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Il pensiero di Averroè(Ibn-Rushd), il filosofo arabo che coniugava l’Islam con Aristotele

Di Adriano Virgili
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VITA 
Ibn-Rushd (1126-1198), meglio noto in Occidente col suo nome latinizzato di Averroè, nacque a Cordova, nella Spagna araba e fu l’ultimo e il più grande pensatore della tradizione islamica.
Nella seconda parte della sua vita si trasferì nel Marocco, dove divenne medico di corte ed esercitò uffici pubblici. Cadde però in disgrazia per le sue dottrine e dovette andare in esilio.
Le sue opere più importanti furono i commenti ad Aristotele, un commento all’Almagesto di Tolomeo, il Liber universalis de medicina e Destructio destructionis, in cui si oppone al pensiero di Al-Ghazali.


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PENSIERO
Averroè, da grande ammiratore e commentatore di Aristotele, è convinto che il pensiero aristotelico affermi in forma scientifica le stesse verità esposte nel Corano. Perciò sostiene, contro la posizione dei tradizionalisti religiosi come Al-Ghazali, l’estremo valore della filosofia e della scienza. Secondo Averroè il Corano contiene la religione perfetta, guida dell’umanità. Mentre però la gente comune deve attenersi al suo senso letterale, gli intellettuali possono decifrarne i simboli poetici, seguendone le “suggestioni”. Vi sono quindi diversi mezzi per raggiungere la verità, che pure è una sola.
Influenzato dall’islamismo, da Aristotele e da Plotino, Averroè concepisce tutto ciò che esiste secondo un rigoroso ordine gerarchico, al cui vertice è posto Dio. Dio però non crea il mondo: il mondo, il suo movimento e la materia sono infatti eterni.
L’ordine della realtà si rispecchia nelle scienze, organizzate in un insieme armonico. L’ordine della scienza è generato nella luce di un’intelligenza originaria ed eterna, quella che Aristotele indicava come intelletto agente. All’azione di tale intelletto agente risponde nell’uomo un intelletto possibile, inteso come la capacità di trascendere la conoscenza sensibile per giungere all’universalità della scienza.
A differenza di Aristotele, per Averroè anche l’intelletto possibile è eterno e separato dall’individualità dei singoli esseri razionali, esso infatti è la disposizione trasmessa dall’intelletto agente. L’anima propriamente individuale (che da Aristotele era stata suddivisa in vegetativa, sensitiva e intellettiva) è perciò mortale.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.ildiogene.it/EncyPages/Ency=Averroe.html

FOTO:http://www.aljabha.org

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