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La magia secondo l’ermetista Cesare Della Riviera, autore nel 600 del “Mondo Magico degli Heroi”



Una testimonianza che ritengo assai importante e che vale ricordare è l’uso che l’ermetista italiano Cesare Della Riviera fece appunto dei termini «magia» e «magico» nella sua opera Il mondo magico degli Heroi, uscita al principio del Seicento.

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 Della Riviera concepisce la magia come sinonimo dell’arte di coloro che sanno aprirsi di nuovo la via fino al paradiso terrestre per partecipare dell’«Albero della Vita» che si trova al suo centro: cosa che chiaramente allude a quella restaurazione dello stato primordiale, a quella reintegrazione del potere e a quel contatto con il Centro interiore unico che vive eternamente sia nell’universo che nell’uomo e che costituiscono il fine fondamentale dell’iniziazione vera e propria.
Cercherò ora di illustrare le due ragioni per cui credo sia giusto mantenere anche oggi il termine magia: la prima è per mettere in risalto il carattere di scienza sperimentale e di tecnica iniziatica che essa rappresenta e che è essenziale alla via iniziatica stessa e che in genere la distingue da tutto ciò che è misticismo, medianità e simili. Inoltre è facile rilevare che nel corpo delle religioni positive la componente magica è presente in tutto quel che è rito con carattere distinto ed effettivo, opposto alla supremazia puramente soggettiva e psicologica della fede, dei sentimenti e degli stati dell’anima (anima intesa come corpo di sensazioni o lunare). La seconda ragione è che studiando e praticando la vera scienza magica l’ermetista realizza in sé la virilità spirituale, facoltà essenziale per raggiungere una elevata evoluzione che dovrebbe coincidere con l’iniziazione. Il mago, vero iniziato, è presente nella mente delle persone come essere di una superiorità dominatrice.
Detto questo mi sento anche di accennare a un insieme di informazioni, attinte dagli studiosi di ermetismo, che ritengo debbano conoscere coloro che comprendono il significato della parola magia e che, praticandola, tentano di percorrere la via iniziatica fino al massimo delle proprie possibilità. Penso che sia abbastanza facile identificare nelle culture delle antiche civiltà la presenza di due tradizioni sufficientemente distinte: la tradizione regale e la sacerdotaleIn origine queste due tradizioni si riunivano in una, infatti i re erano anche sacerdoti. La differenziazione è avvenuta in un periodo successivo che non so precisare ed essa si deve intendere come quella di due differenti modi di riassumere la spiritualità delle origini e comunque come continuazione di ciò che viene definita la tradizione primordiale.

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