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IL SIGNOR NAPOLITANO, OVVERO COME NON FARNE UNA GIUSTA

Di Gilberto Oneto<

br />Il signor Napolitano ha rilasciato una lunga intervista al giornalista polacco Adam Michnik che è stata pubblicata sulla vera Gazzetta Ufficiale della Repubblica, La Repubblica appunto, e ripresa da tutti gli organi di stampa con l’ossequio che si deve a un documento storico, e con l’atteggiamento compunto di devozione che si darebbe a una inedita Lettera di San Paolo agli italiani.
Eppure il basilare documento non dice granché, è una autorevole raccolta di luoghi comuni e di banalità istituzionali molto, ma molto politicamente corrette.
A sottolineare una serie di inesattezze (che per chiunque altro non protetto dal vilipendio, sarebbero più banalmente catalogate come menzogne) ci ha pensato con puntualità Borgonovo su Libero: il Presidente ha molto elegantemente modificato le date di talune sue prese di posizione per attribuirsi coraggiosi atti di distanza dallo stalinismo che sono avvenuti “dopo” e non “prima”, quando avrebbero comportato un diverso esito della carriera.
Ne viene fuori il ritratto di un uomo che ha “attraversato delle revisioni profonde, molto meditate e intensamente vissute”, come è giusto che sia, naturalmente. In altre parole il signor Napolitano si è pentito di talune sue posizioni o – se si preferisce – ha cambiato idea con una certa sistematicità. Tutto giusto e tutto legittimo è ovvio, anche se sarebbero graditi un atto di “autocritica” più esplicito, una condanna più lineare di tutte le schifezze comuniste e magari anche una richiesta di perdono per avere sostenuto certe posizioni e ricoperto certe cariche.
A questo punto non resta che stabilire se si tratti di revisioni davvero “intensamente vissute” e perciò sincere o solo “meditate”. Il signor Napolitano rinnega gran parte del suo passato solo perché non può farne a meno (e perché è davvero impresentabile) oppure ci crede davvero?
Il timore per l’applicazione del Codice Rocco impedisce di optare per la prima ipotesi e non resta che la seconda.
Ma allora – se è così – il signor Napolitano non ne ha fatta una giusta. É stato uno studente fascista e se ne è – ça va sans dire – pentito; è stato comunista e stalinista e ha girato prudentemente pagina; è stato uomo di apparato (anzi un apparatchik) e ha sbianchettato queste pagine dal curriculum; volava low cost e non ne parla più. Di questi tempi inventa interpretazioni “creative” della Costituzione e rischia di doversene pentire. Inneggia all’unità d’Italia con argomentazioni e slogan tratti direttamente dal bagaglio nazionalista, fascista e missino, e all’unità d’Europa con argomenti pluto-massonici da alta finanza. Visti i precedenti, finirà per doversi pentire anche di queste scelte dandoci con ciò buoni motivi di guardare con ottimismo verso il futuro: la prima unità (si spera) non durerà a lungo e la seconda resterà (si spera) solo un incubo sventato. In settant’anni Napolitano non ha abbracciato una causa giusta né vincente: speriamo non gli venga la paturnia di diventare autonomista.
Alla fine della affettuosa intervista il giornalista polacco chiede premurosamente scusa al Presidente per averlo affaticato.
Della stanchezza dei cittadini nessuno si occupa?

Fonte:L’Indipendenza

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