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La Generazione Millennial e il web

Di Giovanni Boccia Artieri
http://www.wired.it/

La generazione dei Millennial, figlia della generazione X e nipote di quella dei Boomer, oggi è sta diventando adulta e costituisce un osservatorio privilegiato per capire in quale modo sta crescendo la nostra società futura. Una ricerca del Pew Research Center mette a fuoco il segmento 18-33 anni degli americani mostrando come il loro essere adulti è differente da quello delle generazioni precedenti alla loro stessa età. Quello che emerge è il racconto di una generazione ottimista verso il futuro ma che non crede nelle istituzioni e che costruisce il proprio vissuto attorno alle proprie reti sociali.
Troviamo così che i Millennial hanno il più alto livello storico di disaffezione nei confronti della politica (1 su 2 si sente distante ed indipendente) e religione (3 su 10 non appartiene a nessuna) e credono meno delle generazioni precedenti ad istituzioni come quella del matrimonio (meno di 3 su 10 sono sposati).

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Credono invece nelle reti sociali e nella gestione di queste attraverso i social media.
È la generazione più presente su Facebook (81%) con una media di amici più alta (250 a testa).
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Quello che hanno costruito è un ego network di cui sono consapevoli e in cui la loro immagine diventa centrale, letteralmente: il 55%, più le donne degli uomini, ha postato un selfie su Facebook, Instagram o Snapchat mentre, potremmo dire, le altre generazioni ci mettono meno la faccia nelle proprie reti sociali connesse.
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Non per questo non sono attenti alla privacy, infatti 9 su 10, in modo conforme alle altre generazioni, sostiene che le persone condividano troppe informazioni personali online dato che forse dovremmo correlare al livello di fiducia per gli altri che è il più basso generazionalmente: 19% rispetto al 31% della Generazione X, 37% dei Silenti e il 40% dei Boomer.
Si tratta di un quadro il cui senso più pieno lo possiamo trovare se collochiamo questa generazione all’interno della straordinaria trasformazione tecno-sociale in cui si sono trovati al centro.
Una delle mie figlie appartiene alla generazione dei Millennial. È cresciuta accompagnata da una veloce trasformazione delle tecnologie di comunicazione: ha visto il passaggio dalle musicassette in auto ai CD da piccola e la diffusione fin dall’inizio di Internet; ha cominciato a navigare sul web e giocare con il game boy alle elementari e continuare a farlo per tutta l’adolescenza; tra le scuole medie e quelle superiori il cellulare  è diventato il suo primo schermo, quello da cui passano, attraverso una connessione sempre più stretta alla Rete, le relazioni sociali ma anche i video musicali e serie TV da vedere in streaming nella pausa pranzo prima dei compiti.
Si tratta di persone che non si sono dovute adattare al mutamento tecnologico con frame acquisiti in un contesto diverso ma che ci sono cresciute dentro, in un modo così radicato che vengono identificati – a torto o a ragione – come nativi digitali.
Secondo Lee Rainie, direttore del Pew Internet & American Life Project i “Millennial hanno un rapporto speciale con le tecnologie. Non sono tutti tech-savvy, nel senso che non tutti sanno cosa succede “sotto il cofano” dei loro gadget ma hanno un tipo di attaccamento particolare al potere comunicativo di questi nuovi strumenti tecnologici”.
Quella dei Millennial è la prima generazione la cui storia personale si è sviluppata parallelamente alla diffusione di Internet e del web, che ha assorbito il passaggio da una realtà fatta solo di contenuti prodotti da professionisti ad un ambiente contaminato dagli User Generated Content. Per loro la tecnologia di comunicazione è parte della vita di tutti i giorni in un modo diverso che per le generazioni precedenti.

Visto da questo punto di vista è vero che nell’esistenza dei Millennial la dimensione istituzionale è subordinata a quella individuale, ma quella individuale è caratterizzata dalla percezione di una propria collocazione in una rete sociale interconnessa sempre più maturata e gestita attraverso la connessione garantita dalla svolta digitale. 

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