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Anni 90: quando la sinistra italiana tuonava contro l’immigrazione e i migranti, e la destra li esaltava



Di Salvatore Santoru

Anche se oggi può sembrare in apparenza “paradossale” c’è stato un lungo periodo in cui era la sinistra italiana a tuonare contro l’immigrazione, clandestina e non, e la destra che invece l’esaltava, e tutto ciò è durato sino al 2000.
In pochi ricorderanno il famoso blocco navale e le azioni militari intraprese dalla sinistra(governo Prodi e ministri i “comunisti” Dini e Napolitano) contro i migranti albanesi nel 1997(1), mentre la stessa immigrazione di individui albanesi e di altri popoli, era stata favorita dal governo Berlusconi e dalla destra, che facevano notare ai migranti le opportunità che si presentavano nell’Italia e nel “mondo libero”, tanto di più se fuggivano da regimi comunisti come quello albanese, dove l’emigrazione e l’immigrazione erano severamente vietate.

Come ricordato dalla blogger di sinistra Barbara Tampieri in un articolo sul suo blog “Lameduck”(2), ripreso dal sito web di controinformazione “Come Don Chisciotte”(3), nel 97 il ministro Napolitano(membro del Pds, oggi PD) contestò le stime del quotidiano inglese (di destra) “The Economist” sull’immigrazione affermando che :”sono del tutto arbitrarie, fatte apposta per screditare i nostri controlli. ..Una cosa deve essere chiara, noi non siamo quel paese dalle lunghe coste e dalle facili accoglienze che alcuni vogliono far credere”.
Un’anno prima, il sindaco di sinistra Francesco Rutelli fu protagonista di una campagna xenofoba e razzista contro i Rom che per tradizione culturale leggevano la mano ai passanti, oltre che contro i lavavetri migranti, campagna che legittimò nel nome del “progressismo” e della “società civile”:
“Non si può tirare in ballo l’emarginazione sociale, non c’entra nulla! E’ una realtà incivile che non deve continuare” e inoltre “non c’è niente di pittoresco…Basta con queste fattucchiere!”(4).

Mentre, c’è da riconoscere che tutto sommato Rutelli non ha del tutto cambiato idea sul fenomeno migratorio, si può notare che invece Napolitano ha del tutto ribaltato le sue idee, costituendo lo spartiacque tra la “vecchia sinistra” e la “nuova sinistra”, che dice più o meno le stesse cose della “vecchia destra”, così come la “nuova destra” dice quasi del tutto le stesse cose della “vecchia sinistra”.
Chi non ha cambiato idea sulla questione sembra essere la Lega Nord, nata come formazione con una forte base di estrema sinistra(5), antinazionalista e indipendentista ( sul modello basco e catalano, per intendersi) per volere dell’ex 68ino e membro del “Partito di Unità Proletaria” Umberto Bossi (quello che nel 94 diceva che bisognava andare a prendere i “porci fascisti” casa per casa) come  dell’ex “Democrazia Proletaria” Roberto Maroni(6) e tra cui figurava anche il giovane Salvini che si definiva un “comunista padano”(7).
Al di là dell’apparente “paradosso” tale questione può essere spiegata semplicemente dando uno sguardo al contesto storico e ideologico del tempo.
Difatti, la sinistra italiana, così come la maggior parte delle sinistre mondiali, nella sua tradizione ha sempre adottato una linea che si può considerare “patriottica” che considerava fondamentale l’internazionalismo(ovvero la cooperazione, e non lo scontro, tra diversi nazionalismi ) da opporre al “globalismo” borghese, capitalista e liberale, che le destre mondiali hanno sempre portato avanti.
Inoltre, il modello della sinistra italiana e mondiale era l’URSS e gli altri paesi basati sul “socialismo reale” insieme a certi del “Terzo Mondo” o dell’America Latina socialista e/o socialdemocratica, dove l’immigrazione era, se non del tutto vietata, perlomeno assai regolamentata, al contrario dei paesi capitalisti del “Primo Mondo” come quelli dell’Europa occidentale e gli USA, da sempre esempio da seguire per la destra, perlomeno quella conservatrice e liberale dell’epoca.
La critica all’immigrazione e della figura del migrante derivava perlopiù dal fatto che tale fenomeno era da considerarsi per essi favorevole alla borghesia “padronale” nazionale e internazionale, in quanto con la “concorrenza” che veniva a crearsi sia il proletariato nazionale che i movimenti di lotta oltre che gli stessi migranti “sfruttati ci perdevano, mentre i capitalisti ne avrebbero approfittato per togliere diritti alla classe operaia e dignità agli anni e anni di lotte che erano serviti per tali diritti.
Tali teorie si rifacevano ad alcune analisi marxiste e sopratutto a quella dell’ “esercito di riserva industriale” proposta dallo stesso Karl Marx(8).
Oltre a ciò, c’è anche da segnalare che in alcune fazioni della sinistra italiana è sempre stato presente, in maniera latente, un certo sentimento che si potrebbe definire  pre-“xenofobo” evidente nelle ricorrenze popolari della Liberazione, dove si affermava che si era costruita la nazione con il “sangue degli eroi” che combattevano contro lo “straniero” e i suoi collaboratori, e di fatto uno dei più forti collanti  popolari dell’antifascismo del dopoguerra è stato proprio quello di ricordare che i fascisti, oltre ai danni fatti, avevano commesso un “tradimento” ai propri connazionali, prima alleandosi e poi dando terra libera allo “straniero invasore”.
Ma, dagli anni novanta in poi, ci fu un’importante spartiacque che fece vacillare le tradizionali dicotomie destra/sinistra come si erano consolidate nel tempo.

Difatti, dopo la fine dell’URSS e l’apertura al mondo e al capitalismo dei paesi ex socialisti, la sinistra italiana e mondiale cadde in forte confusione e se da una parte si trasmutò in “nuova destra” dall’altra cedette il passo alla “nuova sinistra” di origine germano/statunitense che oltre a una certa re-interpretazione di Marx sdoganò Nietzsche e pensatori considerati molto lontani dall’ortodossia marxista (anche personaggi perlopiù letti esclusivamente sino a quel periodo dalla destra e dall’estrema destra come lo stesso Nietzsche e altri) e alla “classe” sostituì la “razza” come fondamento della propria lotta e all’avvenire e ai “fasti del progresso” preferì la critica della modernità occidentale e il richiamo a certe forme romantiche e nostalgiche del passato precivilizzato da usare come base per il presente(Adorno, Marcuse ecc).
Da qui il cambio di rotta in una certa sinistra italiana e mondiale: dalla “lotta di classe” alla “lotta di razza”,e di questo interessante cambio di paradigma sarebbe meglio parlane in altri articoli, visto l’impossibilità di trattare argomenti così interessanti e vasti in queste poche righe.

Note:

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