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Il simbolismo della divinità gnostica Abraxas


Di Filippo Goti

Abraxas appare come una figura fantastica dalla testa di gallo, il tronco di uomo, e due serpenti come gambe. In alcuni sigilli lo ritroviamo armato di frusta, in altri di arco, e quasi sempre provvisto di scudo. Un essere quindi fantastico, frutto di un’ardita composizione simbolica, che ricorda altri esseri legati al sacro e al mondo mitologico ( Melusina, Ippogrifo, Chimera, ecc… ).
Tali rappresentazione altro non sono che la traslazione su di un piano immaginifico di un vettore, o veicolo, che unisce il mondo dei fenomeni umano al mondo spirituale; in altri termini, una raffigurazione dinamica di un concetto non afferrabile nella sua interezza, attraverso il pensiero dialettico razionale. Vi è un termine psicopompo che forse può aiutarci a comprendere il significato di questo Immaginario, un termine che indica degli animali in grado di traghettare l’uomo  conscio, verso le profondità dell’uomo inconscio:a tale genere di rappresentazione afferisce Abraxas ? Oppure è egli stesso l’inconscio manifesto ?
  • La testa di Abraxas è quella di un gallo. Simbolicamente questo animale è legato al mattino e al Sole. Esso rappresenta la vigilanza, l’attenzione e, nel cristianesimo esoterico, la resurrezione. Il gallo è quindi colui che saluta il Primo Sole, che emerge dalle tenebre, ad indicare la volontà protesa verso lo Spirito occultato, ma possiamo anche leggervi l’annuncio della venuta del Cristo, e del cambiamento fra una fase di ignoranza (notte), ad una fase di conoscenza (giorno). Al canto del gallo non sta bene farsi trovare ancora immersi nel sonno della ragione, per non rischiare, come San Pietro, che il torpore e l’inebriamento delle emozioni ci conducano a testimoniare il falso, su ciò che in realtà siamo, o dovremmo essere.
  • Le gambe rappresentano l’elevazione e la possanza: il fondamento su cui si regge tutta l’opera umana. Esse sono, per ovvia constatazione, il basamento o piedistallo necessario, per elevarsi e tendere al cielo; se salde a terra permettono all’uomo di protendersi verso l’alto, è attraverso di esse che traiamo forza dall’elemento terra, ma che subiamo anche la forza dell’elemento aria.
In Abraxas le game sono sostituite da due corpi di serpente. Un simbolo questo che ritroviamo in innumerevoli culture iniziatiche, rappresentante sia l’energia nella sua forma pura, senza condizionamenti nè indirizzo, nella bivalenza di cura e di morte, ma anche una conoscenza arcana, profonda ed abissale. E’ utile ricordare come, nell’immaginario gnostico, il serpente rappresenti oltre alla primitiva e superiore conoscenza sul bene e sul male, capace di liberare l’uomo dalla dorata prigionia demiurgica nel Paradiso Terreste, anche la potenza sessuale al suo stato primordiale. E’ infatti attraverso il binomio sesso-conoscenza, che lo gnostico comprende la genesi, e fonda la propria opera.
  •   La frusta è antico simbolo egizio di potere, di dominazione, di punizione, legato a divinità del tempo. Nell’Antica Roma la frusta era appesa ai carri di trionfo, mentre in Grecia era simbolo dei Dioscuri. La frusta riassume in sè lo scettro ( potere ) e il cappio ( punizione ). L’associazione scudo -frusta, indica la completezza di Abraxas  in grado di dispiegare il proprio supremo potere, ed immune ad ogni altro potere.
  • Il sette, come le lettere che ne compongono il nome, è il numero fondamentale che regola la manifestazione ( sette i colori, sette le note, sette i giorni della settimana, sette i vizi, sette le doti, le direzioni, ecc… ). Il sette è l’incontro fra il 4 ( gli elementi ), e il 3 ( numero delle tre forze: positiva, negativa, e neutra, ma anche del divino ); la geometria esoterica ci suggerisce che la comunione fra il quadrato e il triangolo, produce  il pentagono (l’uomo realizzato ).
  Possiamo vedere anche i tre elementi zoologici che compongono Abraxas ( serpenti, tronco umano, e testa di gallo ), come la necessaria cooperazione fra l’elemento inconscio-atavico ( la forza sessuale del serpente nella sua duplice natura di elevazione ed abbattimento ), l’elemento conscio-razionale ( il corpo umano e l’ordine con cui sostiene gli strumenti di dominio e difesa ), e l’istanza divina solare che armonizza, trasmuta ed eleva gli elementi inferiori, ma necessari.   

  Abraxas e C.G. Jung
Uno degli aspetti meno conosciuti del pensatore C.G.Jung è la sua passione innata per il simbolismo e l’immaginifico, che spesso si estrinsecava attraverso il perseguimento di pratiche sicuramente poco ortodosse per il mondo scientifico ed accademico di allora, come di oggi. Pratiche che potremmo definire oscillanti fra la medianicità, il sogno lucido, e l’evocazione, e che nel 1916 diedero frutto al  libro I Septem Sermones ad Mortuos, stampato e diffuso privatamente da Jung nella cerchia ristretta di conoscenti. Lo stesso studioso narra come tale opera sia nata di getto, attraverso la scrittura automatica, in uno stato di trance dove Jung si identifica con Basilide. Questo stato di possessione è preceduto da fenomeni paranormali che investono la casa e i figli dell’analista: presenze spiritiche, trilli di campanello, sogni inquietanti, che hanno esatto termine, nel momento in cui Basilide-Jung inizia a scrivere. Facile intravedere in questi fenomeni un’incursione ( evocazione ) nella nostra dimensione, di istanze ataviche o di vere e propri fenomeni psichici o forse, più semplicemente ma non meno inquietante per l’uomo razionale, dell’affioramento dell’inconscio, o porzioni inconscie, sul piano manifesto.
Senza volere commentare i sette sermoni, che varrebbe un lungo lavoro, propongo i passi dove si parla di Abraxas, in modo da meglio chiarire la collocazione di questa chimera nel pensiero di Jung-Basilide.
L’effettività li unisce. Quindi l’effettività è al di sopra di loro ed è un Dio sopra Dio, poiché nel suo effetto unisce pienezza e vuotezza.
Questo è un Dio che voi non avete conosciuto, perché gli uomini lo hanno dimenticato. Noi lo chiamiamo col nome suo ABRAXAS. Esso è più indistinto ancora di Dio e del demonio.
Per distinguere Dio da lui, chiamiamo Dio Helios o sole.
Abraxas è effetto. Niente gli sta opposto se non l’ ineffettivo; perciò la sua natura effettiva si dispiega liberamente. L’ ineffettivo non è, e non resiste. Abraxas sta al di sopra del sole e al dì sopra del demonio. E’ probabilità improbabile, realtà irreale. Se il pleroma avesse un essere, Abraxas sarebbe la sua manifestazione.

Il sole ha un effetto definito, e così pure il demonio. E quindi ci appaiono molto più effettivi di Abraxas, che è indefinito. E’ forza, durata, mutamento

“Ma Abraxas pronuncia la parola santificata e maledetta che è vita e morte insieme. Abraxas genera verità e menzogna, bene e male, luce e tenebra, nella stessa parola e nello stesso atto. Perciò Abraxas è terribile. E’ splendido come il leone nell’attimo in cui abbatte la preda. E’ bello come un giorno di primavera. Si, è il grande Pan in persona e anche il piccolo. E’ Priapo.
E’ il mostro del mondo sotterraneo, un polipo dalle mille braccia, nodo intricato di serpenti alati, frenesia. E’ l’ermafrodito del primissimo inizio. E’ il signore dei rospi e delle rane che vivono nell’acqua e calpestano la terra, che cantano in coro a mezzogiorno e a mezzanotte. E’ la pienezza che si unisce col vuoto. E’ il santo accoppiamento, E’ l’amore e il suo assassinio, E’ il santo e il suo traditore, E’ la luce più splendente del giorno e la notte più oscura della follia, Vederlo significa cecità, Conoscerlo è malattia, Adorarlo è morte, Temerlo è saggezza, …” ( C.G. Jung )

  “Abraxas è il Dio duro a conoscere. Il suo potere è il più grande perché l’uomo non lo vede. Del sole egli vede il  summum bonum, del demonio l’ infimum malum; ma di Abraxas la VITA, indefinita sotto tutti gli aspetti, che è la madre del bene e del male….Duplice è il potere di Abraxas. Ma voi non lo vedete, perché ai vostri occhi gli opposti in conflitto di questo potere si annullano…Ogni cosa che chiedete supplicando al Dio sole genera un atto del demonio. Ogni cosa che create col Dio sole dà al demonio il potere di agire. Questo è il terribile Abraxas.”” .
  • Jung propone quindi un Abraxas come la causa prima di ogni manifestazione, e al contempo come materia informe, prima di ogni ordine e forma, almeno nel senso percepito e percepibile dall’umana ragione. Un elemento ( nel senso di elementare ed inscindibile ) dove pensiero, volontà, e oggetto di essi, trovano coesistenza in una completa comunione, non spiegabile attraverso altro che simboli.
Abraxas, in Jung-Basilide, è posto ben oltre il mondo tridimensionale dei fenomeni, esso è la radice del tutto, e di ogni dualità, in quanto il tutto altro non è che un aspetto scisso o percepito del suo dinamismo.

  Curiosità Templare
Non sono molti i sigilli templari che sono giunti a noi, attraversando le pieghe del tempo. Molti sono stati distrutti, o semplicemente perduti, successivamente alla sospensione dell’ Ordine  da parte del Papa Clemente V.
Uno dei sigilli superstiti porta incisa  la sagoma di Abraxas, prendendone quindi il nome, o in alternativa quello di  “Gemma Gnostica”. Storicamente viene fatto risalire al Precettore di Francia Andre’ de Coloors, 1215 circa, riportante il motto: “SECRETUM TEMPLI”. Il “dio gnostico” di Basilide lo ritroviamo anche sui sigilli appartenuti a Luigi VII, a Margherita di Fiandra, con la frase incisa Sigillum Secreti; ai Vescovi di Canterbury e di Chichester, e ad altri prelati. Tutti questi sigilli hanno una collocazione temporale che non pare superi i primo due decenni del 1200.
  • Possiamo avanzare due lecite ipotesi, attorno al perché Abraxas apparisse in sigilli ufficiali di Vescovi, Arcivescovi, Priori di un ordine monastico, e nobili.
La prima è come una certa conoscenza simbolica gnostica, fosse diffusa in un modo maggiore di quanto solitamente si pensa, e come anche strati della Chiesa Cattolica, antagonista millenaria dello gnosticismo, fossero permeabili ad essa. Ciò non significa necessariamente che vi fosse un corpo unico di conoscenza o una elitaria comunità cristiana esoterica, ma solamente che elementi gnostici decontestualizzati erano utilizzati da persone che provenivano da una tradizione ad essi avversa.
La seconda ipotesi che dobbiamo prendere in considerazione, è come una fratellanza gnostica basilidiana fosse presente in tale periodo, e raccogliesse al suo interno anche elementi rilevanti della Chiesa Cattolica, indicando come lo gnosticismo sia sopravvissuto nei secoli proprio occultandosi nella viva carne del suo persecutore.
Oppure che è la gnosi l’ultimo ed estremo segreto, che alcuni occultano attraverso l’ortodossia e i dogmi.

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