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Il tradimento dell’anima è la vera causa dei disagi psichici e sociali

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Di Francesco Lamendola

È facile, talvolta, scambiare gli effetti per le cause; ed è relativamente facile lasciarsi impressionare dall’aspetto superficiale delle cose, fraintendendo la loro vera essenza.
Poiché si sente dire ovunque, senza ulteriore analisi, che viviamo in una società edonistica, si tende a pensare che tutti vi rincorrono il meglio: mentre bisognerebbe anzitutto distinguere fra il meglio in se stesso, ossia il Bene, e il meglio soggettivo, ossia che viene CREDUTO tale, e che potrebbe anche assumere le forme di un male.

Inoltre, poiché si sente ripetere ovunque che la nostra è una società narcisista, molti ne traggono l’affrettata conclusione che le persone si vogliono bene; mentre è chiaro che occorrerebbe verificare se esse si vogliono bene realmente, o se vogliono ostentare, agli altri prima ancora che a se stesse, un amore di sé di cui sono fondamentalmente incapaci.
Le apparenze, in questo come in molti altri casi, ingannano. L’ossessione estetista, che spinge innumerevoli uomini e donne a dedicare sempre più tempo e denaro alle cure del corpo, dell’immagine esteriore, potrebbe indurre a ritenere che mai come oggi le persone si vogliano bene e siano in armonia con la propria dimensione fisica.


 Noi, al contrario, pensiamo che poche volte, come nell’epoca attuale (almeno nell’ambito della storia occidentale), le persone abbiano nutrito un così profondo odio e disprezzo per se stesse, per quello che sono, per il genere di vita che conducono, e che raramente siano state tanto in conflitto con il proprio corpo.
Ora, che molti individui vivano male il rapporto fra corpo e anima (usiamo deliberatamente quest’ultimo termine, anche se suona scandaloso agli orecchi di quasi tutti gli intellettuali contemporanei), è cosa che vanno dicendo, e da tempo, moltissimi psicologi delle più svariate tendenze.
Lo diceva, ad esempio, Wilhelm Reich; lo sostiene il suo seguace Alexander Lowen, che, nel suo libro «Il tradimento del corpo», analizzando alcuni casi di schizofrenia, giunge alla conclusione che gli individui tendono a perdere il contatto con la realtà quando perdono il contatto con le sensazioni e le necessità del proprio corpo.



 Di conseguenza, Lowen propone un modello educativo e terapeutico libertario, che, rilasciando la Bio-energia repressa, aiuti le persone a restituire godimento al proprio corpo e felicità alla propria vita. Ciò si ottiene, a suo parere, eliminando all’origine, con un taglio netto, tutte quelle scorie che sono costituite dai sensi di colpa, dal pudore e dalla vergogna, e che sarebbero all’origine delle dissociazioni schizoidi.
Non siamo d’accordo con questa analisi, che è oggi largamente condivisa da psicologi, psichiatri e filosofi (ad esempio, da Umberto Galimberti), perché ci sembra che consista nel classico rovesciamento dei termini del problema. 



Prima di tutto, Lowen si muove nel solco di quell’errore di fondo da cui è nata, praticamente, la psicologia moderna, e particolarmente la psicanalisi freudiana: che si possano, cioè, formulare leggi di carattere generale, partendo dall’esame della psiche malata. Studiando gli schizofrenici si possono, certo, imparare alcune cose ANCHE sul funzionamento della mente sana; ma sarebbe erroneo dedurne un quadro generale di quest’ultima.
In secondo luogo, la nostra convinzione è che l’anima tradisce il corpo non solo e non tanto quando lo ignora o lo reprime (certo, può accadere anche questo), ma soprattutto quando ignora e reprime le proprie esigenze più autentiche e profonde; quando è in disarmonia con se stessa.



Le persone possono anche spendere una fortuna in prodotti cosmetici e dedicare cinque ore al giorno agli esercizi in palestra: ma, se non sono in pace con se stesse, perché non hanno il coraggio di seguire la voce interiore, il loro intimo malessere spirituale si manifesterà anche in forme di rabbia e di protesta contro il proprio corpo e attraverso il proprio corpo: come tanti casi di anoressia e bulimia stanno a indicare.
Perciò, stiamo attenti a non scambiare l’effetto per la causa e a non lasciarci confondere dalle apparenze. 



Moltissimi uomini e donne vivono male il rapporto con la propria dimensione spirituale, perché si rifiutano di prestare ascolto alle sue autentiche esigenze e alle sue aspirazioni più profonde; e tutto il loro affannarsi per avere un bell’aspetto fisico, non sono che un maldestro  tentativo per mettere a tacere il grido che sale dall’interno. Un tentativo che, sovente, aggrava il male, invece di guarirlo o di alleviarlo.



In altri termini: dedicare cure esagerate al proprio corpo, non allo scopo di migliorarne il funzionamento (prevenzione di malattie, efficienza lavorativa e simili), ma unicamente nella prospettiva di renderlo il più possibile seducente, simile a una vera e propria macchina da guerra sessuale, tutto questo non sta a indicare un autentico amore per esso, bensì una rabbia impotente e un atteggiamento schizofrenico nei confronti della propria anima, delusa e disattesa nella sua innata aspirazione a realizzarsi pienamente e armoniosamente.



L’anima è in pace con se stessa, quando si realizza; e si realizza, quando sa riconoscere la chiamata e vi risponde affermativamente, sforzandosi di attuare il meglio delle sue potenzialità. Solo allora essa instaura un rapporto fraterno e solidale con il corpo; solo allora vive in armonia con il corpo e gli conferisce salute, bellezza e splendore.

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