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La resistenza dei curdi contro l’ISIS

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Di Salvatore Santoru

Ieri 19 dicembre le milizie curde che combattono l’ISIS sono riuscite a rompere l’assedio intorno ai villaggi yazidi in Iraq, un’assedio che durava da diversi mesi e che opprimeva fortemente le popolazioni sottoposte ad esso.

A settembre il giornalista Askanews e di TM News Adib Fateh Ali ha girato un documentario nel Kurdistan, intitolato “Io ho visto” dove vengono raccontate le sofferenze di cristiani e yazidi fuggiti dai massacri dell’ISIS, e le disparità di forza tra i miliziani curdi e le armate del “Califfato nero”.

Difatti, al contrario dell’ISIS, i curdi non godono di forti appoggi, nemmeno degli USA e dei diversi paesi dell’Unione Europea impegnati nell’area, e che anzi sono in ottimi rapporti con i paesi del Golfo e la Turchia, che hanno finanziato gli stessi terroristi e, nel caso della Turchia, represso gli stessi curdi con il silenzio dell’UE, che ancora vorrebbe annoverare il paese della mezzaluna rossa tra i suoi membri.



D’altronde quella dei curdi è una lotta che sta evidentemente poco a cuore agli USA, essendo il loro obiettivo la costruzione di una nazione indipendente, e non quello di venire strumentalizzati per progetti imperialisti.

Eh d’altronde per l’attuale UE, sempre più basata sulla distruzione delle identità locali e nazionali, non si può di certo auspicare un sincero aiuto.

Si può ben dire che la questione curda sia a un bivio: o continuare a rimanere un popolo senza Terra, o lottare contro islamismo e imperialismo, che nel Medio Oriente sono due facce della stessa medaglia, e in questo modo porre le basi anche per il riconoscimento della propria autodeterminazione identitaria e nazionale.

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