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La nuova strategia della tensione tra Israele e Palestina




Di Salvatore Santoru

 La relativa tregua che sino ad ora regnava tra Israele e Palestina sembra che si sia nuovamente rotta.
Proprio ieri 18 novembre, un gruppo di terroristi ha attaccato una sinagoga di Har Nof, uccidendo 4 rabbini e un poliziotto.




Come vendetta, nella notte l’esercito israeliano ha distrutto nel quartiere arabo di Silwan a Gerusalemme la casa dell’autore dell’attentato Abdel Rahman al-Shaludi, e tale attacco a quanto pare non sarà isolato.

Police and rescue personnel at the scene where a baby was killed and several people were injured as a  Palestinian drove his car into the Jerusalem light rail station, by Ammunition Hill October 22, 2014. (Photo credit: Yonatan Sindel/Flash90)

Intanto, come raccontato dalla Stampa altre violenze sono avvenute della capitale: un palestinese è stato accoltellato a una gamba, e un gruppo di giovani arabi ha aggredito un ciclista ebreo, e lo Shin Beth ha provveduto all’arresto di 4  estremisti palestinesi e 23 estremisti ebrei, per fermare l’escalation.

A quanto pare, una nuova e ennesima “strategia della tensione” è iniziata e non è difficile ipotizzare cosa potrebbe succedere.


Come avevo scritto in un articolo di luglio sul questione israelo/palestinse vista nel suo complesso :

Guardando meglio la situazione verrebbe da dire che è in atto la solita strategia del “dividi et impera” : mentre palestinesi e israeliani si odiano e si fronteggiano a vicenda, c’è chi ci lucra sopra.

I palestinesi vengono privati della terra e diventano bersagli della politica espansionista e guerrafondaia del governo israeliano, ed inoltre vengono strumentalizzati dalle fazioni dell’islamismo radicale che si perpetuano e acquistano sempre più consenso in suddette situazioni.

Gli israeliani subiscono attentati e vengono strumentalizzati dalla propaganda più oltranzista sionista che li incita a pretendere sempre più terre.
Inoltre per giustificare anche le politiche più dure del governo israeliano, viene fatto, comeaffermato più volte dallo scrittore statunitense di origine ebraica Norman Finkelstein, ampio ricorso strumentale al ricordo della Shoah, usato per tenere gli israeliani e gli ebrei in uno stato di continua paura e tensione, e in questo modo anche per legittimare moralmente azioni che difficilmente sarebbero giustificate.
Si può dire che i due popoli, in diverso modo, siano entrambi vittime della situazione.


Insomma, è sempre la solita vecchia storia.

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