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IL RECLUTATORE DELL’ISIS ARRESTATO IN LIBIA ERA DIFESO DALLE NUOVE BRIGATE ROSSE E DALL’ESTREMA SINISTRA “SOLIDALE” E “ANARCO-INSUREZZIONALISTA” COME ‘PRIGIONIERO DI GUERRA’ NELLE CARCERI ITALIANE

Di Lucio Di Marzo

È il Corriere della Sera a ripescare dagli archivi una storia che ha a che fare con le intersezioni tra il brigatismo italiano e il terrorismo di matrice islamica, e una lettera indirizzata all’associazione “Ampi orizzonti” e inserita nel bollettino anti-carcerario degli anarchici milanesi.
Il “povero amico” altri non era che Fezzani Moez Ben Abdelkader, il colonnello tunisino dell’Isis che passò dall’Italia e qui si radicalizzò. E che ora sarebbe nelle mani delle milizie libiche, arrestato dagli uomini di Zintan mentre cercava di tornare nel suo Paese d’origine.
Espulso dall’Italia nel 2013, l’uomo, conosciuto anche come Abu Nasim, era partito prima per la guerra in Bosnia e poi si era fatto conoscere come reclutatore per Al Qaida, per inviare i mujahidin in Afghanistan.
In Pakistan lo avevano fermato gli americani, che lo avevano poi spedito a Bagram per sette anni. Nel 2010, prima dell’espulsione, Abu Nasim era in contatto con gli ambienti anarchici e comunisti italiani e a loro raccontava dell’esperienza in carcere.
Pur divisi sul piano delle idee, le nuove Br e i terroristi islamisti condividevano – spiega ancora il quotidiano di via Solferino – l’odio per “l’imperialismo americano” e per il regime d’isolamento delle carceri italiane.

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