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Il mondo delle Coop rosse, tra giganteschi affari e diversi scandali

Di Antonio Musella
Il caso Ischia sugli appalti vinti cooperativa CPL Concordia, si arricchisce di nuovi particolari e spuntano i nomi dei politici. Quella di Ischia è una delle inchieste che hanno riguardato il mondo della Lega delle Cooperative che in questi anni è finito a più riprese sotto la lente della magistratura.
Il sistema delle Coop rosse funziona così: le singole cooperative versano una quota dei loro ricavi alla Lega Coop, la quale a sua volta distribuisce alle leghe locali i fondi. Le quote versate determinano ovviamente il peso politico delle singole cooperative nelle scelte e negli indirizzi della lega. Il principio del versamento delle quote è scontato: chi ha di più versa di più. Pertanto è facile definire un gruppo di cooperative, dal fatturato considerevole, che comanda in Lega Coop: la Cmc (cooperativa muratori e cementisti), la CCC (consorzio cooperative costruttori), la Manutencoop che si occupa di logistica e servizi, la CIR (cooperativa italiana di ristorazione), la Granarolo che si occupa di latte ed alimenti, la CPL Concordia, ed ovviamente i colossi dei supermercati Coop e Conad (consorzio nazionale dettaglianti).
Dalle attività e dai fatturati di questi colossi delle coop rosse si comprende come queste cooperative abbiano da tempo fatto “il salto della quaglia” puntando la loro mission aziendale sulla managerialità ed il fiuto per gli affari. I bilanci dei colossi delle costruzioni CCC e CMC sono impressionanti.
La CMC è di Ravenna ma ha sedi dislocate in tutto il mondo tra cui Angola, Cina, Arabia Saudita, Laos, India, Libia, Usa, Sud Africa, e finanche in Lesotho. Conta ben 41 società controllate, 32 società collegate alla principale ed inoltre partecipazioni in altre 40 società. Nel bilancio del 2013 l’attivo è di 1 miliardo e 277 milioni di euro.
La CCC è di Bologna ed è la cooperativa cugina della CMC, con cui condivide molti appalti e partecipazioni azionarie. I numeri della CCC sono enormi: 15 società controllate, 29 società collegate tra quelle dirette e quelle per conto di altre cooperative, ben 75 partecipazioni ad altre società tra cui Acea, Banca Popolare di Lodi, Hera, Acer Manutenzioni e Tramvia di Firenze, ed ancora partecipazioni in consorzi che delineano un attivo nel bilancio del 2013 di 1 miliardo e 200 milioni di euro. Proprio la CMC e la CCC sono tra i motori delle grandi opere nel nostro paese: la Tav in Val di Susa, la metropolitana di Roma, la Tramvia di Firenze, tutte opere che sono state agevolate dallo Sblocca Italia del governo Renzi.
La ManutenCoop offre servizi e lavora in gran parte con le pubbliche amministrazioni. Oltre 15 mila persone impiegate, tra cui 61 dirigenti e ben 13 mila operai, in una cooperativa dove la partecipazione sembra non essere tanto in voga visto che nel 2013 c’e’ stata una sola assemblea dei soci davanti a 462 persone.
La CIR invece si è affermata nel campo della ristorazione, è nata a Reggio Emilia e fornisce i pasti alle mense degli ospedali di mezza Italia, delle scuole, delle aziende ed ha l’appalto per le mense militari nelle caserme e nelle accademie. Inoltre è attiva nel settore dei buoni pasto fornendo servizi ai comuni ed agli altri enti locali, grazie anche a numerose sedi distaccate a Milano, Padova, Ferrara, Genova, Guidonia, Scandicci.
Al comando delle coop rosse, grazie al peso fornito dalle quote versate alla lega, oltre al gruppo dei costruttori, dei manutentori e dei ristoratori ci sono i supermercati Coop e Conad, così importanti da aver designato il successore alla guida della LegaCoop dell’attuale Ministro del Lavoro Poletti. Infatti Mauro Lusetti, attuale presidente della LegaCoop, viene proprio dalla Conad in cui amministrava il settore del Nord Italia (Nordiconad). Il suo competitor per il vertice delle coop rosse era Gianpiero Calzolari, numero uno del gruppo Granarolo, che controlla anche i marchi Yomo, Accadì, centrale del latte di Milano e centrali del latte di Calabria. La Granarolo ha fatto registrare nel bilancio 2014 un ricavo di 1 miliardo e 37 milioni di euro, conta oltre 2 mila dipendenti ed ha 12 stabilimenti in Italia e 3 all’estero. Rappresenta la più importante filiera del latte in Italia ed è tra i pezzi più influenti nel mondo delle coop rosse. Un mondo che conta 9 milioni di soci, 490 mila occupati ed un fatturato complessivo di oltre 79 miliardi di euro.
I colossi delle coop rosse sono finiti al centro di decine di inchieste della magistratura in tutta Italia. Quando il pane quotidiano sono gli appalti, gli affidi diretti senza gara, le concessioni ed una gestione fiscale degli introiti molto complessa, avere a che fare con i giudici, le forze dell’ordine e gli avvocati diventa una parte dell’attività delle aziende.
La CPL Concordia è finita al centro dello scandalo di Ischia in merito alle tangenti per la costruzione degli impianti di conduzione del gas metano sull’isola…
La CMC è la quinta azienda italiana, un primato offuscato da alcune inchieste e da qualche brutta figura. Come quella del crollo del viadotto “Scorciavacche” sull’autostrada Palermo – Agrigento. Un’opera ultimata alla vigilia di Natale dello scorso anno e crollata a capodanno. “Voglio il nome del responsabile” disse il presidente del consiglio Matteo Renzi,
I bolognesi della CCC invece sono finiti in due grosse inchieste della magistratura.La prima riguarda il “sistema -Sesto” che ha portato alla rovina dell’esponente del Pd Filippo Penati, e che riguarda le bonifiche delle aree industriali di Sesto San Giovanni alle porte di Milano. Nel giro delle tangenti finirono i vertici delle società Fingest di Modena e Aesse di Ravenna legate alla CCC. Proprio a Bologna invece i costruttori delle coop rosse sono finiti nell’inchiesta sul People Mover, la monorotaia che avrebbe dovuto attraversare la città felsinea. Il processo comincerà in questi giorni e tra i rinviati a giudizio insieme all’ex sindaco Pd di Bologna Flavio Del Bono ci sarà anche il numero uno di CCC Piero Collina. Secondo i magistrati l’appalto del People Mover sarebbe stato fatto “su misura” per la CCC.
Ma non c’è solo il penale nei guai delle coop rosse, l’evasione fiscale ha colpito duramente la Conad nell’estate di quattro anni fa. L’inchiesta “Fuori tutto” della Guardia di Finanza e dalla Procura della Repubblica di Roma colpì la Conad Tirreno, la sezione Toscana del Consorzio Nazionale Dettaglianti. Secondo gli inquirenti la Conad Tirreno avrebbe nascosto al fisco oltre 20 milioni di euro trasferiti presso società bulgare. Nell’inchiesta finirono anche la Banca di Lucca, la Pistoiese Calcio ed il gruppo Roscer. La Conad si dichiarò estranea alla vicenda.
La Manutencoop è stata travolta da diverse inchieste tra cui quelle della Procura di Brindisi per gli appalti sulle forniture elettriche.
Titolo articolo originale:”Come funziona il sistema delle Coop rosse”

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