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La politica “sotterranea”

Secondo Mary Kaldor, professore di Global governance alla London School of Economics, con la crisi economica e politica dell’euro si è sviluppata in Europa una “politica sotterranea” che vuole “emergere”: gli Indignados spagnoli, #OccupyLondon e #OccupyFrancoforte, altri movimenti dissidenti nascenti in Grecia e in Italia e in altre zone d’Europa.

In tutta Europa secondo Mary Kaldor vi è una sfiducia verso i governi, gli stati e le classi politiche: evidentemente la condizione di “post-democrazia”, più volte “evocata” e “richiamata” da studiosi e analisti come anche da politologi, non è più tollerabile, una condizione di post-democrazia che si esprime con un “vuoto” di governi e politiche che cedono il passo ai poteri “forti”, alle lobby finanziarie, ai mercati e alle banche etc.

Secondo Mary Kaldor il malcontento non è generato solo dalla crisi economica e dalle riforme di austerità e rigore: il malcontento è generato anche dall’esigenza di una nuova democrazia diretta e partecipativa.

La politica sotterranea “enunciata” da Mary Kaldor, la politica “dal basso”, è intesa come “qualcosa” che si oppone agli attuali partiti politici ma anche ai tanti populismi che stanno nascendo soprattutto di destra.

Una politica sotterranea che vuole delegittimare poteri consolidati da tempo, una politica sotterranea che si propone con una vena alquanto “rivoluzionaria” di cambiare la situazione attuale, un rinnovamento radicale e profondo che “colpisca” tanti ambiti, dalla politica alla società all’economia e quant’altro.

Una politica sotterranea che deve passare dalle piazze e dalle strade a formare “qualcosa” di concreto e duraturo nel tempo, qualcosa che “lasci una traccia” e non sia solo effimero e passeggero.

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