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“La Sardegna sotto il tallone della Nato”

Intervista  di Federico Dal Cortivo a Angelo Ledda, coautore del libro “Servitù Militari in Sardegna-Il Caso Teulada”
Il governo di Mr Monti voleva tagliare anche il fondo per le vittime dell’Uranio Impoverito, portandolo da 21 a 11 milioni si euro.
Un gesto vile, l’ennesimo di questo “governo delle banche”, bloccato dal coro di proteste che si è prontamente levato. Oltre al danno sarebbe stata anche la beffa per le migliaia di militari italiani contaminati in questi anni nei vari teatri operativi dove hanno operato in ambito Nato, a cui si dovrebbero aggiungere i civili abitanti nelle zone limitrofe ai poligoni militari.
Questi ultimi si trovano in Sardegna, la grande isola italiana nota per le sue bellezze naturali, ma che da anni è sede d’importanti installazioni militari della Nato come i poligoni interforze di Capo Teulada-Salto di Quirra-Capo Frasca, cui si aggiungono le basi di Decimomannu, La Maddalena Tempio e Tavolara.
Da decenni questa terra italiana subisce le cosiddette “servitù militari”, che non sono attuate per interessi nazionali, giacché il Trattato di Pace sottoscritto dopo la sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale ci proibisce d’installare nostre basi aeronavali nell’isola, ma degli Stati Uniti e dell’Alleanza Atlantica.
E proprio partendo da quest’ultimo aspetto, poco conosciuto dal grande pubblico, come il servaggio militare, fino ad arrivare a oggi con i recenti fatti legati  all’intervento della Magistratura che sta indagando sui numerosi casi di morti sospette connesse con l’Uranio Impoverito, che abbiamo deciso d’intervistare Angelo Ledda, coautore con Guido Floris del libro “Servitù militari in Sardegna-Il caso Teulada”.
D: Dott Ledda, che cosa l’ha spinto ha scrivere un libro a due mani con Guido Floris sul servaggio cui è costretta la Sardegna da oltre cinquanta anni e il comune di Teulada in particolare, fino ad arrivare a oggi con le drammatiche notizie concernenti i morti da contaminazione di Uranio Impoverito?
Cominciamo con qualche numero. L’isola è gravata del 66% delle servitù militari italiane: 24.000 dei 40.000 ettari nazionali. Il 95% di questi 24.000 ettari è occupato da tre poligoni permanenti terrestri, aerei e navali: Poligono Interforze salto di Quirra (Pisq) h. 12.700, Capo Teulada h. 7.200 e Capo Frasca h. 1.416.
Capita, in questa nostra società, per una sorta di incosciente fatalismo, che ci si abitui a tutto, anche alle cose peggiori, anche alle soverchierie più palesi.
Le servitù militari in Sardegna erano la cosa più normale per tutti, cittadini e politici. Quel che avveniva era a conoscenza delle alte sfere militari e politiche: distruzione del territorio, dell’habitat e degli abitanti, militari e civili. Ma bisognava farsene una ragione. Gli accordi internazionali non lasciavano scelta. Di fronte alle prime deboli denunce, chi di dovere fece finta di niente. I diretti responsabili iniziarono a parlare di fatti circoscritti, di mali necessari, di doveri per il mantenimento della pace e della sicurezza nazionale e internazionale. Poi, quando la macchia del male si faceva  sempre di più evidente,  si fece finta di indagare (commissioni militari e parlamentari di inchiesta), si negò l’evidenza, si stabilirono indennizzi per danni (talvolta senza mantener fede). Qualche “esperto” lanciò l’ipotesi che i danni non erano provocati “direttamente” dai miasmi di morte sparsi a larga mano, ma dai vaccini ai militari, per esempio! E i civili non vaccinati?
Un bel giorno il procuratore di Lanusei competente per territorio, Domenico Fiordalisi, con un coraggio civile incredibile, ordina al fisico nucleare dell’Università di Brescia e del Cern di Ginevra, Evandro Lodi Rizzini, di riesumare diciotto cadaveri di altrettanti allevatori deceduti per leucemie e linfomi che avevano i pascoli nei terreni del poligono di Quirra – Perdasdefogu (30 marzo 2011). Due mesi dopo mette gran parte del poligono sotto sequestro. A novembre dello stesso anno la prima parte dell’indagine si conclude con l’accusa di disastro ambientale doloso nei confronti dei generali che avevano comandato il poligono di Perdasdefogu – Quirra dal 2004 al 2008, e di due chimici per aver falsificato parte dei controlli ambientali nel poligono. Gli esami, marzo 2012, riveleranno la presenza di torio radioattivo in misura superiore alla norma nelle salme dei 18 pastori. La cerchia degli indagati si allarga sino a comprendere anche il sindaco di Perdasdefogu.
Altro passo importante che forse permetterà la fine dei danni delle servitù in Sardegna è stato il lavoro e le relative conclusione dell’ultima inchiesta senatoriale (deliberazione del Senato del 16 marzo 2012). Con l’apporto determinante del senatore gallurese Pier Sandro Scanu. Le conclusioni, finalmente, hanno svelato quanto solo i ciechi non vedevano. Eccole:  gran parte del territorio sede dei poligoni sardi è altamente inquinato, con potenziale rischio per la salute. Ci sono state morti sospette tra civili e militari. Le guerre simulate e i test sono stati effettuati senza gli accorgimenti di legge. E’ urgente intervenire col proibire da subito le attività gravemente nocive per l’ambiente e le persone. Prevedere, a breve termine la chiusura dei poligoni di Teulada e Capo Frasca, bonificare e riconvertire le attività di Quirra.
Quando è uscito il nostro libro, primavera 2010, erano già stati denunciati, soprattutto tramite stampa, casi clamorosi e evidenti di danni provocati a persone impegnate nelle così dette missioni di pace o che avevano prestato servizio presso i poligoni militari. Si contavano addirittura centinaia di casi di malattie emolinfatiche, mortali e non, che era difficile non attribuire alle esperienze vissute nei poligoni. Ma, come detto, si deviavano facilmente le responsabilità.
Noi autori abbiamo voluto raccogliere tutte le problematiche legate ai poligoni e alle all’utilizzo delle nuove armi sperimentate e presentare il tutto al pubblico in modo sistematico e documentato. Ci piace pensare che ciò forse ciò ha contribuito a smuovere acque stagnanti.
D: Ci parli di come lo Stato italiano, ma forse sarebbe meglio dire la colonia Italia, visti gli interessi Nato in ballo, ha espropriato la terra agli abitanti.
Si, sono dell’avviso che il governo nazionale sia stato un semplice esecutore di ordini, abbia svolto solo il ruolo di scelta del territorio secondo i criteri imposti dall’alleanza atlantica.
I criteri guida della scelta imposti dalla Nato per l’ubicazione dei poligoni sono stati: ubicazione nel Mediterraneo, il più possibile distante dai centri urbani, immense distese a disposizione. Quindi, carta geografica davanti: Sardegna, l’esteso altipiano di Perdas, le “desolate” colline e spiagge incontaminate di Teulada e di Arbus (Capo Frasca). Difficoltà praticamente inesistenti. A Quirra siamo pressoché su un altro pianeta e si può sparare e sperimentare qualsiasi porcheria. A Teulada, colline, pianure e mare, vivono comunità di contadini e pastori, per loro da sempre unico sostentamento. -Arriva lo sviluppo, starete molto meglio- riavrete molto di più se lasciate i vostri campi – è stato detto e promesso dai funzionari dell’esercito e dai politici regionali e nazionali. Qualcuno, pochi, hanno abboccato, altri, la maggior parte, hanno prima nicchiato e poi respinto la proposta. Per i tardi a capire arrivarono i militari in camionetta e fecero sgombrare. – Dove andiamo, di grazia?- E perché avete il cervello?-
D: Quale fu il prezzo pagato dallo Stato per gli espropri? In Sardegna, lei c’informa, sono circa 24.000 gli ettari adibiti a poligoni e 13.000 come servitù militari, in Europa nessuna nazione raggiunge tali cifre.
Gli espropri furono regolati dalla legge 2359 del 26 giugno 1865 (esatto 1865) che permetteva l’occupazione temporanea di suoli e fabbricati tramite un semplice dispaccio emanato dal Comando Militare e comunicato all’amministrazione comunale ove erano situati i beni. A partire dal 1951 giungono al Comune di Teulada dispacci della XV Legione territoriale della Guardia di Finanza di Cagliari, che invita l’amministrazione locale a informare la popolazione residente che in determinati giorni si sarebbero svolte esercitazioni militari: di qui la necessità di sgomberare da persone e animali i luoghi interessati.
Con inizio nel 1956, a Teulada, si attiva un massiccio esproprio di beni di proprietà privata. L’operazione è accompagnata da un dispaccio del Ministero della Difesa. Tra i proprietari dei terreni e  un funzionario della Sottodirezione Autonoma Lavori del Genio Militare della Sardegna veniva redatto un verbale di consistenza che identificava il proprietario, i dati catastali dei terreni e la loro qualità in relazione alle colture e alla presenza di alberi, e i fabbricati in base al loro stato di conservazione. Successivamente veniva stabilito l’importo in base a un preziario. La pratica di esproprio era, per lo più, patrocinata dall’EPACA (ente di patrocinio e assistenza per i cittadini e l’agricoltura). Attorno agli espropri fiorì una fitta rete di interessi a danno degli agricoltori, non sempre tutelati dalle loro organizzazioni e dal potere politico.
Il prezzo pagato per gli espropri è rimasta una questione mai sufficientemente approfondita. Secondo le autorità militari i terreni furono pagati molto più del valore commerciale. Un’idea del prezzo dei terreni all’epoca ci è offerto da un contratto di vendita dell’8 dicembre 1949. Si trattava di due starelli, corrispondenti a 0,797.35 ha (uno starello è pari a 0,3986 ha), venduti a lire 185.000, quindi a una media di ettaro di lire 116.000. Se confrontiamo il preziario legato all’esproprio da parte dell’EPACA, le somme pagate al Comune e ai privati sono in linea con il prezzo di mercato. Ma il problema è un altro. Nella maggior parte dei casi i soldi giungevano in forte ritardo, anche di alcuni anni. E intanto? Non esisteva soluzione di continuità e i terreni da acquistare erano per lo più inesistenti.
L’abnorme presenza di poligoni militari concentrati in Sardegna è un caso unico, non raro, al mondo. Teniamo presente che i poligoni di Perdas-Quirra-Villaputzu e quello di Teulada sono i più vasti d’’Europa.
D: E’ vero che, come si diceva allora attorno alle basi ci sarebbe stato sviluppo economico per la popolazione residente? Le basi, si disse, avrebbero portato ricchezza al territorio e lo avrebbero salvaguardato dalla speculazione edilizia. Nel suo libro lei cita il generale Walter La Valle, che nella sua audizione nella Commissione d’indagine conoscitiva dell’8 novembre 2006, parla di un indotto di 250 milioni di euro, ripartiti tra Teulada 60/70 milioni, Perdesdefogu 100 milioni e la parte residua 70/80 milioni tra le basi di Decimomannu e Capofrasca. Il generale Mini fa chiarezza sulla vicenda affermando che anche i nuovi entrati nella Nato non sono disponibili a cedere porzioni di territorio per edificare poligoni, quindi i vantaggi sono minimi se non inesistenti.
Nei dati esposti dal gen. La Valle, sono compresi, e rappresentano la parte preponderante, gli stipendi di tutti i dipendenti del Ministero della Difesa che “lavorano” in Sardegna. Ricordiamo che i militari, graduati e non, provenivano per lo più da altre regioni italiane. Inoltre inglobano anche quella parte del bilancio ministeriale riguardante la leva giovanile a quei tempi obbligatoria. Il personale civile impiegato si riduce, in tutte le servitù dislocate nell’isola, a non più di qualche centinaio di persone, parte delle quali stagionali. Risulta invece che il Ministero della Difesa fa cassa nell’affitto dei poligoni a imprese, anche internazionali, che sperimentano nuovi tipi di armi e di missili. Per quanto riguarda Teulada basti considerare che il paese, a metà degli anni cinquanta, contava oltre seimila abitanti, ridotti oggi a 3.800 circa. L’unico paese costiero della Sardegna in regressione  demografica.
D: E ora veniamo a un tema a dir poco scottante, quello concernente le sperimentazioni di nuove armi o esercitazioni a fuoco congiunte nei poligoni sardi, dove è oramai assodata la presenza di Uranio Impoverito.
Sappiamo che oggi l’utilizzo di munizionamento all’Uranio Impoverito fa parte dell’arsenale di molti eserciti e che è stato impiegato sistematicamente dagli Stati Uniti e dai loro Alleati nei vari teatri operativi, Somalia, Iraq, Serbia, Kosovo, Bosnia, Afghanistan, con effetti devastanti sia sulla popolazione civile, sia sui militari che ne sono venuti a contatto. Qual è oggi la situazione ambientale, poi parleremo di quella umana, in Sardegna, Dott. Ledda?
Finalmente nessuno, oggi, anche quanti lo hanno fatto spudoratamente per anni, ha più il coraggio di negare l’utilizzo a piene mani di armi all’uranio impoverito in Sardegna. La verità era nota ai responsabili, ma si utilizzavano sistemi tali per cui, chi doveva verificare e vietare, faceva in modo di poter dire che …  a noi non risulta l’utilizzo. La norma era l’autocertificazione da parte degli eserciti e delle imprese che si addestravano. A cose avvenute i responsabili dei poligoni si limitavano a richiedere una relazione che dichiarasse quali erano state le attività svolte. Nessuna verifica successiva. Questo per lunghi anni.
Finalmente qualcosa si ammette. La terza Commissione Parlamentare di inchiesta, la penultima, con un sottilissimo gioco di parole, dichiarò (12.02.2008) che “pur non potendosi affermare, ma neppure escludere la relazione tra l’evento morboso (la malattia mortale) e la causa scatenante (il contatto con ambienti inquinati dall’utilizzo di armi nei poligoni sardi), il fatto stesso che l’evento si sia verificato costituisce di per sé, a prescindere cioè dalla dimostrazione del nesso diretto, motivo sufficiente per il ricorso  agli strumenti risarcitori”. Poco tempo dopo entra in campo, a piedi uniti, il Tribunale di Firenze, Sezione II Civile, che condanna il Ministero della Difesa al risarcimento del danno subito da un ex militare che aveva contratto il linfoma di Hodgkin.
D: Il Presidente dell’Associazione Nazionale Assistenza Vittime Arruolate nelle Forze Armate, Falco Accame, parla di circa 3.761 casi di contaminazione a livello nazionale tra il personale militare assegnato sia all’estero, che nei poligoni; in pratica i 44 casi di cui si parlavano all’epoca della Commissione Mandelli, ha proseguito Accame, sono diventati quasi 4000. Quanti sono i casi finora accertati di militari deceduti o ammalati in Sardegna? Accame riferisce di altri due casi recentissimi, un Maresciallo ammalato di tumore ora in pensione e di un altro militare.
Una stima numerica esatta sui morti, militari e civili in guerra, militari e civili nei poligoni e attorno ad essi, è impresa impossibile.  Da non trascurare il fatto che, per anni, un militare che si ammalava, non “osava” denunciare la sospetta eventuale causa della malattia. Neppure i parenti trovavano il coraggio di farlo. Purtroppo succede ancora. A parte i dati forniti dalla Commissione Mandelli che alla fine parevano voler dimostrare che l’uranio impoverito è giovevole alla salute, giacché risultava che la media dei tumori nelle località contaminate dall’uranio è inferiore a quella della media nazionale. Ritengo prudenti e documentate, anche se approssimative per difetto, le cifre fornite dall’Associazione vittime uranio: 174 militari deceduti, 2.500 affetti da patologie collegate. Tali dati non comprendono neppure il personale non più in servizio al momento della morte e della malattia perché congedato o in pensione, nonché mancherebbero i reduci della guerra del Golfo, della missione in Somalia, della missione in Bosnia e tutto il personale impiegato nei poligoni della Sardegna (Capo Frasca, Capo Teulada, Salto di Quirra). Senza tema di allontanarci dalla verità si può affermare che i morti dichiarati che hanno frequentato i poligoni sardi siano intorno alla centinaia. Di una parte di essi il nostro libro fornisce, oltre al nome e cognome, particolari esperienze lavorative e sanitarie.
D: A Quirra il giudice Fiordalisi ha chiesto il rinvio a giudizio per 20 persone, tra cui generali ed ex comandanti che si sono avvicendati nel poligono sperimentale interforze di Salto di Quirra, lei che ne pensa?
Ho sopra già detto del lavoro del dottor Fiordalisi, che ritengo un eroe civile che  rischia, forse inconsapevolmente, la propria vita. Si è permesso di mettere sotto accusa alti personaggi che si ritenevano al di sopra di qualsiasi responsabilità, coperti e nascosti dietro il bene della nazione e della patria. Forse per alcuni, la vita di un soldato o di un semplice civile ha un prezzo troppo vile di fronte alle esigenze delle macchine da guerra che assicurano benessere e libertà per tutti. Se cambierà qualcosa di importante sulle servitù militari in Sardegna ritengo sia dovuto all’opera del magistrato e del parlamentare Piersandro Scano.
D: Nel libro lei cita gli studi compiuti dalla dottoressa Gatti che compaiono nella relazione presentata alla prima Commissione parlamentare d’inchiesta sull’Uranio Impoverito. Si parla di “nano particelle”, o nano polveri, corpuscoli di forma sferica di piccolissime dimensioni inferiori a un micron che si producono ad alte temperature, circa 3000°, e sono sotto forma di aerosol quando impattano i proiettili all’Uranio Impoverito contro un bersaglio (possono essere munizioni APFSDS da 105mm o 120 mm anticarro,oppure bombe a guida laser come le GBU 28 dette Bunker Buster, fino ad arrivare ai missili Cruise come il Tomahawk 109), Uranio che è anche presente nelle corazze dei mezzi da combattimento, secondo lei quanto affermato dalla dottoressa Gatti non fa che confermare la pericolosità delle attività svolte nei poligoni sardi, la “sindrome da poligono”?
La dottoressa modenese è stata la prima che ha avuto il merito di dimostrate quanto contenuto nella domanda. Lo stesso termine nanoparticella le appartiene. Nanoparticelle capaci di superare le membrane cellulari e di fissarsi nel Dna, provocando malattie e deformazioni. Lo ha fatto molto presto ma, per convenienza, non è stata presa sul serio, sempre per paura di dover ammettere la gravità di quanto era avvenuto e avveniva nelle pseudo missioni di pace e nei poligoni. D’altronde, gli americani e le altre forze Nato, già dalla fine degli anni ottanta, avevano avvertito anche l’Italia dei rischi insiti nella frequentazione di questo tipo di armi. Essi stessi utilizzavano divise in grado di evitare o per lo meno contenere la contaminazione. I soldati italiani, al loro fianco nei campi di intervento della Somalia, scendevano disinvoltamente in campo operativo in maglietta e pantaloni corti. (Mancava solo il pallone).
D: Per i danni alla popolazione civile sarda, ad esempio, lei cita il paese di Escalaplano, che confina con il poligono di Salto di Quirra, dove sarebbero nati numerosi bambini con  gravi malformazioni.
Anche di questo abbiamo in parte già detto. Certo i dati rivelati ad Escalaplano, a ridosso e spesso a favore di vento del Salto di  Quirra sono impossibili da spiegare senza fare cattivi pensieri nei confronti del “vicino super armato”. Escalaplano è un piccolo paese di circa due mila abitanti. Nel triennio dal 1986 al 1988 sono venuti alla luce 13 neonati con gravi e strane deformità fisiche. In quegli anni nel paesino nascevano 18-20 bambini all’anno. A Quirra stesso, una manciata di modeste case rurali sparse in una vallata racchiusa tra un aspro altopiano di selvaggia bellezza e un’ampia spiaggia da incanto, greggi al pascolo, vigneti, orti, aranceti. Abitanti 150, il 10% si ammala di linfomi e leucemie.
D: Dott Ledda non solo Uranio, ma anche i “campi elettromagnetici” prodotti da potenti impianti radar militari inquinano la Sardegna, ce ne parli.
Ad individuare la presenza di campi elettromagnetici è stato, a metà del 2007, il Comitato popolare di difesa ambientale del Sarrabus-Gerrei. I militari rifiutano la collaborazione, richiesta espressamente. Il Comitato sceglie dei tecnici che operano un censimento  solo sulla popolazione che vive vicinissima alle zone dove vengono le esercitazioni, e dove era nota la presenza di radar potentissimi. Gli esperti volontari riescono a dimostrare la presenza di campi elettromagnetici che avvengono nella banda delle microonde a frequenze superiori ai 3 GHz, attribuibili alle stazioni radar del poligono. Per una fortunata coincidenza il Comitato riesce ad entrare in possesso di un opuscolo top-secret realizzato dal Comitato Tecnico Scientifico della Difesa, presumibilmente attorno al 1980, in cui si spiegano alle industrie belliche e alle forze militari straniere le caratteristiche del Poligono sperimentale. Risulta che dei sei radar sistemati nel poligono, almeno uno ruota attorno ad un asse fisso, segue la direzione dei missili per rilevarne la traiettoria ed è capace di emettere impulsi brevi da 240 chilowatt (i radar ruotano a 360 gradi, anche in direzione dei centri abitati).
Ciò costituisce un enorme pericolosità per la salute. Infatti la legge prevede limiti che non si possono superare mai (40 volt/metro) e altri parametri che non si devono violare vicino a case e scuole (6 volt metro per non più di quattro ore). Quelle installazioni sarebbero dovute essere a 3-400 metri dalle abitazioni se si considerano le emissioni acustiche, 2-3 chilometri prendendo in esame quelle costanti. Invece i radar sono praticamente nell’abitato di Arbatax, di Perdasdefogu, della marina di Tertenia e di Quirra. Sono totalmente illegali. Potrebbero contribuire notevolmente a spiegare l’alta incidenza di leucemia e linfomi.
D: E’ recente il caso vergognoso del governo Monti, che dopo aver cercato di inserire nei tagli antisociali anche il “Fondo per le Vittime dell’ Uranio Impoverito”,   ha dovuto fare marcia indietro, ma resta significativo il fatto, perché dimostra che non vi è la volontà politica, né la sensibilità nazionale, di arrivare in fondo al problema, in altre parole tutelare le vittime e dichiarare ufficialmente chi è il killer che agisce da anni contro i nostri soldati e civili. Dott. Ledda, a che punto è la battaglia intrapresa in Sardegna contro le servitù militari e i poligoni? Lei pensa che si arriverà un giorno allo sgombero da parte della Nato del territorio sardo ?
Non lo penso con convinzione, me lo auguro. Il tentativo di Monti rappresenta eloquentemente come questo problema sia marginalissimo negli interessi dei politici, figuriamoci del potere militare. La Sardegna è estesa e grande, ma i sardi sono pochi, numericamente nemmeno metà della metà dei siciliani. Sul tavolo elettoralistico valgono qualcosa vicino allo zero. Certo forse i sardi dovrebbero far sentire con più energia e vigore la loro voce, e dimostrare un tantino più di concordia interna.
Nel precedente governo Berlusconi era presente un solo sottosegretario, Giuseppe Cossiga. Forse per debito di riconoscenza nei confronti di Francesco, che non si è mai occupato di questo enorme problema della sua terra. Purtroppo, in questi ultimi dieci anni, si è parlato molto più del ponte sullo stretto che della bonifica e del risanamento  delle ampie zone del  territorio della Sardegna dovuto alle servitù. Ad essere sinceri comunque, in questo ultimo anno e mezzo si son fatti dei passi avanti. Speriamo non muoia tutto di nuovo.
Per quanto riguarda l’influenza della Nato, ritengo che il suo potere in questo senso, non sia così decisivo come nel dopoguerra. Ricordiamo che gli stessi americani, circa tre anni or sono, hanno dovuto chiudere e abbandonare la base atomica di La Maddalena, non certamente con piacere, ma su pressioni dell’opinione pubblica e sollecitazione dell’Unione Europea.

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