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Il Tao della Biologia: le controverse e interessanti tesi sull’origine umana antievoluzionistiche di Giuseppe Sermonti




PREMESSA

Di Salvatore Santoru
http://informazioneconsapevole.blogspot.it/

Nel 1975 il fisico Fritjof Capra diede alle stampe il “Tao della Fisica”, vero e proprio best seller per gli appassionati di fisica quantistica e scienza di confine.
In questo libro Capra paragonò le moderne teorie relativistiche e quantistiche della fisica moderna con le dottrine spirituali orientali, a partire dall’Induismo passando per il Taoismo, lo Zen e il Buddhismo Mahāyāna.




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Quasi sicuramente ispirato dal lavoro di Capra, l’ex genetista e ora controverso saggista italiano Giuseppe Sermonti, già relativamente noto per le teorie critiche del darwinismo, ha pubblicato il “Tao Della Biologia”, in cui critica l’evoluzionismo darwiniano “progressista” attraverso la ripresa di temi mitologici e legati al mondo della spiritualità antica, proponendo un’interpretazione dell’umanità “ciclica”, come nelle tradizioni delle filosofie orientali e delle religioni pagane, opposta a quella “lineare” e “progressista” della scienza occidentale.
Pur essendo le tesi di Sermonti indubbiamente controverse e per certi versi a mio parere abbastanza discutibili, sicuramente risultano affascinanti e la conoscenza di esse di sicuro interesse per gli appassionati della scienza di confine e/o alternativa.
Di seguito alcuni estratti di un articolo sul libro e le idee di Sermonti.

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Di Giovanni Sessa
Giuseppe Sermonti è sicuramente uno scienziato scomodo. Lo è diventato a partire dagli anni Ottanta, periodo nel quale ha maturato in termini definitivi la sua critica all’evoluzionismo darwiniano. Genetista di valore, fin dagli anni Cinquanta ha lavorato presso l’Istituto Superiore di Sanità di Roma ma, a causa delle posizioni anti-darwiniane, ha patito l’isolamento intellettuale ed esistenziale nel mondo accademico nostrano. Destino condiviso con suo fratello Rutilio, nobile figura e firma di prestigio della Destra italiana, da poco scomparso. Proprio al fratello, il biologo ha dedicato la sua ultima, significativa fatica Il tao della biologia. Saggio sulla comparsa dell’uomo. Si tratta della rielaborazione e dell’ampliamento di un’opera uscita vent’anni fa con il titolo, La luna nel bosco. Va rilevato, a benefico del lettore, che l’autore ha aggiunto un capitolo, Il Tao della biologia, chiave di volta dell’intero volume, che rende la nuova edizione imperdibile per quanti si pongano al di là dei confini dello scientificamente corretto, oggi dominante.

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Uno degli aspetti più rilevanti del testo sta nella prossimità, colta da Sermonti, tra le tesi evoluzioniste e quelle gnostiche: ciò rende il darwinismo momento centrale del neo-gnosticismo, per dirla con Eric Voegelin. In cosa consiste tale parentela? Ponendo l’Animalità pura all’origine dell’uomo, come sostenne Francis Galton, cugino di Darwin, il biologo inglese faceva dell’uomo razionale un demone redento, sorte condivisa con l’iniziato gnostico che, attraverso la “conoscenza”, si liberava dalla negatività di un mondo creato da un demiurgo “cattivo”. Non è difficile constatare come, alla sommità del processo di liberazione razionale dalla scimmia, gli evoluzionisti pongano le sorti progressive dell’umanità, naturalmente rette dal dominio dell’uomo anglosassone. Perciò, il darwinismo sociale è già implicito in tale dottrina.
Sotto il profilo scientifico, Sermonti ci dice che la tesi dell’origine di una specie per aggiunte terminali ai caratteri di un’altra è ormai superata. Le cosiddette specie “sorelle” sono il risultato di irradiazioni da un “nodo comune” e determinano le “esplosioni o radiazioni evolutive”. Con Grassé, l’autore ritiene che una specie differenziata non darà mai luogo ad un’altra specie “Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla”, questa la lezione di Lao-Tse (p. 105). Per comprendere il tema delle “specie sorelle” è necessario far riferimento alle posizioni dell’ittiologo Balon, che lesse una risonanza mistica tra “l’idea degli opposti complementari dello I’Ching taoista e il raffronto tra le cosiddette specie sorelle in biologia” (p. 107). Le specie sorelle, nate da una biforcazione di una “madre arcana” (il nodo comune), hanno tra loro un rapporto simile a quello di Yin Yang. I contrari non si oppongono ma si complementano anche in biologia. L’uomo, con Pico della Mirandola, è il generalizzato, il giovanile Yin, la scimmia il senile Yang “L’uomo è l’essere incompiuto, disadattato, dall’orizzonte più vasto, la scimmia è prigioniera della foresta…Ognuno ha la sua anima, la sua dignità” (p. 110).
Sermonti ci rammenta la grande antichità della nostra specie, ma al contempo la sua eterna fanciullezza. La nostra specificità non è quella di essere gli ultimi e più perfezionati esseri viventi, ma di essere custodi di una natura remota e primaria. Mentre il darwinismo disumanizza l’uomo e riduce alla mera materialità indistinta l’animale, la posizione dell’autore concede dignità ad entrambi, sia pure su piani diversi. L’uomo risulta liberato dall’odore di “giardino zoologico” e viene ricondotto nel regno del mito, da cui è misteriosamente emerso. La scimmia-Pan (Hillman) è la nostra sorella lunare che simbolizza la dimensione emotiva e passionale della vita, rinunciando alla quale perderemmo, come sta accadendo, la nostra anima. Insomma, questo libro ci invita, in sintonia con il pensiero di Tradizione, a ricostruire l’unità imprescindibile di Apollo e Dioniso.

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