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Italia, il mistero di Is Arenas

Di Alessandro Grandi

Sospetti sulla presenza di un relitto ricoperto di cemento al largo delle coste sarde. Le autorità lo ritengono un ammasso roccioso, gli esperti un sommergibile. E spunta l’ombra di Gladio

C’è un mistero a 11 metri di profondità, nelle acque antistanti Is Arenas, costa occidentale della Sardegna.

Un mistero che ha forme strane, simili a quelle di una nave. O ancor meglio di un sottomarino. Della sua esistenza (la scoperta avvenne grazie al paziente lavoro di Gianluca Mirto, Sergio Pivettae Giorgio Spazzapan), ne ha parlato diffusamente Andrea Atzori, giornalista free lance, che ha fatto della scoperta e della classificazione dei relitti marini una professione, girando diversi servizi per la Tv . Per lui non ci sono molti dubbi: si tratta di una nave o di un sottomarino affondato.

Fin qui pochi ci sarebbero pochi indizi per scrivere un articolo dignitoso. Man mano che ci si addentra nella storia, però, si scoprono cose assai interessanti.<

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Prima cosa: di quale nave si tratterebbe? Secondo gli scopritori si potrebbe trattare del Veniero II, un sommergibile affondato nel 1942, oppure del sottomarino tedesco Kaiserliche Marine affondato dalla marina francese nel 1918. Ma di questo non c’è certezza.

Il secondo dato davvero interessante riguarda la struttura della nave e qui il mistero s’infittisce. Sembra che un’imponente quantità di cemento sia stata fatta colare sulla nave. Per quali ragioni? Forse si voleva coprire qualcosa? Oppure la nave in questione contiene materiale inquinante? Al momento non è dato saperlo.

Nei pressi della nave, poi, sono state fotografate delle ossa umane. Da quanto tempo sono lì? Sono di un membro dell’equipaggio? Difficile stabilirlo anche se i dubbi sono molti; in 11 metri d’acqua, infatti, anche il marinaio meno esperto dovrebbe riuscire a salvarsi senza grandi difficoltà. Dunque il mistero s’infittisce. E sono in molti quelli che pensano che la nave in questione possa contenere materiale inquinante e nocivo.

Dalla capitaneria di porto di Oristano, il vicecomandante Fernando Fanari da la sua versione dei fatti. “Verso la fine di giugno siamo stati avvistai della presenza di un ordigno inesploso presente nelle acque dell’area di Is Arenas. Ci siamo attivati immediatamente per contattare gli esperti che poi sarebbero andati su posto per rimuovere l’ordigno e farlo brillare. In quel momento abbiamo, come si deve fare, interdetto il tratto di mare. Dopo abbiamo riaperto alla navigazione. Inoltre, il nucleo subacqueo della Marina Militare ha fatto una ricerca piuttosto semplice e non ha rilevato presenza di magnetismo in zona. Una massa ferrosa anche nel caso fosse ricoperta di cemento rilascerebbe riflessi magnetici. Tanto che il nucleo della Marina Militare l’ha catalogata e indicata come ‘massa rocciosa dalle forme bizzarre’. Per noi non si tratta dunque di una nave o di un sommergibile. Se poi qualcuno riesce a dimostrare il contrario…Io in ogni caso rimango sulle posizione che ci hanno lasciato gli esperti”.

“Me ne occupo da diversi mesi di questa storia” dice Andrea Atzori. “Non sapiamo se è una nave o un sommergibile, e addirittura le autorità mettono in dubbio il fatto che esista. Siamo in alto mare in tutti i sensi. E il caso diventa sempre più interessante proprio per le resistenze di parte delle autorità militari” dice Atzori. “Io voglio essere abbastanza cauto. Nel senso che penso che ci sia qualcosa e che non si tratti invece di roccia. Tutte le piste sono aperte. Non ho preclusioni né verità preconcette. Gli esperti indipendenti dicono che lì c’è un sottomarino o una nave e che c’è del cemento. E queste sono le uniche cose che danno per certe, sicure. Per il resto tutto può essere: un sottomarino, una nave. Addirittura potrebbe essere della prima come della seconda Guerra Mondiale” aggiunge Atzori

“Mi sono fatto molte domande. La presenza delle ossa, la colata di cemento e altre cose. Come sappiamo gli esplosivi in acqua si conservano bene. Quindi potrebbe essere ipotizzabile che ci fosse dell’esplosivo all’interno del relitto e che trent’anni fa, magari in buona fede, ma come azione non non legalmente corretta, qualcuno avrebbe gettato del cemento. Tutto per una questione legata a motivi di sicurezza. Se dovesse essere così, non è difficile immaginare che un fatto di questo tipo debba essere coperto”.

Ma c’è un’altra ipotesi inquietante che rimanda la memoria agli anni bui vissuti dal nostro Paese. A pochi chilometri da Is Arenas, a Punta Poglina, sud di Alghero, c’era la sede di Gladio, la struttura paramilitare italiana facente parte della Stay-Behind Net, la rete controllata dalla Nato (e dalla Cia) nata durante la Guerra Fredda. Questo tipo di organizzazione utilizzava anche sommergibili.

Da Peace Reporter

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