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“In Vaticano altro che fumo di Satana……”

Fumo di satana in Vaticano

Intervista a monsignor Domenico Mogavero vescovo di Mazara del Vallo e commissario Cei per l’immigrazione.
Giacomo Galeazzi – Città del Vaticano
«Paolo VI parlava di “fumo di Satana” entrato in Vaticano. Se guardiamo ai fatti della cronaca recente, altro che fumo…ma in realtà  “Servono riforme strutturali”», dice Mogavero  per molti anni in Cei il braccio destro del cardinale Camillo Ruini.
Anche in Vaticano è in funzione la «macchina del fango»?
«La calunnia e la delazione sono due armi fatali che vengono usate con freddo calcolo <

br />  quando non si hanno argomenti validi per attaccare i propri avversari. E gli ambienti ecclesiastici non fanno eccezione a questa regola non scritta. Nulla di nuovo sotto il sole. L’accusa per esempio di «modernismo», lanciata contro membri aperti e dialoganti dell’episcopato viene periodicamente rilanciata ed è particolarmente odiosa da  un secolo a questa parte perché non consente altra difesa se non la parola stessa dell’accusato. Difesa oltremodo debole».

Oggi infuria “Vatileaks” anche per la pesante eredità di problemi irrisolti lasciata da Giovanni Paolo II. Era un «popestar» com’è stato definito?

«Karol Wojtyla è stato un grande pastore, ma alcuni nodi strutturali restano da sciogliere. Mi piacerebbe, per esempio, se si potesse avere un confronto più diretto e più franco con la figura del Pontefice, considerato che in quanto vescovi siamo tutti successori degli Apostoli e che con lui portiamo insieme la sollecitudine verso tutte le Chiese. Il Papa è a pieno titolo un vescovo italiano, anche se esercita il suo ministero episcopale in modalità e forma atipiche rispetto a qualsiasi altro vescovo. Egli è papa, infatti, proprio perché vescovo di Roma e non viceversa. La nomina pontificia del presidente è una determinazione che si fonda su un dato contingente e che può essere modificato in qualsiasi momento. Personalmente, ritengo che far rientrare la Cei nella normativa comune delle altre conferenze non arrecherebbe pregiudizio al funzione primaziale del Papa e, di contro, darebbe ai vescovi italiani un giusto protagonismo nella gestione dell’organismo che manifesta la loro comunione e la sollecitudine per tutte le Chiese. Quando si realizzerà non lo so, spero non in tempi biblici».

Da cosa nasce l’attuale crisi della Santa Sede?

«Il tessuto connettivo delle comunità ecclesiali si presenta allentato in diverse realtà ecclesiali. Anche il principio di autorità che una volta poteva rappresentare un elemento qualificante, oggi è sempre più spesso messo in discussione. Ritengo che ci attendono ancora altre prove e difficoltà ma sono sicuro che costituiscono l’equivalente dei giorni di sepoltura del Signore Gesù e sono preludio di una risurrezione che ridarà nuova freschezza e vigore alla Chiesa, una volta purificata dal male e dagli scandali che ne sfigurano il volto e ne offuscano la missione. Il segreto di un’azione ecclesiale efficace sta tutto nella rispondenza tra quanto offre il magistero e le aspettative delle persone, tenendo pur sempre in conto il carattere sacro della Bibbia e la sua irriducibilità ai modi di pensare puramente umani».

Va ripensato il ruolo dei movimenti nella Chiesa?
«Penso che i movimenti abbiano scritto una pagina della storia della Chiesa nella seconda metà del ventesimo secolo, con luci e ombre. Probabilmente, ma si tratta si una opinione strettamente personale, ci sono state anche delle enfatizzazioni che hanno impedito una visione e una valutazione equilibrate del fenomeno. Oggi, forse, si sta delineando un quadro ecclesiale ed ecclesiologico più chiaro all’interno del quale ricondurre questa esperienza entro binari meno emotivi e strumentali.Che la Chiesa possa commettere errori non mi crea problema; mi preoccuperebbe il contrario, perché in quel caso non sarebbe una Chiesa fatta veramente di uomini. Ovviamente, gli errori non riguardano le verità di fede, non fosse altro perché esse non sono frutto di una elaborazione umana».

E’ fallito il modello-Wojtyla delle grandi adunate?

«Le mobilitazioni di massa hanno avuto ragion d’essere nel preciso momento storico in cui sono state incoraggiate e caldeggiate. Considerato che la loro incidenza sulla vita delle persone non è stata così decisiva come ci si attendeva, il meno che si possa fare è di non sopravvalutarle. Nello stesso tempo, bisogna ridare il giusto rilievo a quell’azione meno appariscente ma più efficace di formazione cristiana delle persone perché nel loro quotidiano immettano la forza delle loro convinzioni e trasmettano i valori che fanno crescere i singoli, qualificando il valore della vita sociale e aprendola alla realizzazione del bene comune. Un nodo cruciale è costituito dal rapporto tra organismi della Santa Sede e Chiese locali. Queste ultime, infatti, godono di una soggettività e autonomia che solo in poche materie è subordinata alle disposizioni della Santa Sede. Peraltro, occorre tenere presente che l’infallibilità è una prerogativa che compete unicamente al Papa e al Concilio ecumenico e soltanto in materia di fede e morale».

http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/mogavero-16636/

 http://apocalisselaica.net/varie/cristianesimo-cattolicesimo-e-altre-religioni/in-vaticano-altro-che-fumo-di-satana

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