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La Sardegna al voto tra bombe e minacce

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Al di là della sfida elettorale, che anima soprattutto le piccole comunità e che difficilmente rappresenterà il primo vero test per il centrosinistra che governa la Regione da poco più di un anno se non nelle quattro grandi città con oltre 15mila abitanti – Quartu, Sestu, Porto Torres e Nuoro – il voto del 31 maggio rischia di passare alla storia come quello degli attentati e le intimidazioni ai candidati sindaci e consiglieri.
Gli amministratori locali, e quelli che aspirano a diventarlo, continuano ad essere nel mirino: si assiste nelle ultime settimane ad una escalation di violenza che alimenta la tensione alla vigilia del voto. E’ il caso di Quartu Sant’Elena, terza città della Sardegna per numero di abitanti, dove una grossa bomba carta ha distrutto un’inferriata e una finestra del Municipio. Pochi giorni prima era stata incendiata la porta del garage dell’abitazione del presidente del Consiglio comunale di Carbonia. Ai primi di maggio, invece, due colpi di arma da fuoco erano stati esplosi contro la finestra dell’ufficio del sindaco di Arzana, in Ogliastra.
Atti intimidatori anche a Iglesias, con l’auto del presidente del Consiglio comunale data alle fiamme, e a Sadali, nella Barbagia di Seulo, con un’altra vettura distrutta, quella di una candidata del Pd di origine marocchina. Poi ci sono le scritte sui muri: a Serdiana contro il primo cittadino in corsa per il bis, a Desulo le minacce di morte al sindaco, ricandidato per il secondo mandato. E infine l’ultimo a Siniscola, dove è stata bruciata l’auto di un consigliere comunale.
Sullo sfondo anche gli scandali, con l’inchiesta della Procura di Oristano su un presunto giro di appalti pilotati che ha fatto finire in carcere cinque sindaci, due vice e diversi amministratori comunali. E succede anche che se il sindaco è finito in manette a poche ore dalla presentazione delle candidature, come accaduto a Tonara, a scendere in campo in zona Cesarini è la moglie.
Piccoli screzi si registrano all’interno degli stessi partiti politici. Forza Italia si spacca a Quartu dove tra gli otto candidati sindaco in corsa c’è il primo cittadino uscente Mauro Contini, sostenuto da Fi, Fratelli d’Italia, Noi con Salvini, Destra sociale, Psd’Az e una lista civica, ma anche un candidato non ufficialmente forzista, Tonio Pani, sostenuto però dal consigliere regionale di Fi Stefano Tunis. La coalizione di centrosinistra che ha vinto le regionali nel 2014 è invece compatta sul nome di Stefano Delunas. (Pd, Verdi, Rossomori-Sardegna Pulita, Sardegna Vera, Sinistra Sarda e due liste civiche).
A Nuoro a dividersi è il centrosinistra. Alessandro Bianchi, sindaco uscente, sostenuto da Pd, Sel, Rossomori, Psi, Cd, Partito dei sardi e da una lista civica, se la dovrà vedere con Andrea Soddu, appoggiato da quattro liste civiche più La Base e il Pasd’Az, mentre il centrodestra schiera Basilio Brodu.
Spaccature nel centrosinistra anche a Porto Torres: Luciano Mura è sostenuto da Pd, La Sinistra, Centro democratico, Partito dei Sardi e dalla civica “Proposizione”, ma non da Sardegna vera, che con il Psd’Az e altre due liste civiche punta su Costantino Ligas.
A Sestu su cinque candidati a sindaco, quattro sono donne: Annetta Crisponi per il centrosinistra, Paola Secci per il centrodestra, Maria Fabiola Caria per M5s, Cristina Perra per “Ricostruiamo Libera Mente” e Antonio Mura in corsa con “Alternativa ai partiti”.
Il Movimento 5 Stelle si presenta in tutti i capoluoghi e nelle grandi città: Tempio, Sanluri, Quartu, Nuoro, Porto Torres e Sestu, ma anche in piccoli centri come a La Maddalena.

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