Il parere di due medici
Di Christine Aschermann, Leutkirch e Barbara Dohmen, Murg
Che il Wi-Fi influenzasse negativamente la salute umana è stato reso noto chiaramente da noi medici per la prima volta nel 2002 con l’Appello di Friburgo. Sulla base delle nostre osservazioni ed esperienze ci opponiamo fortemente all’uso in tutto il mondo della comunicazione senza fili indipendentemente dal fatto che si usino campi elettromagnetici pulsati o meno.
Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito ad un rapido aumento di connessioni wireless (WLAN o Wi-Fi) e questo ci preoccupa molto. Si trovano hot-spot wireless in molte case private, edifici pubblici (scuole, biblioteche, ospedali, alberghi, aeroporti, stazioni ferroviarie), internet caffè e nei luoghi pubblici delle grandi città. I treni passeggeri internazionali sono dotati di Wi-Fi. Le compagnie possono consentire ad altre compagnie o ad uffici di connettersi alla loro rete.
In Germania le reti wireless operano ad una frequenza di circa 2450 MHz e si possono usare  frequenze anche  tra 5000 e 6000 MHz. In modalità standby, quando non si trasmettono dati, il segnale viene acceso e spento con una frequenza di 10 Hz. In questa stessa frequenza si trovano le onde alfa del cervello. La distanza media dell’utente dall’hot-spot negli ambienti esterni è generalmente di 300 metri, ma sebbene oppongano qualche attenuazione, le pareti lasciano comunque passare le radiazioni.
Il livello di esposizione effettivo in un luogo dipende da vari fattori, compresa la distribuzione dei cosiddetti punti di accesso (trasmettitori), la caratteristiche dello spazio interno (per esempio: effetti di riflettenti o di schermatura delle strutture degli edifici) e la distanza da computer portatili.
Sono stati misurati livelli allarmanti di radiazioni nelle vicinanze di router Wi-Fi, dei punti di accesso Wi-Fi e di computer portatili connessi al Wi-Fi: ad esempio a 2 m di distanza sono stati riportati da W. Maes1 livelli  fino a 3.000 μW/m² , nel 2010 la Ecolog Institute2 ha riscontrato, a 0,2 m da un  router Wi-Fi  8,8 V/m = 205,000 μW/m², da un punto di accesso Wi-Fi, 7,5 V/m = 149,000 μW / m²;  lo studio IMST3 ha misurato 27,000 μW/m² a 0,5 m di distanza da un computer portatile. Secondo Le Linee Guida della Building Biology Evaluation 4, questi livelli (oltre 1.000 μW/m²) sono classificati come una “estrema preoccupazione.” In presenza di molti utenti (ad esempio, 20 studenti in una classe) i livelli di esposizione sono ancora più alti.
La radiazione da Wi-Fi viene percepita come particolarmente stressante e non sono solo le persone elettrosensibili a dirlo, ma anche persone sane segnalano il loro disagio in presenza di Wi-Fi. Lamentano numerosi sintomi e problemi di salute, in particolare mal di testa, irregolarità cardiaca, difficoltà di concentrazione, nausea e vertigini, stanchezza. Come riportato nell’Appello di Friburgo possono verificarsi anche spasmi muscolari spontanei, astenia e altri sintomi. In considerazione della vasta letteratura scientifica sugli effetti non termici delle radiazioni da cellulare è sorprendente che ci siano solo pochi studi che trattano specificatamente delle radiazioni da  Wi-Fi.
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TESI CHE SOSTIENE CHE NON CI SONO RISCHI NEL WI-FI

Il Wi-Fi è pericoloso per la salute? I falsi miti da sfatare

Di Michele Nasi
Tra le domande più ricorrenti vi sono indubbiamente quelle relative alla presunta pericolosità delle reti Wi-Fi attive sul posto di lavoro oppure a casa. Quanto il Wi-Fi è pericoloso per la salute e davvero ci sono rischi nell’utilizzare connessioni senza fili?

Ultimamente il Wi-Fi è sempre più bersaglio di campagne di comunicazione piuttosto scorrette. Troppo spesso, infatti, si punta il dito contro le connessioni Wi-Fi facendo intendere che il loro utilizzo possa essere dannoso per la salute.

A fine 2013, come già accaduto in passato, si è addirittura diffusa in Rete (rilanciata poi anche da alcune agenzie di stampa, da testate nazionali molto famose e dagli altri media) una notizia dai toni allarmistici con cui si presentava un presunto studio elaborato in seno all’Organizzazione Mondiale della Sanità(OMS). In tutti gli articoli si faceva riferimento ai drammatici risultati cui sarebbero pervenuti i responsabili della ricerca: l’esposizione alle onde prodotte da un normale access point Wi-Fi potrebbe non solo avere serie conseguenze sulla salute ma anche provocare problemi alle donne in stato di gravidanza. Nulla di più falso.
La “bufala” (vedere l’analisi di Paolo Attivissimoè stata tempestivamente “smascherata” e segnalata anche se, purtroppo, le preoccupazioni destate da tale notizia (ancora visibilissima in Rete) non sembrano essere state superate.
È invece proprio l’OMS ad affermare come non vi siano evidenze scientifiche di possibili danni alla salute in seguito all’esposizione a campi elettromagnetici a radiofrequenza generati da sistemi di comunicazione Wi-Fi. Come rileva anche l’Istituto Superiore di Sanità, i livelli di esposizione (si pensi ad esempio ai comuni router od access point Wi-Fi installati in ufficio o a casa) sono poi molto inferiori ai limiti di esposizione raccomandati a livello internazionale e a quelli in vigore in Italia.

Per capire realmente se il Wi-Fi sia pericoloso per la salute è necessario prendere in considerazione alcuni fenomeni fisici che sono alla base dello standard IEEE 802.11 (Wi-Fi) e di tecnologie di comunicazione similari.
I dati inviati e ricevuti via Wi-Fi, così come accade con le altre tecnologie WLAN, si propagano attraverso onde elettromagnetiche. Queste provocano la variazione del campo elettrico e del campo magnetico nella zona circostante l’antenna.

Uno degli aspetti più importanti è quello relativo all’intensità dei campi elettromagnetici e quindi al tema delle potenze in gioco.
Il segnale emesso da un router Wi-Fi o da una scheda wireless installata in un personal computer è tipicamente dell’ordine dei 100 milliwatt, ben al di sotto della soglia considerabile come potenzialmente pericolosa.
Basti pensare che un forno a microonde irradia una potenza di circa 1.000 watt che comunque, grazie alle norme costruttive in vigore, confinano la quasi totalità della radiazione nel vano interno.

Un router Wi-Fi, inoltre, utilizza basse tensioni, trasmette in tutte le direzioni e su distanze relativamente lunghe.

Dal momento che le onde radio seguono la legge dell’inverso del quadrato (come la luce, il suono e la gravità), ogni volta che si raddoppia la distanza dalla fonte emissiva, si riceve solamente un quarto dell’energia “prodotta”.
Ciò significa che se “vicino” al router Wi-Fi l’assorbimento possa essere pari ad appena 0,1 Watt, a distanza di due metri si assorbiranno appena 0,025 Watt e così via.
In altre parole, la potenza del segnale Wi-Fi decresce molto rapidamente mano a mano che ci si allontana dal router o dall’access point.


Wi-Fi e frequenza del segnale

In fisica lo spettro elettromagnetico riassume l’insieme di tutte le possibili frequenze delle radiazioni elettromagnetiche. Le varie frequenze sono suddivise in bande e lo spettro ottico indica quelle radiazioni che sono visibili all’occhio umano.
Oltre i limiti inferiore e superiore dello spettro ottico, vi sono bande di frequenze non percepibili dall’occhio umano con cui però ci troviamo ad interagire ogni giorno.

Si parte dai segnali radio con lunghezza d’onda più ampia (dell’ordine dei metri) per poi passare alle microonde, all’infrarosso, allo spettro visibile, fino all’ultravioletto, ai raggi X ed ai raggi gamma (lunghezza d’onda infinitesimale, dell’ordine dei picometri e frequenza invece elevatissimaimmagine Wikipedia).

Le radiazioni caratterizzate da una lunghezza d’onda molto contenuta sono le più pericolose e sono detteionizzanti (si pensi all’ultravioletto, ai raggi X e ai raggi gamma).
Tali radiazioni, infatti, trasportano sufficiente energia per ionizzare atomi o molecole (ovvero, in fisica, per rimuovere completamente un elettrone da un atomo o molecola).
Si pensi alle protezioni il cui utilizzo viene puntualmente caldeggiato da medici ed esperti quando ci si espone al sole per lunghi periodi (raggi ultravioletti, UV) ed alle attenzioni che i tecnici di radiologia ripongono ogniqualvolta un paziente debba effettuare una radiografia.