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Il punto della situazione sulla Siria, sempre più stretta nella morsa dell’ISIS

Di Salvatore Santoru

La Siria si trova sempre di più in una situazione incandescente, stretta nella morsa del terrorismo internazionale, rappresentato sopratutto da ISIS e da altre fazioni dell’islamismo radicale, come il Fronte Al Nusra, “sezione” di Al Qaeda siriana.

È di pochi giorni fa la notizia che i terroristi ISIS hanno lapidato due ragazzi omosessuali, e di 15 miliziani Hezbollah uccisi dai terroristi di Al Nusra.



Intanto, stando a un articolo di Repubblica del 23 novembre pare che i miliziani ISIS ormai controllino la quasi totalità delle risorse energetiche del paese.

Intanto il presidente siriano Bashar al-Assad ha annunciato che è necessaria la cooperazione internazionale per combattere contro ISIS, ma Obama ha espresso la sua contrarietà e affermato che Assad deve essere messo fuori dai giochi.

Il capo dell’opposizione siriana moderata,Hadi al Bahra, ha affermato in un’intervista al Guardian che il vero problema non è l’ISIS, ma Assad, mentre i terroristi sono liquidati dallo stesso come un semplice “sintomo”.Inoltre,il ministro degli Esteri del Quatar,Khalid Al Attiyah, ha affermato, facendo eco a Obama, che le dimissioni di Assad sono “il primo passo necessario per salvare la Siria dal terrore“, parole che suonano come una presa in giro, visto il pulpito da cui vengono dette, da un paese fondato sul terrore e su un’estrema diseguaglianza sociale tra la famiglia reale Al Thani dominante e il resto del popolo.


Tra l’altro come non ricordare che lo stesso Quatar ha finanziato proprio l’ascesa dei terroristi di ISIS, come ricordato da un articolo di Maurizio Molinari su la Stampa del 21 agosto, in cui si riportano, a sostegno di questa ipotesi, le affermazioni del Ministro dello Sviluppo Tedesco Gerd Mueller e il vice-segretario USA al tesoro David Cohen.

Da ricordare anche il fatto che senza il veto di Russia e Cina all’Onu all’intervento militare preparato da Obama e sostenuto dal Quatar e dalle altre monarchie del Golfo, oggi la Siria sarebbe completamente in balia dei terroristi islamisti e di altre milizie armate, proprio com’è oggi la Libia.

Il tanto demonizzato Assad è l’unico che sta combattendo realmente il terrorismo, e secondo il Gran Muftì del paese,Ahmad Badreddin Hassou, meriterebbe anche il Premio Nobel per la Pace.

Pur non essendo probabilmente il massimo che i siriani possano avere, bisogna riconoscere che perlomeno Assad ha fatto di tutto per combattere ISIS e gli altri gruppi terroristici, e fare in modo che la Siria rimanga un paese basato sulla libertà di religione, l’eguaglianza di genere e tutte queste cose che il Quatar e le altre monarchie del Golfo alleate degli USA, così come buona parte dei cosiddetti “ribelli”  siriani, non possono vedere.

Non è un caso che nelle ultime elezioni tenutesi a giugno, Assad sia stato rieletto presidente con ben l’88 percento, e sempre di più il suo consenso (già alto prima, come dimostra la foto di una manifestazione pro-Assad pubblicata qua sotto ) tendi ad aumentare tra la popolazione, stanca del terrorismo e o di chi strumentalizza per altri scopi, dopo averne sostenuto l’ascesa.


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