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Il Pentagono e la “crisi permanente” dei rifugiati in Europa

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Di Stefano Fait
È incredibile che il Pentagono, che parla di “guerra permanente” al Terrore (ma cos’è una “guerra permanente? È concepibile? È accettabile? Non è forse spudoratamente orwelliana?) si permetta di dichiarare che la crisi dei rifugiati durerà 20 anni.
Vedo che questa “stima” viene citata senza problemi da chi perora la causa dei rifugiati.


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Ma ci rendiamo conto di cosa significhi per l’Europa tra tensioni sociali, costi sociali, impossibilità di ragionare su progetti continentali e globali che creino posti di lavoro e un futuro per gli europei?
Non si può ragionare su queste questioni in maniera fatalistica
Guerra permanente = crisi permanente dei rifugiati.
USA e Arabia Saudita sono restii a farsi carico dei rifugiati perché “potrebbero esserci terroristi”.
Però lo stesso problema non vale per noi? Loro possono generare una crisi dopo l’altra e noi dobbiamo stare zitti e subirne le conseguenze?
Questa crisi fa comodo a:
  1. Chi si arrichisce con la gestione dei rifugiati (es. Barclays Bank);
  2. Chi ha interesse a mantenere un arco di instabilità dalla Mitteleuropa (o dal Baltico) fino al Pakistan per bloccare qualunque progetto eurasiatico (Brzezinski & co);
  3. Israele: pulizia etnica intorno ai suoi confini (diaspora araba) e pressione su ebrei europei per farli trasferire in Israele (Netanyahu continua a ripeterlo);
  4. Chi si arricchisce con la vendita di armi e di sistemi di sicurezza e sorveglianza;
  5. Mafiosetti che gestiscono il traffico di umani;
Possiamo accettare tutto questo o possiamo ribellarci, iniziando col pretendere che la casa reale saudita si prenda la sua quota parte di rifugiati (ossia delle conseguenze delle sue politiche) e ponga fine all’invasione dello Yemen.

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