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La “questione Rom” oltre ideologie e pregiudizi

Di Salvatore Santoru

ln questi giorni si è tornato a parlare fortemente della “questione Rom”, una tematica molto sentita e strumentalizzata da diverse parti politiche, sia di destra come di sinistra.

Quello che manca su questa, come su tante altre, tematiche è una descrizione il più possibile equilibrata, che prescinda da pregiudizi o da ideologie, mentre solitamente si assiste ai soliti battibecchi  politici tra chi spesso interpreta la realtà con i propri pregiudizi (xenofobia) e chi spesso piega la realtà alla propria ideologia (xenofilia ).

Da una parte e dall’altra, si alimentano vere e proprie “isterie collettive”,fondate sulla strumentalizzane di determinati fatti.

Ognuno porta acqua al proprio mulino, e da una parte ci troviamo chi lega i Rom di per sé al crimine, dall’altra chi li idealizza, con i primi che etichettano come “buonista” chi non la pensa come loro, e i secondi che danno del “razzista” a chi dissente dalle loro idee.

La questione dovrebbe essere trattata diversamente, invece da una parte non si fa che alimentare  rabbia e paura, e dall’altra si lucra sul vittimismo e si giustifica tutto.

Personalmente penso che si dovrebbero trattare i Rom come gli altri cittadini che non lo sono, rispettandone la differenza e la loro identità culturale, e pretendendo il rispetto di quelle altrui, come per tutti.

Si dovrebbe tentare di evitare il più possibile generalizzazioni, di avere una visione sul tema non troppo influenzata da pregiudizi, così come d’altro canto non chiudere totalmente gli occhi e lasciar passare tutto.
Invece, purtroppo si è circondati da grande ignoranza bipartisan sulla questione e da continue strumentalizzazioni.

Un’esempio sono quelli relativi a certi episodi, che a volte si rivelano bufale ( ad esempio bambini scomparsi, la cui causa di tale scomparsa viene addossata senza prove subito ai Rom ).

Ma anche dall’altra parte, non è che le cose siano migliori.
Ad esempio, entrando nello specifico, nell’ambito giornalistico è da segnalare la recente denuncia intentata a Massimo Gramellini, per “istigazione all’odio razziale”.

Essa si basa sull’estrapolazione di una frase  decontestualizzata di un articolo del 24 settembre, in cui il giornalista de “la Stampa” criticava la decisione della giunta di centrosinistra di  Borgaro, di realizzare due corse separate del bus, una per i Rom e l’altra per tutti gli altri cittadini.

Leggendo l’articolo, ci si rende conto che è tutto tranne che “razzista”, tanto che su Facebook lo stesso giornalista ha ricordato che diversi lettori l’hanno considerato sin troppo “buonista”.

La denuncia all’Ordine dei giornalisti e l’esposto alla Procura di Torino per “diffamazione e istigazione all’odio etnico/razziale”, intentata da l’Istituto di Cultura Sinta di Mantova e dall’ “Osservatorio contro le discriminazioni provinciale”, si basa sull’estrapolazione di alcune frasi, sicuramente esagerate e infelici, ma del tutto decontestualizzate dal discorso.Per essere precisi tali frasi sono :
 “ Le leggi valgono per tutti ed è inaccettabile che la comunità rom si arroghi il diritto di violarle con sistematicità, adducendo il rispetto di tradizioni che giustificano il furto e l’accattonaggio infantile .

Chiaramente, lette in questo modo totalmente decontestualizzato tali frasi possono ricordare certi discorsi demagogici che si sentono spesso, ma l’intento del giornalista era certamente ben altro, come ben si capisce leggendo l’articolo.

Per inciso, tali frasi sono riferite sia a diversi episodi avvenuti a Bulgaro che in altri posti, che spesso vengono giustificati. 

Si tratta del furto e dell’aggiotaggio, che per quanto sia scomodo dire senza dare adito a strumentalizzazioni, fanno parte, per diversi motivi culturali e storici, della tradizione dei Rom, così come d’altro canto tale tradizione è ricca di elementi positivi, come l’importanza data alla musica e all’arte in generale.

Entrando nel merito: il furto, chiamato “ciurèl” e l’accattonaggio(manghél) sono parte della struttura economica “zingara”, come riportato anche dal sito di “Opera Nomadi”, un’onlus che lotta contro la discriminazione verso gli stessi Rom.

L’atto del furto viene chiamato ancora più precisamente “caritare”, e Fabrizio De Andrè ne ha trattato in Khorakhanè, tributo all’omonima  tribù originaria del Kosovo, insieme a un’altra caratteristica discutibile, come il fenomeno delle spose bambine.


La struttura sociale dei Rom non è purtroppo così idilliaca come a volte si tende a far credere, in nome di un  certo relativismo culturale che va molto di moda oggi. Ad esempio, agli occhi di un’occidentale non potrebbe passare inosservato il clima considerato fortemente maschilista di tale società, dove le ragazze già a 11 anni devono sposarsi e fare molti figli, un pò come avveniva ad esempio in alcune località dell’ Italia meridionale diverso tempo fa, come qualcuno potrebbe giustamente far notare.

Ora, questi problemi non si devono combattere né con la discriminazione e il pregiudizio che peggiorano le cose, né con troppo cosiddetto “buonismo”, ma semmai con la comprensione, la conoscenza, il rispetto e la valorizzazione ad esempio degli aspetti positivi delle comunità Rom e Sinti, e al contempo l’impegno per far superare quelle caratteristiche più obsolete e discutibili presenti all’interno di tale comunità, usando una logica del buon senso che sia utile a tutti.

Tale discorso sarebbe ovviamente da approfondire e sviluppare in modo più ampio, e per il momento spero, nel mio piccolo, di poter contribuire allo sviluppo di una riflessione, il più possibile diversa dalle solite narrazioni proposte su questa tematica.

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