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La guerra dell’informazione

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Di Salvatore Santoru

Oltre che sul piano commerciale e finanziario, oggi la guerra la si combatte sopratutto nel campo dell’informazione e della comunicazione.
Difatti, le principali potenze o i gruppi di potere più influenti politici e/o economici, investono enormemente su questo settore allo scopo di mobilitare il consenso e plasmare l’opinione pubblica in modo tendenzialmente più soft, ma per certi versi più subdolo, rispetto alla tradizionale propaganda.

In ciò i media, siano essi “mainstream” che “alternativi”, rivestono un ruolo di primaria importanza, amplificando enormemente il messaggio di questo o quel gruppo e rendendolo comprensibile alle masse.

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Oggi come oggi, anche nel campo mediatico, si assiste a un forte scontro tra il “blocco occidentale” guidato dagli USA, e quello “orientale” con a capo la Russia.

Difatti, quest’ultimo blocco sta investendo pesantemente su questo settore, e ciò sta allarmando non poco il primo, che sino ad oggi non aveva praticamente concorrenza.

In tal modo, si sta passando da una concezione “unipolare” a una “multipolare”, e d’altro canto si è bel mezzo di una nuova “guerra fredda” fatta a suon di informazioni e di dati, ma anche di propaganda e strumentalizzazioni da ambo le parti.


C’è da dire che in fin dei conti una reale imparzialità dei media difficilmente può esistere, e ognuno ovviamente tira l’acqua al proprio mulino, e difatti in tal caso si assiste allo scontro tra diverse interpretazioni della realtà conformi agli interessi dei rispettivi individui, gruppi o potenze beneficianti.

Allo scopo di orientarsi in modo più libero e consapevole nel campo dell’informazione, sarebbe sufficiente cercare di avere una visione il più pluralista possibile, ed eventualmente trarre da sé le proprie conclusioni, in tal modo utilizzando gli strumenti informativi come mezzi e non come “oracoli”, come troppo spesso sembra si faccia.

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