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La guerra jihadista contro i turisti per paralizzare l’economia della Tunisia


Di Maurizio Molinari
L’attacco terrorista a due alberghi sulla spiaggia di Sousse conferma la strategia jihadista di portare la guerra in Tunisia uccidendo i turisti stranieri. google_ad_client = “ca-pub-1420052409712884”; google_ad_slot = “1767390444”; google_ad_width = 300; google_ad_height = 250; A quasi cento giorni di distanza dall’assalto al Museo Bardo di Tunisi – che causò la morte di 20 turisti, 2 tunisini e i due terroristi – i jihadisti tornano a colpire l’identico obiettivo degli stranieri ma con modalità diverse.  
LA STRATEGIA DEGLI ISLAMISTI  
Fare fuoco con i kalashnikov sui bagnanti che prendono il sole sulla spiaggia, fra ombrelloni, sdraio, asciugamani e docce in uno degli angoli più ricercati del Mediterraneo significa voler generare il terrore in qualunque straniero intenzionato a soggiornare nel Paese dei gelsomini. Che gli autori siano cellule nordafricane dello Stato Islamico (Isis) di Abu Bakr al-Baghdadi oppure kamikaze inviati dalla feroce Al Qaeda in Maghreb guidata da Moktar Belmoktar, l’obiettivo dell’offensiva jihadista è demolire il turismo straniero in Tunisia per paralizzarne l’economia nazionale e precipitare questo Paese nel vortice di violenze orrende che già tiene banco in Siria, Iraq e Libia.  
L’INCUBO CONTAGIO DALLA LIBIA  
La Tunisia è un obiettivo per i jihadisti perché il governo guidato da Habib Essid è frutto di un accordo multipartito che include degli islamici moderati di Ennahda, rappresentando un raro esempio di coalizione fra le diverse anime del mondo arabo. Per Essid non si tratta tuttavia di un fulmine a ciel sereno: non solo per il precedente del Bardo, il numero record di tunisini volontari nei ranghi dell’Isis e la recente scoperta di cellule jihadiste interne ma per l’impatto della guerra civile nella confinante Libia, che ha trasformato il Sud in una regione segnata da violenze ed instabilità, frutto di ogni sorta di illegalità che il governo ha evidente difficoltà ad arginare. Proprio da questo confine libico-tunisino, per molti tratti oramai inesistente, potrebbero essere entrati i terroristi di Sousse. 

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