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Italia nel Medioevo, un ritorno al passato di quasi cinquecento anni

Di Sirio Turati
“Rimango basito e attonito nel vedere il poco interessamento se non addirittura l’assenza, ad esempio degli italiani, rispetto alla missione di “curiosity” su Marte, io sono uno scienziato spaziale, non mi occupo di geo-politica. Posso dire soltanto che il nome del robot la dice tutta. Si vede che in tanti non sono curiosi. Sa… per noi scienziati, la curiosità non è un peccato, bensì la virtù di base senza la quale è impossibile fare ricerca e aprire nuovi orizzonti per far evolvere la specie umana”.
Questo é quanto ha affermato con una battuta uno degli ingegneri specializzati in ottica di precisione al Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, che ha così risposto ad una imbarazzante domanda di una giornalista islandese quando si faceva notare nel corso di una recente conferenza stampa l’ enorme differenza tra alcune nazioni che seguono con avidità tutte le notizie relative alla missione, mentre altre, invece, neppure se ne sono accorte.
Paradossalmente mi sembra di rivivere una situazione come nel 1503, quando il Papa stabilì che Johannes Gutenberg era un’ adepto di satana e giudicò illegale la costituzione di una impresa editoriale. Allora, infatti, il monopolio della cultura e dell’istruzione era affidata alla nobile (nonché eroica) attività dei monaci cristiani nei conventi, i cosiddetti “frati amanuensi”, ai quali andrà sempre il ringraziamento del pianeta per aver salvaguardato dalla polvere del Tempo i tesori del sapere dell’antichità. Se ne stavano lì, nei loro conventi, al di fuori dal mondo, e fungevano da macchine fotocopiatrici in carne e ossa. Senza di loro, sarebbe molto probabile, oggi, non sapere neppure che Virgilio avesse scritto l’Eneide.
In questo senso la Chiesa di Roma ha davvero svolto un’attività nobile, grandiosa, insostituibile. Nonché intelligente e lungimirante. Sapevano, infatti, che la Cultura era Potere. Ma sapevano, soprattutto, che la Cultura produce ricerca e innovazione, quindi mercato. Quindi ricchezza. Quindi controllo. Quindi potere politico. Il fatto è che volevano non diffondere il Sapere.
Quando, agli inizi del ‘400 i baroni tedeschi cominciarono a essere infastiditi all’idea di essere costretti a prendere ordini dal papa e dai cardinali che gozzovigliavano a Roma, imponendo loro tasse a gogò nel nome di Dio, diedero inizio a delle primitive forme di organizzazione mediatica indipendente (i bloggers dell’epoca) soprattuto in Baviera, nello Schleswig Holstein, nella Prussia. Approfittando dell’avidità del Vaticano, venivano in viaggio a Roma e acquistavano a prezzi esorbitanti (bastava pagare) i testi scientifici dell’antichità.
Particolarmente richieste erano le opere dei filosofi pre-socratici atomisti, che una volta portati in Germania venivano affidati a delle piccole imprese per di più locali, laiche, di copiatura e diffusione dei testi.
ma non finiva quì, capitava pure che le piccole parrocchie locali, come nella zona di Heidelberg e Wuttenberg (dove, non a caso, di lì a qualche decennio, sarebbe nato e vissuto Martin Lutero) avvertivano il rappresentante del barone quando capitava che una famiglia di contadini avesse procreato un pargolo che avesse spiccate qualità e fosse dotato di intelligenza, curiosità e avidità di sapere.
I baroni più illuminati, come ci viene raccontato nei codici medioevali dell’epoca, si presentavano quindi nei paesetti di loro proprietà e “adottavano” la famiglia di contadini. Il pargolo godeva così del favore dell’istruzione grazie a borse di studio ma a condizione che i frutti del sapere acquisito fossero messi a disposizione del barone e non del papa.
Lo stesso Marx identificava in quell’atteggiamento la prima genesi di qualcosa del tipo “costituzione mediatica di associazioni locali di bloggers indipendenti” , fu il primo pallido tentativo dell’istruzione pubblica e dell’idea che il Sapere va diffuso e divulgato tra tutti sottraendosi al controllo di un potere centrale religioso.
Trecento anni più tardi, un altro tedesco illuminato, Wolfang Goethe teorizzava la base del principio laico libertario, e l’egemonia della Cultura e della ricerca scientifica come spina dorsale del progresso della civiltà. Non è certo un caso che in quell’ambiente, in quell’atmosfera, in quei “network”, poco prima della fine del secolo XVesimo, mentre Cristoforo Colombo scopriva l’America, il teutonico Gutenberg inventava la stampa a caratteri mobili, una invenzione che ha completamente cambiato la storia dell’umanità.
Quell’invenzione fu il frutto di una scelta politica realizzata dall’aristocrazia locale anti-papista 80 anni prima, che li portò a investire risorse, idee, uomini, nel campo che noi, ai giorni nostri, chiamiamo “ricerca e innovazione”.
Il Vaticano, invece, nel 1492, scelse la finanza e il controllo del Sapere; lanciò il tribunale della santa inquisizione per andare all’attacco degli intellettuali liberi d’Europa bruciandoli sul rogo, e investì le proprie risorse nella finanza speculativa dell’epoca, banche e mercanti accanto ai preti, per colonizzare le popolazioni indigene americane sterminandole, e dando l’avvio al primo genocidio della Storia Moderna.
Vent’anni dopo l’Europa si spaccava: Martin Lutero rompeva con la chiesa di Roma e l’Europa del nord si lanciava verso l’affermazione del principio laico “la Cultura fa il mercato” inventando e creando i primi centri intellettuali di ricerca scientifica e innovazione tecnologica. Cinquant’ anni dopo, l’Italia e la Spagna, che avevano avuto il monopolio nella costruzione delle navi, perdevano il mercato, battuti dalle nuove conquiste della tecnologia ingegneristica applicata dei tedeschi, svedesi, olandesi, belgi, danesi. Rotterdam si sostituisce a Genova e Venezia e da allora non ha mai perso la sua posizione di leadership, ed é tutt’ora il più grande porto al mondo di scambio mercantile.
La stessa identica spaccatura si sta verificando adesso. La scoperta dell’America e l’invenzione della stampa, corrispondente all’oggi 2012 (cioè alta tecnologia applicata alla produzione di beni di largo consumo e ampia diffusione del Sapere da parte di solidi intellettuali laici avulsi dal controllo politico centrale) in Italia, Spagna e Portogallo non avviene, non si realizza.
Non è certo un caso che questi siano i tre paesi più arretrati dell’euro (la Grecia è ormai “tecnicamente” fuori ormai da tempo e l’Euro ha iniziato a sfaldarsi, solo che non l’hanno ancora ufficialmente detto).
Tra il 2006 e il 2008 la Germania ha usufruito di fondi europei BCE, per un valore di 40 miliardi di euro. Li ha investiti nel campo della ricerca e dell’innovazione per far progredire il paese. Soltanto nel biennio 2007/2008 l’industria manifatturiera tedesca ha assunto 45.000 tra ricercatori laureati specializzati, prevalentemente tedeschi, provenienti da università statali pubbliche, scelti sulla base della loro eccellenza e merito. Nello stesso identico periodo, i due governi italiani (Berlusconi e Prodi) hanno usufruito anch’ essi di circa 28 miliardi di euro da investire (come i tedeschi) nella ricerca e nell’innovazione. Dove sono andati a finire ?
A causa di leggi compiacenti con il Vaticano, gli investimenti BCE in ricerca e innovazione invece di andare nel settore pubblico sono passati sotto il controllo degli istituti religiosi, sia in campo intellettuale umanistico, che in quello scientifico, sanitario, mediatico, arrivando fino a mettere mano alle regolamentazioni sui sistemi bancari, per cui il falso in bilancio é stato così depenalizzato e portando le banche sotto il controllo di fondazioni benefiche che non pagano tasse (ovviamente). Lo sappiamo oggi, con il senno di poi, dati alla mano, sia in Italia che in Spagna, e così l’Italia è ritornata nella stessa identica posizione che aveva 500 anni fa.
Anche in Francia ci hanno provato, e con Sarkozy gli stava andando bene, ma ora all’ Eliseo è arrivato Hollande, tant’è vero che da venti giorni a questa parte la Chiesa cattolica di Roma “ufficialmente” è andata all’attacco frontale del governo Hollande chiamando a raccolta tutti i cattolici contro le misure di Hollande, cosa pure dichiarata dall’ Arcivescovo di Parigi. Ma di questo; ovverossia ciò che sta accadendo in Francia, in Italia non se ne può parlare. Potrebbe far venire strane idee laiche ai cugini italioti.
Non sanno che da noi non accade. In Italia manca “curiosity” per la vita, manca la passione civile, l’innamoramento, il desiderio profondo. Non è certo un caso che l’Italia è leader in Europa come consumo di anti-depressivi e ansiolitici, primo paese d’Europa come consumo di cocaina, gioco d’azzardo, pornografia. Tra gli ultimi nella produzione di ricerca scientifica, di produzione intellettuale, di lettura, di diffusione del Sapere.
Tutte le chiacchiere quotidiane sulle apparenti zuffe tra Bersani/Alfano/Casini/Vendola, le presupposte gaffes di Monti, lo spread, le riforme, è tutta retorica inutile, senza senso.
Gli italiani “a loro insaputa” sono finiti nel medioevo. Intendiamoci, quelli in buona fede. Gli altri, ovvero l’attuale classe politica dirigente, lo sa benissimo. Loro, il medioevo lo adorano; garantisce la tenuta del privilegio di casta, come nel ‘500.
Per questo c’è, nel paese, il più alto numero al mondo di persone che ogni giorno arrivano al pronto soccorso in preda ad un attacco di panico: nel 2011, circa 12 milioni di persone. Forse sono le più sensibili. Hanno incorporato, in maniera subliminare, l’idea del vuoto nel quale li fanno vivere. Non avendo strumenti per comprendere, vanno in apnea e fuori di testa.
Ci pensa la truppa mediatica asservita e la classe degli intellettuali corrotti a spiegare la realtà, aggiungendo confusione a falsità, calunnia a diffamazione, spingendoli ad aver paura del cosiddetto “baratro” o di chissà quali catastrofi. Abbiamo bisogno di menti come quella di Guglielmo Marconi o Alessandro Volta, di ragionieri sbruffoni non sappiamo proprio che cosa farcene. C’è bisogno di gente colta e competente.
Senza di noi, senza le nostre belle merci, senza Federico Fellini, senza l’ingegnere Olivetti, senza Pasolini, senza Levi Montalcini, senza Leonardo Sciascia, senza il nostro artigianato, senza la nostra letteratura, senza la nostra scienza, senza il nostro impagabile stile, senza il nostro autentico “sapere” e senza la nostra Cultura, l’Europa è davvero molto ma molto più povera. 

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