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Il petrolio dietro lo scontro tra Arabia Saudita e Iran

Di Marco Fontana

L’ostilità tra il mondo sunnita e quello sciita ha radici profonde, ma dietro il suo riacutizzarsi si intravedono ragioni recenti e venali.

L’esecuzione ordinata da Riad di 47 persone, tra cui l’imam sciita Nimr al-Nimr, è avvenuta in un momento particolare per il Medio Oriente, in cui sono coinvolti altri interessi oltre a quelli locali e religiosi. L’Arabia Saudita non gradisce l’attuale situazione in cui la propria influenza nell’area si è ridotta anche a causa della fine dell’embargo contro l’Iran e delle dinamiche legate alla crisi siriana; ma dietro ai fatti di sangue del 2 gennaio aleggia lo spettro della crisi economica che la costante diminuzione del prezzo del greggio causerebbe a quei Paesi che vivono di petrolio. Partendo da questa idea, abbiamo approfondito i possibili scenari di inasprimento del conflitto tra sunniti e sciiti con il noto economista Paolo Turati, presidente della Fondazione Magna Carta Nord-Ovest e advisor di Istituzioni di art market & finance.

– Dietro al peggioramente delle relazioni tra Arabia Saudita e Iran si cela qualcosa in più rispetto alla questione culturale e religiosa?
— Nella storia del mondo tutte le grandi crisi geopolitiche, capaci di coinvolgere e sconvolgere uno o più Stati, sono figlie di gravi crisi economiche. La rivoluzione francese si generò per l’impressionante massa di debiti che Luigi XVI dovette gestire e che erano stati accumulati dai suoi predecessori; la crisi della Baviera fu dovuta alle spese pazze di Ludwig II, che stravedeva per l’architettura e per l’arte; la caduta del Muro di Berlino derivò certamente dalla fine dell’ideologia comunista, ma con causa efficiente non secondaria il prezzo del petrolio arrivato a 9 dollari, che creò pesanti ripercussioni nei rapporti di sussidiarietà tra Mosca e i Paesi socialisti e rese il sistema diseconomico e quindi impraticabile — altro che pressioni dei Paesi occidentali… In Arabia potrebbe essere successa la stessa cosa: visto il crollo delle entrate, alcuni Paesi potrebbero aver deciso di acuire un situazione conflittuale, che a medio termine può produrre un innalzamento dei prezzi del greggio e quindi una soluzione alla loro crisi. E in questi giorni il prezzo del petrolio in effetti è salito. 
– Dunque nello scontro attuale tra sciiti e sunniti Lei vede una guerra per l’oro nero?
— Certamente. Le grandi famiglie che monopolizzano il Medio Oriente da oltre cento anni prosperano esclusivamente grazie al fatto di stare seduti su una miniera d’oro nero, cioè i giacimenti di petrolio. Ma adesso hanno compreso che la loro richezza non è immutabile, ma può essere messa a rischio da fattori esterni, tra cui l’elemento tecnologico rappresentato dall’oil & gas shale extraction, un’invenzione dalla portata non tanto dissimile da quella della ruota, e che oggi è una delle principali cause del calo improvviso del prezzo dei prodotti energetici.

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