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La politica degli incendi

Di Marina Forti
Un’ondata di incendi estivi sembra quasi routine, nel grande sud degli Stati uniti. Questa volta è toccato al Texas: dopo mesi di siccità estrema, questa stagione i vigili del fuoco hanno avuto oltre 20mila chiamate e l’ultimo episodio è stato il più devastante: nei primi giorni di settembre un gigantesco incendio, forse il più esteso che si vedesse da parecchi anni, è scoppiato in un parco della Bastrop County, contea a meno di 50 chilometri sud-est di Austin, la capitale dello stato. Le fiamme, scoppiate per cause ancora da accertare, sono divampate senza controllo, hanno mangiato vegetazione e sterpaglie e si sono estese rapide, anche grazie a forti venti: alla fine 5.300 abitanti sono costretti a fuggire, 600 case sono bruciate, un ospedale evacuato, due persone morte. Solo dopo parecchi giorni di sforzi eccezionali dei vigili del fuoco la situazione è tornata sotto controllo (ed è cominciata la conta dei danni).
Routine? In tutta la stagione (finora) le fiamme hanno ucciso 4 persone, bruciato oltre 1.000 case e incenerito 144mila ettari di terreni nel Texas centrale e orientale. L’ultimo è stato il più disastroso ma sono mesi ormai che gli incendi scoppiano qua e là, tanto che il governatore Rick Perry ha dichiarato per ben 9 volte lo stato di «calamità» – e la prima è stata il 21 dicembre del 2010. Anche in una regione calda, arida e ora sottoposta a una siccità prolungata un incendio esteso come quello della Bastrop County è qualcosa di nuovo. E com’è ovvio, è solo in parte «naturale». C’è la questione del clima: la siccità di questi mesi è particolarmente feroce, ed è opinione generalizzata tra gli scienziati che una conseguenza del riscaldamento globale dell’atmostera terrestre sia che fenomeni così estremi sono più frequenti e intensi. Certo, c’è chi lo contesta, e tra i «negazionisti del clima» c’è anche il governatore Perry, un repubblicano di quell’ala estrema chiamata Tea Party (ora in campagna per la nomination presidenziale alle primarie che cominciano la primavera prossima).
Ma non c’è solo questo. Prevenire e poi affrontare gli incendi richiede una capacità di gestione precisa da parte di apparati statali come il servizio forestale, e ovviamente i vigili del fuoco. Ora sul portale Alternet si fa notare che nelle ultime sessioni legislative il Texas non ha fatto altro che tagliare il budget a disposizione del Fire Department, i vigili del fuoco. Nell’ultimo budget, i pompieri volontari hanno visto il proprio finanziamento passare da 30 a 7 milioni di dollari. E gran parte del Texas è affidato proprio al corpo dei vigili del fuoco volontari: sono 890 dipartimenti volontari, contro 114 dipartimenti dei vigili del fuoco pagati e 187 dipartimenti misti tra i due. «La distruzione causata dagli incendi alimentati da una siccità record e un mese di temperature alte potrebbe avere qualcosa a che vedere anche con la mancanza di risorse», ironizza il blog di Rachel Farris, attivista democratica di Austin. Anche il servizio forestale, l’altra amministrazione responsabile del controllo degli incendi, subirà milioni di dollari di tagli al bilancio nei prossimi due anni. Ora però il governatore Perry, che di solito critica il governo federale (la Casa Bianca) perché non tiene a stecchetto la spesa pubblica, chiede fondi allo stato per fare fronte alla ripetuta «calamità»: la prima richiesta risale ad aprile, e dopo una serie di rifiuti e ricorsi – e mentre gli incendi aumentavano – il governo federale in luglio ha cominciato a sborsare qualche fondo. Ironia, nota Farris: 11 milioni di dollari per fronteggiare l’emergenza incendi in Texas sono attinti dal cosiddetto piano di «stimolo» per l’economia americana varato dall’amministrazione Obama nel 2009 – quello che Perry e molti come lui denunciano come eccesso di spesa dello stato.
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Da il Manifesto

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