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Le stragi che accompagnarono la nascita dello Stato d’Israele

Di Marco Pizzuti *

King David Hotel


 Il 22 luglio 1946 venne collocata una bomba al King David Hotel di Gerusalemme. L’attentato venne organizzato dalle bande terroristiche paramilitari ebraiche Irgun e Stern, in accordo con l’Agenzia Ebraica e il suo leader, David Ben Gurion. L’annuncio dell’imminente esplosione fu dato alle autorita’ mandatarie britanniche appena trenta minuti prima dell’esplosione, con un preavviso insufficiente a evacuare tutto l’albergo. Ci furono quindi 97 morti e 58 feriti tra inglesi, arabi ed ebrei, che in gran parte erano ammalati, feriti o medici e infermiere, in quanto l’hotel era stato adibito a ospedale militare. L’attentato fu un riuscito tentativo d’intimidazione contro la politica britannica, che controllava l’immigrazione ebraica in Palestina. La deflagrazione della bomba avvenne intorno a mezzogiorno, quando gli uffici erano pieni. Gli attentatori entrarono nell’edificio travestiti da lattai arabi e, dopo aver sistemato l’esplosivo che nascondevano nelle taniche di latte, fuggirono. 

Yehuda


 Il 13 dicembre del 1947, alcuni uomini del villaggio palestinese di Ben Yehuda sedevano a un caffe’ locale, quando quattro automobili si fermarono presso di loro. Ne discesero alcuni terroristi travestiti da soldati britannici e cominciarono a lanciare granate sui civili e a colpirli con armi da fuoco. Furono uccise cosi’ sette persone, e i feriti furono numerosi. 

Albergo Semiramis

 L’Agenzia Ebraica intensifico’ la campagna di terrore contro gli arabi-palestinesi allo scopo di far fuggire le popolazioni civili dalla Palestina e da Gerusalemme. Il 5 gennaio 1948 una bomba scoppio’ all’albergo Semiramis, a Gerusalemme est, facendo 18 morti e 16 feriti palestinesi. Secondo documenti delle Nazioni Unite, il massacro fu compiuto da terroristi dell’Haganah, i quali posero bombe nel seminterrato dell’albergo e nei pressi dell’uscita

Deir Yassin


Terroristi delle bande sioniste Tsel, Irgun e Haganah penetrarono nel villaggio arabo di Deir Yassin nella notte del 9 aprile 1948, con lo scopo di ottenere l’evacuazione della Palestina attraverso la minaccia del terrore. Nonostante i palestinesi combattessero per difendere le proprie case, nulla poterono contro terroristi ben armati e addestrati. Dopo aver lanciato bombe incendiarie contro le case per costringere i palestinesi a uscire, cominciarono a sparare a vista. Venticinque uomini tra i sopravvissuti furono legati e portati a fare un ‘giro della vittoria’ tra Judah Mahaina e Zakhrun Yousif, alla fine del quale furono uccisi a sangue freddo. Il giorno dopo, alcuni uomini dell’Haganah tornarono al villaggio per scavare una fossa comune, in cui furono gettati 250 colpi. Molte delle donne furono violentate prima di essere uccise. Alla delegazione della Croce Rossa che chiese di entrare nel villaggio per constatare il massacro, fu accordato il permesso solo due giorni dopo. Nel frattempo, i sionisti ebbero il tempo di seppellire il grosso dei cadaveri e di cambiare le indicazioni stradali, per depistare gli uomini della Croce Rossa. Questi ultimi, una volta giunti al villaggio, trovarono 150 cadaveri smembrati di uomini, donne, bambini, vecchi. Il massacro, a detta degli autori, fu fatto per instillare il terrore tra le popolazioni civili palestinesi. 

Nasser Ed-Din


 Nel villaggio palestinese di Nasser Ed-Din i terroristi si travestirono da fedayn palestinesi. La gente che si riverso’ in strada per salutarli fu freddata sul posto e molte case vennero date alle fiamme. Solo quaranta persone sopravvissero. Tantura Teddy Katz, uno storico israeliano, sostiene che questo fu uno dei peggiori massacri compiuti dalle truppe israeliane. Il 15 maggio 1948 Tantura, un villaggio palestinese presso Haifa che contava 1500 abitanti, fu quasi completamente raso al suolo. Duecento persone furono uccise, il resto della popolazione venne scacciato dalle proprie case e al posto del villaggio fu creato il kibbutz Nahsholim, con un parcheggio per la vicina spiaggia. Beit Daras Dopo alcuni tentativi fatti per evacuare questo villaggio, il 21 maggio 1948 i sionisti mobilitarono un grosso contingente e circondarono Beit Daras. Le donne e i bambini che cercarono scampo fuggendo furono massacrati, mentre le case del villaggio furono date alle fiamme. 

Moschea di Dahmash


 L’11 luglio 1948 l’89° Battaglione israeliano guidato da Moshe Dayan occupo’ Lydda. Per vendicare l’uccisione di sette soldati israeliani da parte dei combattenti palestinesi, i sionisti irruppero nella moschea di Dahmash, in cui si erano asserragliati molti civili, perlopiu’ donne, vecchi e bambini, e ne massacrarono cento, lasciando i corpi a decomporsi per dieci giorni. Il resto della popolazione di Lydda e di Ramle fu spinto verso il campo profughi di Ramallah. A causa del forte caldo e della scarsita’ dell’acqua molti profughi morirono di stenti lungo la strada Dawayma Il 29 ottobre 1948 l’esercito israeliano massacro’ brutalmente circa centro persone, attaccando questo villaggio arroccato sulle montagne presso Hebron. Molti bambini vennero uccisi a bastonate mentre le persone anziane vennero rinchiuse in una casa poi date alle fiamme. Tutti coloro che cercarono di scappare nella vicina moschea furono falcidiati con il tiro al bersaglio dei cecchini

 Houla

 Il villaggio di Houla si trova nel Libano del sud, a pochi chilometri della frontiera israeliana, In esso si trovava il quartier generale del guerriglieri palestinesi, volontari arruolatisi per liberare la Palestina occupata. I militari israeliani attaccarono la cittadina per punire i suoi abitanti, che supportavano la resistenza palestinese. Travestiti da arabi, penetrarono nel villaggio per poi cominciare a sparare contro tutti i civili che andavano verso di loro. Di ottantacinque persone, solo tre sopravvissero. Israele occupo’ militarmente la cittadina e ne espulse gran parte degli abitanti (di dodicimila abitanti ne restarono poco piu’ di mille). Questi ultimi, tornati dopo l’armistizio nel 1949, trovarono orti e fattorie bruciati vicino alle case demolite. Sahla Nel 1948, dopo aver forzato la popolazione della cittadina ad asseragliarsi nella moschea, le forze d’occupazione ordinarono di mettersi con la faccia al muro e cominciarono a sparare finche’ la moschea non si trasformo’ in un lago di sangue. Furono assassinate centocinque persone.

Marco Pizzuti-Rivelazioni non Autorizzate-Edizioni Il Punto d’Incontro- pagine 189-191.

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