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Il principio originario: la Tradizione

Nel linguaggio comune il termine Tradizione ha ormai assunto il significato di consuetudine, di abitudine e di costume. Quando si parla di Tradizione ci si riferisce a qualcosa che è appartenuto e che appartiene al passato lontano, il cui ricordo assume oggi solo una forma folcloristica. Un esempio ce lo offre il Natale, del quale rimane attuale solo l’aspetto consumistico, tanto che per la maggioranza delle persone ha ormai perso il valore sacro che possedeva in origine. Non è assolutamente questo il senso e il valore, che si deve attribuire alla Tradizione, in quanto essa è l’insieme di valori eterni, sacri ed incorruttibili. Passando all’esame del mondo tradizionale va subito affermato che esso conosce un’unione, un collegamento effettivo, tra la realtà divina e quella umana, tra spirito e materia. Questa unità né conosce né concepisce la scissione che è propria al mondo moderno, scissione tra sacro e profano (1). Per la Tradizione la partecipazione al sacro è il fondamento di tutta la vita, personale e collettiva, divenendo un’incessante ricerca e ascesa verso l’alto. La stessa Natura con i suoi ritmi e le sue leggi, è concepita come la manifestazione visibile di un ritmo e di un ordine superiore.

 Tra cielo e terra, tra Dio e uomo, non c’è alcuna separazione o distacco, bensì una vera e propria “similitudine”, scorgendo nel secondo il riflesso del primo. Per la dottrina tradizionale, i fenomeni e le forze della natura vanno percepiti come l’espressione di una realtà superiore in quanto simboli atti a spiegare la conoscenza non umana. Premesso questo, si può affermare che l’uomo tradizionale, a differenza dell’uomo moderno, non ha una concezione elementare della Natura, ma al contrario possiede una percezione simbolica e spirituale della stessa. 


Comprendere il reale significato dei simboli diventa così un sostegno per l’uomo che oggi vuole intraprendere la via della risalita.
Al luogo dell’utopia materialista e progressista dell’ “evoluzione”, la civiltà tradizionale conosce una verità opposta: la visione ciclica ed eterna. “Dalla nobiltà delle origini”, nello scorrere del tempo, si venne a creare una involuzione. Dalla perfezione dell’origine, infatti, si verificò una caduta dovuta alla dequalificazione dell’uomo, che originariamente non era, come vuol farci intendere la moderna teoria evoluzionista, un essere animalesco, ma al contrario un essere migliore di quello attuale: un “più-che-uomo”, un semidio. Così se per la scienza moderna, attraverso la sovversiva teoria evoluzionistica dell’uomo, gli uomini da stati inferiori si sono sempre più evoluti, per la cultura tradizionale da stati superiori originari gli esseri sono decaduti in stati sempre più condizionati da fattori terrestri e materiali. Questa caduta, determinata dal prevalere dell’elemento umano e mortale, è conosciuta nella memoria di vari popoli come “l’oscuramento degli Dei”, cioè il ritirarsi delle influenze celesti e l’incapacità da parte dell’uomo di non sapere più attrarle verso sé.


Vi sono, quindi, due modi di intendere e di interpretare la Storia. Da una parte quello moderno e progressista che considera il tempo come un ordine di avvenimenti successivi, misurabili come una quantità, con un prima e un dopo, che procede secondo un ritmo numerico e cronologico. Dall’altra vi è il modo tradizionale, ciclico, simbolico, che guarda allo sviluppo e al tramontare delle civiltà. Dal libro di Esodo “Le opere e i giorni” possiamo ricavare la concezione che gli antichi avevano della Storia divisa in quattro età. Per loro il tempo non scorreva uniformemente e indefinitamente, ma si ripartiva in cicli o periodi, ciascuno dei quali aveva un proprio significato e una propria specificità. Ognuno di questi cicli era quantitativamente diseguale e il loro insieme formava la totalità del tempo. I vari periodi venivano simbolicamente raffigurati da diversi metalli – Oro, Argento, Bronzo e Ferro – a seconda del loro rapporto con l’origine. 


Questi diversi metalli esprimono simbolicamente un processo di decadenza spirituale attraverso quattro cicli o generazioni. Secondo questa visione, come già detto in precedenza, l’umanità all’inizio avrebbe conosciuto una vita simile agli Dèi, in seguito sarebbe decaduta a forme di organizzazioni sociali dominate dall’empietà, dalla cupidigia, dalla violenza e dall’inganno. Dalla perfezione delle origini si è passati alla separazione del potere guerriero da quello spirituale, per concludersi nel dominio della razza dei mercanti (borghesia). In questo modo alterata l’unità del Principio, si venne a creare una vera e propria involuzione. 
Questa verità si ritrova in molti testi sacri, dove si conserva il ricordo delle origini, come qualcosa di luminoso e immortale. Si parla di una mitica razza che abitava nella luce eterna, in rapporto diretto con le forze cosmiche e divine. Infatti, non si conosceva fatica e dolore, la terra era generosa e produceva spontaneamente i frutti in abbondanza e gli uomini non conoscevano né vecchiaia, né morte. Questi ultimi erano saggi e felici, “coloro che sono e che possono”. Si narra di un tempo primordiale che per le sue caratteristiche venne definito “il ciclo dei Veglianti”. La sede, collocata all’estremo Nord, venne chiamata la “Terra dei Veglianti, la sempre verde e lucente”. Questa è la patria degli Iperborei, la mitica Thule, Avalon, il Continente bianco, il Paradiso terrestre o l’Età dell’Oro, dalle cui radici fiorirono tutte le civiltà.


 Era questo il tempo in cui si poteva dire di “uomini che erano simili a Dèi mortali e di Dèi che erano simili a uomini immortali”. E’ evidente come, nell’epoca primordiale, uomini e Dèi vivevano in totale armonia, un epoca in cui l’adesione alla verità e alla giustizia era naturale ed assoluta.
Gli Iperborei, la razza delle origini, che chiamavano se stessi gli Arya, i nobili, incarnavano una natura olimpica e regale. Alcuni simboli e caratteristiche che contraddistinguono questa età ne fanno comprendere meglio il suo valore. Si ritrovano, così, le idee di Stabilità e di Centralità, i cui simboli sono: il Polo, la Pietra di fondamento, il Centro, le Vette inaccessibili, la Vita e l’Immortalità, la Luce, il Fuoco ed il Sole.


In un dato momento l’unità tra la divinità e l’uomo viene meno, di conseguenza quest’ultimo è sempre più preda di elementi materiali. Privo di ogni riferimento superiore, l’uomo sprofonda nell’insicurezza e nell’angoscia di fronte allo scorrere banale dell’esistenza. Conformità e fedeltà iniziale, andarono progressivamente tramontando sino all’apparire del mondo moderno.


(1) Questa verità la si può dimostrare facendo riferimento alla vita quotidiana. Così come il corpo che si nutre di alimenti sani manifesta salute e benessere psicofisico, allo stesso modo, la persona che compie il proprio dovere, in ordine ai valori della Tradizione, riscontra intorno a sé l’effetto ordinatore delle sue azioni.

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