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Il silenzio sull’Iraq, e non solo…

Di Renato Sacco



Stamattina, 3 ottobre, qualche agenzia (ma proprio solo qualcuna) lancia la notizia di nuove uccisioni a Kirkuk, in Iraq. Si parla di due omicidi, in luoghi diversi. Ho parlato con alcuni amici a Kirkuk e mi dicono che le notizie sono ancora un po’ confuse, difficili da verificare. Forse solo un uomo ucciso, la cui identità è ancora incerta, probabilmente un cristiano. Ucciso, forse, proprio perché cristiano. Un omicidio mirato, sembrerebbe. Altre persone sono state rapite sulla strada che da Kirkuk, capitale petrolifera, porta alla capitale, Baghdad. Si parla di 3-4 persone liberate dopo il pagamento di un riscatto di 50.000 dollari ciascuno, forse qualcuno liberato anche senza pagamento del riscatto. 

Non è facile sapere bene cosa succede, anche perché di giornalisti, da quelle parti, non ce ne sono molti… In ogni caso, sono segni faticosi e drammatici della vita di un popolo, in particolare delle minoranze, che vive una situazione che ancora oggi, dopo anni di guerra, vede davanti a sé molto buio, paura, insicurezza.
Con un governo che di democratico ha sempre meno.
Con la comunità internazionale sempre più attenta ai propri interessi piuttosto che ai diritti umani.
E così il silenzio copre tutto. Come anche l’uccisione, qualche giorno fa, di due preti in Colombia. Lo scriveva Tonio Dell’Olio nella sua rubrica quotidiana ‘Mosaico dei giorni’: “Sono due i preti che dall’inizio del mese in Colombia hanno pagato con la vita il loro impegno a fianco dei più poveri. … Reynel Restrepo … capeggiava la resistenza contro la mafia dell’impresa e, solo qualche giorno prima aveva denunciato pubblicamente le minacce che gli erano pervenute e di essere pedinato. Gualberto Oviedo Arrieta, … non si era mai tirato indietro nel denunciare la violenza dei paramilitari contro i campesinos della zona che hanno scelto da tempo la pratica della nonviolenza vietando a gente armata di entrare nei loro villaggi” (Mosaico dei giorni, 27 settembre 2011).
Anche il silenzio uccide, lo sappiamo. E allora parlare, raccontare di situazioni e persone che vivono in Paesi più o meno lontani o dimenticati è anche questo un modo per dare continuità al cammino di pace della scorsa domenica, da Perugia ad Assisi.
Con Mosaico di pace abbiamo preparato un dossier proprio sull’Iraq, con vari contributi interessanti, dal vescovo di Kirkuk, mons Sako, al presidente di Pax Christi Italia, mons Giudici; da Giuliana Sgrena a Martina Pignatti e Ismaeel Dawood di Un ponte per… “L’Iraq tra guerra e sogni” (Mosaico di pace, ottobre 2011).
Una voce, piccola, per non rassegnarci al silenzio.

Da Peace Link/Mosaico di Pace

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