse le complicate interazioni tra i pianeti, a Napoleone. L’imperatore lo lesse, e poi disse al matematico: “avete scritto un intero libro sul mondo senza menzionare il suo creatore”. La risposta di Laplace fu: “Sire, non ho avuto bisogno di quell’ipotesi”. Secondo Aczel, Dawkins trascura la parte finale della storia: in seguito, Napoleone riferì questo scambio di battute con Laplace a un altro grande matematico francese, Joseph-Louise Lagrange. La risposta di Lagrange fu: “Ah, ma è un’ipotesi così bella; spiega tante cose”. Come si evince da questo scambio di battute, all’epoca esistevano concezioni differenti anche fra i maggiori matematici e astronomi. La tesi di Aczel è che oggi, invece, la stragrande maggioranza degli scienziati si è allineata al pensiero del neoateismo.
Il fisico israelo-statunitense passa in rassegna nella prima parte i vari motivi per cui nelle civiltà umane è sorto il bisogno di credere in un’entità sovrannaturale. Addirittura, scienza e religione andavano di pari passo, quando addirittura non coincidevano. Tuttavia, nega che le Scritture possano essere interpretate alla lettera trattandosi invece di eventi con un valore allusivo metaforico.
L’autore propone poi una disamina delle più prestigiose teorie, dal Big Bang, scoperto dal sacerdote cattolico belga Georges Lemaître, ai quanti alla relatività. Tutte queste teorie, secondo Aczel, non hanno fornito alcuna prova che l’idea di un creatore debba essere necessariamente errata. Come può la meccanica quantistica predicare qualcosa su Dio se le sue leggi sono complicatissime? Le sue leggi sono così incomprensibili per noi da dare ragione alla celebre frase di Richard Feynman: “Se pensate di aver capito la fisica quantistica, allora non avete capito la fisica quantistica”. In nome della scienza quindi, sostiene Aczel, non si può affermare che Dio non esiste: si tratta di qualcosa di inafferrabile e inconoscibile, che trascende la conoscenza umana.
Questo saggio è una risposta forte al neoateismo, che vede nella scienza la sua più potente alleata contro Dio. Aczel sostiene che il compito della scienza sia quello di perseguire la verità, e  questo significa difenderla. Scienza e fede possono, nella sua visione, coesistere, in un clima di mutuo rispetto e tolleranza. C’è ancora spazio, dunque, per l’interrogazione a un tempo filosofica e teologica sul creatore del mondo. Al termine di questa lettura resta la convinzione che l’effettiva esistenza di un Dio risponda a un bisogno individuale meritevole di rispetto come ogni altra scelta che risponda a un intimo bisogno di consolazione e speranza.
Articolo prodotto in collaborazione con il Master sgp della Sapienza Università di Roma

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1 comment

Paolo nullo Pedone Giugno 30, 2015 at 12:13 pm

Cantarsi una canzone, che poi passa

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