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Il tamburo di latta di Günter Grass, una sorta di “oscura fiaba novecentesca”

Di Nicolò Di Girolamo
Quest’oggi si propone una delle maggiori opere di Gunter Grass, autore tedesco e premio nobel per la letteratura nel 1999. L’opera in questione si intitola Il tamburo di latta ed è stata pubblicata per la prima volta nel 1959. Il romanzo è una sorta di oscura fiaba novecentesca, si direbbe immersa in un cupo gotico contemporaneo. La trama segue il racconto del protagonista Oskar, un nano rinchiuso in un manicomio che ricorda a sé stesso le vicende che la sua esistenza ha attraversato tra leggenda e realtà. Infatti nella propria memoria Oskar include anche fatti straordinari e fantastici, quali la nascita della madre sotto le quattro gonne della nonna e il momento in cui, per protestare contro l’ipocrisia della società, egli ha deciso di non crescere più.
Di conseguenza il flusso del racconto a volte si fa epico e altisonante ma cionondimeno il tono dello scritto gela il sangue nelle vene del lettore e ha lo stesso rumore di uno specchio che si rompe. Nessun sorriso suscita l’innocente follia di Oskar, ma solo inquietudine e angoscia. Difatti, nel romanzo sono disseminati elementi reali che alludono a fatti storici, comel’ascesa del nazismo, e alle miserie della società piccolo borghese di allora. Grazie alla spregiudicatezza garantitagli dalla sua posizione esterna alla società Oskar può vedere e raccontare tutti i lati più oscuri dell’umanità che essa non riesce a scorgere. Oskar coglie e annota tutti gli aspetti più miseri e spaventosi delle persone che lo circondano e che hanno assistito alla sua vita.
Come una sorta di aedo male in arnese Oskar ci racconta come camminava per le strade suonando fragorosamente il suo adorato tamburo e urlava talmente forte da riuscire a spaccare i vetri di qualunque edificio. Nonostante tutto questo impegno però non riusciva a comunicare con la gente attorno a lui.
Come si è già detto la storia di Oskar assomiglia ad una nera fiaba, un grottesco miscuglio tra realtà e fantasia. Essa parla della Germania e della società ma anche di quel filo che ci sostiene ogni qualvolta che ci inoltriamo nell’immaginazione. Perché fantasticare, come sognare, può essere più pericoloso di quello che sembra. Nessuno sfugge al fascino di un ambiente immaginario, dove la fantasia si libera da ogni dovere e può sfogarsi creando ogni cosa dal nulla, ma bisognerebbe essere accorti, poiché nelle più nascoste profondità dell’immaginazione potremmo trovare anche i nostri incubi più spaventosi e le paure più viscerali e perciò dovremmo essere certi di poter tornare sui nostri passi. Con questo romanzo Grass ci mette di fronte a tutto quello che dovremmo temere di trovare nel nostro subconscio.

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