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La minoranza etnica dei turcomanni, la Turchia e i loro difficili rapporti con i curdi iracheni

Di Marco Perduca
Negli ultimi giorni, ma non necessariamente nella stampa italiana, si è finalmente iniziato a parlare di turkmeni. Turkmeni siriani e iracheni. Poco si conosce, e poco si è raccontato però, di chi siano questi gruppi, dove vivano e quali problemi pongano a tutti i loro vicini.
I turkmeni, o in alcuni casi turcomanni, sono delle popolazioni di origine e lingua turchica che vivono dai confini della Turchia fino alle regioni cinesi occidentali, da Latakia a Urumqi. Alcune stime ritengono che nel mondo ci siano quasi 160 milioni di persone connesse a questo ceppo. Dall’Anatolia al Turkistan orientale, lo Xinjiang cinese, passando per Siria, Iraq, Azerbaijan, Caucaso, Crimea, Iran, Turkmenistan, Uzbekistan, Tajikistan, Kirghizistan, Kazakistan e Afghanistan costituiscono una comunità transnazionale che si stende dal Mediterraneo ai deserti mongoli che se unita potrebbe creare problemi, o risolverne, in molti conflitti.
In origine nomadi, e spostatisi verso oriente ben prima dell’impero ottomano nel VII secolo, e tradizionalmente mercanti erano distribuiti per tutta la cosiddetta via della seta, col passare dei secoli si sono stabiliti facendo proprie diverse interpretazioni dell’Islam sviluppando culture e tradizioni distinte. I turkmeni siriani si concentrano soprattutto nel nord est del paese, nella zona di montagna di Latakia vicino al confine turco oltre che ad Aleppo, Idlib, Homs, Tartus e nella regione di Damasco. Non ci sono dati demografici attendibili, ma si stima che il numero sia compreso tra 1,5 e 3,5 milioni di persone.
Sotto i regimi degli Assad in Siria, ai turkmeni fu vietato l’uso della loro lingua né furon degnati del riconoscimento di gruppo etnico. Non meraviglia quindi che siano stati tra i primi a prendere le armi contro Assad fin dall’estate del 2011 formando numerosi gruppi ribelli addestrati. Secondo quanto raccolto dalla Bbc nelle settimane scorse, le brigate turkmene lavorano con altri gruppi armati anti-Assad senza escludere alleanze temporanee e strategiche con Al-Qaeda, Al-Nusra e Ahrar al-Sham.
Per chi ricorda la geografia delle manifestazioni siriane del gennaio 2011, la zona dove si trovano anche i turkmeni fu il centro delle mobilitazioni; da quando è entrata in gioco l’aviazione russa quelle regioni, e non la zone orientali della Siria, son tornate a esser luogo di scontri costanti tra i turkmeni e l’esercito siriano, le forze iraniane e Hezbollah.
A causa di una violazione dello spazio aereo turco, Il 24 novembre l’esrcito di Ankara ha abbattuto un Su-24 russo, i due avieri salvatisi paracadutandosi, sono per loro sfortuna caduti nei territori che stavano bombardando. Non è chiaro quali siano le loro condizioni, si susseguono informazioni contrastanti da parte turca e russa, ma un video dei ribelli, confermerebbe che uno dei due sia morto, non si capisce però come.
Oltre a combattere contro l’esercito siriano regolare, i turkmeni siriani sono nemici giurati dello Stato Islamico contro il quale hanno combattuto l’estate scorsa a fianco dei curdi siriani durante gli assalti a Kobane coordinandosi con gli Usa.
I turkmeni iracheni, sono una comunità di circa 3 milioni, anche qui le cifre variano a seconda delle fonti, e vivono prevalentemente nelle province di Mosul, Erbil, Kirkuk, Salahaddin e Diya, ma anche Baghdad e Wasit. A differenza dei loro cugini in Siria, rappresentando il 13% della popolazione; nell’Iraq post-Saddam sono riconosciuti come componente etnica, la terza, dello stato. Contrariamente ai turkmeni siriani, sono in maggioranza di religione sciita.
I turkmeni iracheni considerano Kirkuk la loro “capitale”. Si tratta di una zona dove si produce quasi il 20% del petrolio iracheno (il 2,2% del petrolio mondiale). Oltre all’oro nero, la parte centrale dell’Iraq è ricca di gas e zolfo. Fin dalla liberazione irachena i turkmeni son stati stretti nella morsa dei curdi a nord e il governo centrale a sud che voleva porre sotto il proprio controllo una regione così ricca – ricca tra l’altro anche di frumento. Non ostili alle altre comunità etniche e religiose che da sempre vivono nella mezzaluna fertile, arabi, curdi, assiri, turcomanni (un’altra minoranza nella minoranza) e cristiani, i turkmeni sono distinti nella lingua, nella cultura e nella religione dei vicini.
Questa loro peculiarità religiosa li ha fatti a tratti esser più vicini a Baghdad, da 12 anni a guida sciita, e in ulteriore contrasto coi vicini curdi e arabi entrambi sunniti. Anche per questi motivi, oltre che per essersi trovati sulla strada delle incursione dell’Isis verso nord, a febbraio del 2015 hanno subito gravissimi attacchi durante i quali 450 civili turkmeni son stati rapiti. Già nell’estate del 2014, in una delle sue prime violente manifestazioni, l’Isis aveva rapito centinaia di civili tra cui ragazze turkmene e yazidi. A oggi non si sa cosa ne sia stato.
Ricapitolando, ammesso e non concesso che sia possibile, i turkmeni in Siria combattono Assad ma anche l’Isis, quelli iracheni contrastano i peshmerga ma anche l’Isis. Potrebbe esser utile guadagnarsi il loro sostegno, oltre che garantirne la sicurezza come chiede alle Nazioni unite la Turchia, per evitare di trovarsi a contare nuovi morti da quelle parti.
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FONTE:https://mcc43.wordpress.com/2015/11/27/turkmeni-turcomanni-iraq-kirkuk-curdi/

Un breve memo:il regime di Saddam Hussein praticava l’arabizzazione dei territori iracheni abitati da minoranze etniche; attuò, pertanto, un forzato dislocamento ed emigrazione di Curdi, Turkmeni e Iazidi.
Nel 2003, caduto Saddam, ha luogo lo speranzoso controesodo dei Turkemeni verso le città di origine. L’illusione frana sotto una nuova oppressione: le dirigenze curde si comportarono come conquistatori, centinaia di miliziani di altre zone irrompono nelle città a maggioranza turkmena dichiarando se stessi abitanti originari. 
A Kirkuk – che, non si dimentichi, galleggia sul petrolio – i Curdi devastano gli uffici catastali, distruggono i titoli di proprietà dei Turkmeni e rendono loro impossibile dimostrare i propri diritti.
I nuovi arrivati curdi esibiscono passaporti falsi, come appurato da una indagine della Svezia. L’ambasciatore iracheno-curdo a Stoccolma forniva passaporti da cittadino iracheno a Curdi originari di Siria, Iran, Libano e altro.
Per definire lo status di Kirkuk è da tempo in discussione un referendum che, vista l’attività di curdizzazione della città, rischierebbe di sancire una storia si sopraffazione e ingiustizia.
In cerca di fonte con conoscenza diretta della situazione, dei fatti, delle rivendicazioni dei Turkmeni dell’Iraq, ho posto domande a chi il problema lo vive e lo rappresenta anche a livello parlamentare.
ali albayati iraq turmeniAli Albayati, capo del Turkmen Rescue Foundation e membro dell’ Advisory Human Rights Council del Parlamento iracheno.
26-27 novembre 2015
D. mcc: Oggi il fattore religione sembra sia il più importante. A quale o quali confessioni appartengono i Turkmeni?
R. dr.Albayati: Principalmente sono islamici, ma ci sono anche centinaia di cristiani. Le relazioni fra le due comunità sono buone, però ci sono sia turkmeni che membri di altre etnie che si sono diventati parte dell’Isis.
D. Malauguratamente succede, ma andiamo con ordine. Parliamo di Kirkuk che fu la più grande sede di Turkmeni; quale è oggi la situazione dal punto di vista dello stato iracheno?
R. Kirkuk fa parte dell’aera disputata secondo l’articolo 140 della Costituzione irachena. In pratica, però, è sotto controllo militare dei Curdi. Il governo centrale di Baghdad è debole e geograficamente lontano, così lì comandano milizie e Peshmerga. Noi Turkmeni eravamo il 50% della popolazione e ora là non c’è rimasto che il 30%.
D. Quale visione del futuro è possibile?
R. C’è qualcosa di nuovo e si chiama “Hashd al Shaabi”, una Forza di Mobilitazione Pubblica formatasi dopo l’emergere dell’ ISIS.
Ora s’ intravede una lotta fra questa PMF e i Peshmerga nella regione; poiché in Kirkuk siamo parte di questa nuova forza e ci troviamo in prima linea, potremmo essere quelli che ne subiranno i colpi maggiori e avranno più perdite umane.
Quello di cui abbiamo disperatamente bisogno è farci sentire dalla comunità internazionale. Dobbiamo far sapere a tutti i paesi che stanno sostenendo dei criminali dentro i partiti curdi che vogliono distruggere l’unità dell’Iraq e procurarsi una vittoria col sangue.
D. Un chiarimento sull’atteggiamento del governo di Baghdad è necessario.
R. Come ho detto prima, è debole, ma soprattutto c’è da dire che molti personaggi del mondo politico ricevono “benefici” dai Curdi.
D. Per noi è difficile trovare notizie, inoltre non sappiamo riconoscere l’orientamento politico. Per esempio, c’è un sito che si chiama kirkuk.net: è affidabile? Quale orientamento ha?
R. E’ dell’ ITF, Iraqi Turkmen Front, un partito sostenuto dalla Turchia, un partito che intrattiene buone relazioni con i Curdi, quindi le notizie che pubblica vanno credute al 50%. Suggerisco tnanews per gli aggiornamenti.
D. E’sorprendente visti i legami storici. Supponevo la Turchia una patria morale di tutti Turkmeni…R. Al momento in Iraq la Turchia non è a fianco dei Turkmeni, direi che è dalla parte dell’ ISIS e dei Curdi, con un’azione che ha indebolito la forza della nostra comunità fomentando divisioni fra Sciiti e Sunniti. Dal 2003 il governo turco ha spinto l’ ITF proprio nell’intento di dividerci.
D. Nonostante il diverso atteggiamento, palesemente conflittuale, della Turchia verso i Curdi siriani?
R. E’ complicato lo so. Prima di tutto si tenga conto che molti capi dell’ISIS sono dei Turkmeni, è una cosa che posso provare con dei documenti. Poi, l’appoggio della Turchia ai Turkmeni di Siria è strumentale: essi combattono Assad insieme ad Al Nusra, questo a Erdogan sta bene e quindi li sostiene.
D. Tutto estremamente complesso; ma prima del 2003, qual’era l’atteggiamento della Turchia verso  i Turkmeni-iracheni? Li sosteneva, sì o no?
R. No. Fin dal 1991 ha cominciato a sostenere l’ITF soprattutto con un lavoro di intelligence. Sotto Saddam che ci opprimeva non abbiamo mai sentito una sola protesta da parte della Turchia.
Dopo il 2003, si è schierata con la componente sunnita della comunità turkmena, come dicevo prima, allo scopo di dividerci e indebolirci. Ai Curdi questo faceva comodo e lo hanno assecondato.
Cosa è successo allora? I Curdi hanno potuto fare stragi di Turkmeni sciiti, ma non direttamente, bensì per mano di Turkmeni sunniti!
E’ così ancora oggi, la Turchia sta con i Turkmeni sunniti contro gli sciiti. Il disastro diventa enorme se pensiamo che molti sunniti turkmeni sono diventato capi all’interno del Califfato di Al Baghdadi. Diciamo pure che I Turchi supportaNO tutti i Turkmeni con programmi di istruzione, educazione giovanile, iniziative culturali, ma – nella pratica e nella politica –  essi ci stanno distruggendo.
D. Per finire dobbiamo esaminare il ruolo dell’Iran verso i Turkmeni dell’Iraq
RL
Iran ha un impatto in Iraq come tutte le potenze regionali; ha relazioni buone con i Turkmeni, ovviamente soprattutto di confessione sciita che rappresentano metà dell’ intera comunità turkmena. Il problema sono le differenze politiche e le cattive relazioni con la Turchia, paese che. invece, sostiene soprattutto la parte sunnita. Questo si riflette anche sulla nostra comunità in Iraq e nelle relazioni fra i partiti che ci rappresentano. Il supporto iraniano va ricordato per liberazione di Amerli dall’assedio, attraverso il PMF, come pure nell’ultima crisi in Tuz Khurmatoo attaccata dai Curdi il 12 novembre; il ruolo iraniano fu evidente anche nella stabilizzazione delle condizioni di sicurezza della città. 
In definitiva posso dire che esercita, l’Iran, un ruolo efficace, pur non avendo una visionsu di noi, probabilmente per colpa della nostra  politica debole e inefficace. Personalmente posso dire che propendo per il sostegno dell’Iran e della Russia*, in quanto l’altra parte supporta i Curdi ed è quindi contro la politica turkmena. 
***
*Poichè il governo iracheno è a guida sciita, alcune voci si sono levate per  chiedere l’intervento aereo  della Russia in Iraq contro lo Stato Islamico. 
Materiale informativo
–Sull’importanza strategica della città di Tuzkhurmatu 
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CHI SONO I TURCOMANNI

Ma chi sono i turcomanni? Ce lo spiega il Corriere della Sera
I turcomanni hanno una presenza secolare tra Siria, Iraq e Iran. Sono il residuo di passate dominazioni e spostamenti tribali che hanno portato queste popolazioni dall’Asia verso occidente tra Medioevo ed età moderna.
I Turcomanni sono anche loro in diretta competizione con i curdi
I turcomanni di Siria e Iraq vivono nelle stesse regioni abitate dai curdi, con cui si contendono spazi e anche rivendicazioni politiche. In Iraq, secondo gli stessi turcomanni essi costituirebbero il 10% della popolazione irachena, mentre in Siria sarebbero poco di meno. In Iraq quasi metà dei turcomanni sarebbero sciiti.L’intento neppure nascosto di queste attenzioni è sempre quello di frenare le rivendicazioni curde ovunque esse siano, e quindi anche in Siria e Iraq. E a tal fine la Turchia può contare su quelle minoranze etniche di lingua turca che ne sono i naturali alleati.

FOTO: http://i-cias.com

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1 comment

mcc43 Dicembre 2, 2015 at 2:43 am

Grazie per la pubblicazione del mio articolo-intervista a Dr,Ali Albayati del Fronte di salvezza turkmeno

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